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Gli intrecci fra mafia e politica nei racconti di Brusca
«Berlusconi avrebbe dovuto aiutare Cosa nostra»

Sentito dai giudice nisseni in trasferta a Roma, tira in ballo nomi, episodi e ricordi, alcuni vissuti direttamente, altri a lui riferiti nel tempo. All’ex premier i boss avrebbero chiesto di occuparsi di alleggerire il 41 bis e di impegnarsi per la revisione del maxi processo

Silvia Buffa

Non ci sono solo i dettagli del rapporto con Totò Riina, le stragi, gli omicidi e le vendette nei racconti che il pentito Giovanni Brusca fa davanti ai giudici nisseni, in trasferta a Roma per ascoltarlo. Il suo esame, in occasione del processo per calunnia aggravata a carico dei poliziotti Michele Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, tocca in più passaggi infatti anche gli intrecci dell’epoca fra mafia e politica. E, tra un ricordo e l’altro sollecitato dal pubblico ministero, tira fuori nomi di un certo peso. Dopo l'omicidio di Salvo Lima, ci furono soggetti che si proposero a Riina per ereditare o comunque incamerare i voti che Cosa nostra assicurava a Lima e alla sua corrente. «La Lega di Bossi, Dell'Utri, Ciancimino, da quello che diceva Riina queste persone si erano proposte a lui - nomi che Brusca ha fatto anche durante il Borsellino quater -. Non conoscevo all'epoca tutti i canali di Riina, oggi ho un quadro molto diverso. Dalla mia interpretazione si sono proposti in maniera slegata». Ma Riina non sembra interessato, all’inizio, alle proposte ricevute. «Secondo me non trovava la stessa solidità trovata in precedenza con i cugini Salvo e con la corrente andreottiana. Penso non avessero dato un minimo di prova e di garanzia», ipotizza il pentito. Fino a prima di quel momento, Brusca non aveva mai sentito parlare prima di Dell'Utri.

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