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Cava Billiemi, si punta alla riconversione
«Ma Agenzia rassicuri su futuro impresa»

Antonio Mercurio

Formazione e lavoro – Tra le strade indicate per il rilancio dell'attività, la più concreta si conferma la trasformazione in impianto per il recupero di rifiuti inerti. Le altre - la gestione di una cava confiscata in provincia di Trapani e la cessione  - appaiono, al momento, più complicate da realizzare

Si riducono le soluzioni per il rilancio della cava Billiemi di Palermo, sequestrata nel 1998, e da dieci anni definitivamente confiscata. Per quasi vent'anni in gestione controllata, da ottobre in poi il suo futuro si è fatto incerto, in seguito alla restituzione dei terreni, prima in affitto, ai precedenti proprietari. C'è il timore che, già a partire dal prossimo anno, non sia più possibile garantire l'attività e, a pagarne il prezzo più alto, sarebbero i lavoratori, rimasti ormai una decina, da un anno in cassa integrazione. Tra le ipotesi formulate per il rilancio dell'attività, la più concreta si conferma la riconversione in impianto per il recupero di rifiuti inerti. Le altre - la gestione di una cava confiscata in provincia di Trapani e la cessione - appaiono, al momento, più difficili da realizzare senza, comunque, escluderle.

Riguardo la prima soluzione, rassicurazioni sarebbero arrivate durante la riunione che si è svolta giovedì scorso a Palemo, e a cui hanno partecipato i sindacati, il presidente del consiglio di amministrazione, l’avvocato Giovanni Chinnici, e alcuni dipendenti. Tema cruciale dell'incontro, chiesto dalle associazioni dei lavoratori, la richiesta di notizie relative al finanziamento per il progetto di recupero i rifiuti inerti non pericolosi, dopo l’autorizzazione del Dipartimento acque e rifiuti della Regione siciliana, rilasciata in primavera alla cava. Tra tutte, l'ipotesi più caldeggiata anche dai dipendenti che hanno manifestato la volontà di costituire una cooperativa per ottenere l’assegnazione del ramo di azienda per salvaguardare il proprio posto di lavoro.

Tra i nodi da sciogliere, tuttavia, il più spinoso è il reperimento delle risorse necessarie per l’acquisto dell’impianto di trattamento e macchinari per il recupero degli sfabbricidi. L’Agenzia, infatti, non dispone di capitali propri, ma esiste la possibilità di richiedere un finanziamento al ministero dello Sviluppo economico con agevolazioni riservate alle imprese già confiscate o sequestrate alla criminalità organizzata. Proprio su questo punto, sarebbero stati fatti dei passi in avanti «Chinnci - ha detto il segretario provinciale Filca -Cisl Palermo Paolo D’Anca - ci ha assicurato che la documentazione richiesta dal Mise per l’ottenimento dell’autorizzazione al finanziamento, è stata completata e inoltrata all’Agenzia, e che se ne attende riscontro».

Ma la strada è ancora lunga e gli intoppi burocratici sono dietro l'angolo. Se anche questa ipotesi dovesse naufragare, come già successo in altri casi, rimarrebbe la cessione ad altro soggetto anche se, le trattative, sembrano al momento ferme. In considerazione di questa eventualità, è stata comunque richiesta all'Agenzia l'autorizzazione per il conferimento di incarico a un professionista esterno per la valutazione dell’azienda. Nel frattempo rimane alta l'attenzione dei sindacati che vigilano sull'iter: «La sensazione è che si procede a rilento - ha aggiunto D'Anca - e da agosto i lavoratori sono passati da 13 a 10. La nostra preoccupazione è che con il nuovo anno non ci siano più le condizioni per acquisire nuove commesse. Prendo atto dei passaggi che l'amministrazione giudiziaria ci ha riferito, ma ho chiesto un incontro immediato con l'Agenzia affinché si trovi una soluzione per la continuità dell'azienda e si diano garanzie per tutelare i dipendenti».