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Il corteo per Impastato e la cacciata dei 5 Stelle
Giovanni: «Farabutti». Aiello: «Mi hai invitata tu»

Non si placa la polemica tra il fratello del militante ucciso nel ’78 e gli esponenti grillini, accusati di voler strumentalizzare una giornata di memoria. In un botta e risposta che non si arresta. «Peppino non può appartenere a chi governa con fascisti e razzisti»

«Peppino è una figura trasversale che appartiene a tutti. Appartiene a tutte quelle forze politiche che amano la democrazia di questo Paese, appartiene ai cattolici, a persone che fanno parte di culture diverse. Però Peppino non può mai appartenere a quelle persone che in questo momento governano coi fascisti e i razzisti, perché lui non era né fascista né razzista. Non ci sono giustificazioni. Li considero dei farabutti». Sono passati due giorni dal 9 maggio e dal ricordo di Peppino Impastato. Ma Giovanni, il fratello del militante comunista ammazzato dalla mafia, non ha ancora sbollito la rabbia nei confronti di Mario Giarrusso, senatore per il M5s, Roberta Schillaci, deputata regionale e componente della commissione antimafia dell’Ars, e Piera Aiello, prima deputata testimone di giustizia. I tre militanti pentastellati sono stati prima sul luogo dell’omicidio, nel casolare dell’ex contrada Feudo, poi al consueto corteo partito dalla sede di Radio Aut a Terrasini fino a Casa Memoria a Cinisi. Una presenza, però, che ha sollevato una polemica che ancora a distanza di giorni sembra trascinarsi qualche strascico. 

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