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Piazzale Ungheria, il salotto di Palermo finito nel degrado
Residenti: «Morte di Aldo è solo il culmine, abbiamo paura»

Chi vive e frequenta questa parte del centro della città parla di un declino che urla degrado e di negozi che abbassano le saracinesche per non rialzarle più «colpa probabilmente dei canoni di affitto eccessivamente alti chiesti dai proprietari»

Gabriele Ruggieri

Foto di: Gabriele Ruggieri

Foto di: Gabriele Ruggieri

La morte di Aid Abdellah, per tutti solo Aldo, che ha perso la vita sotto i portici di piazzale Ungheria, accende i riflettori sulle criticità di una zona caduta nel dimenticatoio, abbandonata al degrado nonostante si trovi nel cuore del centro di Palermo, sulla centralissima via Ruggero Settimo, la via dei negozi e poco distante da piazza Politeama. Tra residenti e commercianti in tanti, al di là dell'indignazione per un gesto - la possibile aggressione costata la vita al senzatetto - difficilmente accettabile, interpretano il terribile fatto di cronaca di ieri mattina come il culmine di un declino progressivo che sta travolgendo l'area dei portici di fronte all'ex grattacielo Ina.

Tantissime le saracinesche che rimangono abbassate per non rialzarsi più. Delle attività che un tempo fiorivano rimangono solo le insegne malandate e anche le parti sotterranee, che ospitavano alcuni negozi, sono ormai quasi tutte serrate. «Una zona brutta, di sera si trasforma proprio - racconta Laura, che lavora in un ufficio in zona - Quando usciamo tardi dall'ufficio è brutto». E a farle eco è Marco, l'uomo che ha preso in affidamento il gatto del clochard morto: «Non c'è mai nessuno la sera». «Tutti i giorni c'è una banda di zingari che gira da queste parti - attacca una residente - Se non gli dai qualcosa insultano e maledicono. C'è un problema di sicurezza, a volte ho paura di uscire di casa quando fa buio».

«Qui una volta era il salotto della città - racconta il gestore del B&B sotto i portici, che spesso dava accoglienza ad Aldo - Adesso tutte saracinesche sono chiuse. E i negozi che chiudono non riaprono più, colpa probabilmente dei canoni di affitto eccessivamente alti chiesti dai proprietari degli immobili». Mentre anche il parcheggio di piazzale Ungheria ospita per lo più gente di passaggio e difficilmente ha molto traffico la sera, i portici danno ospitalità a un gran numero di senzatetto. Aldo era solo uno di loro, ma poco distante alcuni si sono organizzati montando dei veri e propri rifugi di fortuna costruiti con delle coperte legate a delle saracinesche di attività ormai dimenticate. E all'accoglienza degli ultimi si presta anche la parte di colonnato che si affaccia su via Mariano Stabile, dove le colonne sono state inglobate da un ponteggio che persiste da mesi. 

E sul tema degli affitti interviene anche il presidente di Confesercenti Palermo, Mario Attinasi. «L'insostenibilità economica parte da questo - dice - dai costi alti, dalla diminuzione delle entrate e dalle troppe tasse. Questa equazione è diventata purtroppo irrisolvibile per le imprese». E ancora: «Sappiamo benissimo che tra i fattori che hanno inciso di più, oltre alla crisi, ci sono l'eccessiva pressione fiscale che grava sulle imprese, l'avvento negli ultimi anni dei centri commerciali e la mancanza di servizi in città come parcheggi e quant'altro che possano favorire i negozi di vicinato, pesano sulle spalle di chi ha un negozio, favoriscono le chiusure e scoraggiano le aperture di nuove attività». 

La soluzione, ancora una volta, è vista nel dialogo tra tutti gli attori coinvolti e nella possibilità che tutti facciano la propria parte, a partire dal Comune. «Come associazione di categoria abbiamo più volte sollecitato le istituzioni e l'amministrazione per cercare di creare le condizioni per fronteggiare i fenomeni molteplici che favoriscono la crisi delle attività commerciali - continua Attinasi - Più volte abbiamo chiesto all'amministrazione comunale la modifica dell'articolo 5 del piano regolatore che favorirebbe l'apertura di grandi marchi anche in città. Grandi marchi che potrebbero permettersi i canoni di affitto e potrebbe favorire anche le attività più piccole. Gli affitti sono insostenibili. Poi c'è da dire che alcune zone sono penalizzate da un degrado da un punto di vista anche estetico. E qui residenti, commercianti e amministrazione comunale dovrebbero fare squadra verso una riqualificazione». 

E il sogno di una completa riconsegna dell'area agli antichi splendori resta comunque abbastanza lontano, nonostante la bontà dei progetti varati da Sala delle Lapidi. «Il piano previsto dal Comune, che vorrebbe la costruzione di un parcheggio multipiano al di sotto dell'attuale area di parcheggio di piazzale Ungheria, con la trasformazione di quest'ultima porzione in area verde - conclude Attinasi - è chiaro che favorirebbe un rilancio economico di tutta la zona. Nel frattempo però bisognerebbe creare qualcosa perché questo progetto penso che partirà tra un paio di anni». 

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