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Il fisioterapista degli atleti che sogna la maglia azzurra
Agnello: «Posso riuscirci anche da non professionista»

Il misilmerese divide la sua vita tra lo studio massofioterapico, dove cura atleti come Filippo Fiorelli ed i gemelli Zoghlami, e la carriera da mezzo maratoneta che lo vede tra i migliori dieci in Italia: «Sogno la nazionale e una Sicilia a misura d'atleta»

Dario Giuffrida

Spirito di sacrificio e tenacia. Se dovessimo riassumere in poche parole la doppia carriera di Vincenzo Agnello, sarebbero senz'altro questi i termini da selezionare in un insieme ben più grande dove spiccherebbero anche «passione» e «sogno». Una doppia vita, quella di Agnello, suddivisa tra il suo lavoro da massofisioterapista e la mezza maratona. Una passione coltivata sin da piccolo e che ha presto scalzato il calcio dalle preferenze giovanili: «Come la maggior parte dei ragazzi ho cominciato con le gare scolastiche, alle medie. Ma anche io ero un fanatico del calcio. Facevo due, tre settimane di atletica e poi tornavo al pallone», racconta a MeridioNews l'atleta di Misilmeri, in provincia di Palermo.

La svolta? L'incontro con il suo attuale allenatore, Tommaso Ticali - tra gli altri allenatore anche di Anna Incerti, campionessa europea di maratona nel 2010 - che lo ha indirizzato bene: «Ha visto in me qualcosa di più. La scelta migliore che potessi fare, perché - racconta - grazie all'atletica ho visto tanti posti e avuto tantissime soddisfazioni che col calcio mi sarebbero state precluse. La mia famiglia mi ha sempre appoggiato in questa scelta: ricordo mio padre che mi veniva a prendere prima da scuola e mi portava dall'altra parte della Sicilia, a Siracusa, magari solo per farmi fare un chilometro di gara, sono stato fortunato» .

Una vita da atleta che non gli ha impedito di realizzarsi professionalmente come massofisioterapista, le due attività coesistono nelle giornate di Vincenzo: «Non è semplice conciliarle. La mia giornata parte molto presto, alle 6.15. Così riesco ad allenarmi più a lungo. Alle 7.30 vado a correre, poi torno a casa e per le 9.30 arriva il primo paziente». Tra le mani di Vincenzo passano alcuni importanti atleti siciliani, come il ciclista Filippo Fiorelli e i gemelli Ala e Osama Zoghlami, siepisti e mezzofondisti, recentemente impegnati nelle Olimpiadi di Tokyo 2020. Il rapporto con Vincenzo diventa speciale perché, oltre ad avere la completa fiducia degli atleti, come professionista, ha anche un'intesa rafforzata dall'essere atleta di alto livello a sua volta: «Quando viene da me uno sportivo è molto più tranquillo, perché comprende che so bene di cosa parliamo, sa che l'ho già provato da atleta - continua - So come comportarmi con loro, anche dicendo una semplice parola. Sembra una cosa minima, ma per un atleta prima di una manifestazione importante è tanto. Con i gemelli Zoghlami abbiamo svolto insieme il preolimpico di Sestriere e tramite loro ho cominciato a collaborare con la Fidal in qualità di massofisioterapista. In quel periodo mi occupavo solo di loro due e ho approfittato per allenarmi con i ritmi di un professionista. Pratica che richiede un tempo che in genere non ho» .

A complicare la vita d'atleta di Vincenzo, che a breve sarà anche dirigente della neonata Atletica Misilmeri, è la carente rete di infrastrutture siciliane dedicate all'atletica: «Abito a Misilmeri, finisco di lavorare alle 19 e mi tocca sacrificare un cliente nel pomeriggio perché non posso correre nel mio paese - spiega - Non abbiamo impianti con luce artificiale e questo mi costringe a spostarmi sempre su Palermo o in paesi vicini. Mi fa rabbia vedere come il campo sportivo, dove si allenano calciatori di categorie di non primissimo piano, abbia una struttura illuminata e accanto abbiamo un percorso di corsa campestre di un chilometro, inutilizzabile nei pomeriggi invernali perché al buio». Sul tema infrastrutture il mezzomaratoneta è un fiume in piena: «Non ho mai potuto correre su pista, ad esempio. E non per una scelta tecnica, ma perché non ho mai potuto provare costantemente. Per fare pista devo raggiungere lo stadio delle palme a Palermo, 60 chilometri tra andata e ritorno, distanze inconciliabili con il lavoro quotidiano in studio. Al nord, in un qualsiasi Comune, la pista d'atletica è sempre presente» .

Nonostante la doppia attività i risultati in campo atletico non si sono fatti attendere. Vincenzo corre ad alto livello per il Gruppo Podistico Alpi Apuane, società toscana con i quali si conferma stabilmente tra i primi dieci, a livello nazionale, nella mezza maratona, dopo un passato giovanile ricco di soddisfazioni (tra i quali un titolo di campione Italiano di specialità tra gli juniores). Una carriera coltivata ad alto livello nonostante il corridore palermitano non sia inserito nel contesto di un gruppo sportivo delle forze armate, condizione quasi imprescindibile per esprimersi a livelli d'eccellenza: «Da quando sono passato nella categoria assoluti la coesistenza tra lavoro e corsa mi ha complicato un po' i piani. Ho avuto un'opportunità da giovanissimo, nel gruppo sportivo dell'esercito, ma dopo un infortunio non fui confermato. Praticare questo sport fuori dai gruppi sportivi è pressoché impossibile. Di atletica non si campa. Non è come, ad esempio, il ciclismo, nel quale la squadra professionistica ti supporta con contratti elevati. Nell'atletica, al massimo, si prendono rimborsi spese. Ma l'essere fuori dai gruppi sportivi è stata, forse, la mia forza: battere, da non professionista, atleti inseriti in quei contesti (è accaduto anche ai campionati italiani) mi dà la forza per continuare» .

Tra gli ultimi risultati il sesto posto ai campionati italiani di specialità, disputatisi a Roma, con il tempo di 1:04:35, che ha sfiorato il suo record personale di 1:04:12 arrivato nell'edizione 2019 della stessa kermesse, corsasi a Verona. Un risultato prezioso, specie perché conquistato dopo un anno difficile a causa del Covid-19, contratto da Vincenzo esattamente 12 mesi fa: «Sono stato tanto male, i primi giorni sembravo un cadavere - ammette - La ripresa è stata la parte più dura, non mi aspettavo di avere tanti strascichi, non riuscivo a correre a fare le ripetute. Salivo le scale di casa ed ero stanco, dovevo sedermi. Ho anche pensato di mollare tutto. Alla fine, con il maestro Ticali, abbiamo insistito. Mi sono sentito davvero guarito solo al traguardo dei campionati italiani di Roma. Ho sentito finalmente di essere al cento per cento. Un'emozione fortissima, al di là del tempo e della posizione all'arrivo. Ho corso bene ed ho corso forte». 

Nel frattempo Vincenzo si è anche preso la soddisfazione di vincere la quarta edizione del trofeo equilibra running team Bagheria Città del gusto e delle ville, corsa da 10 chilometri organizzata dal suo allenatore, che chiude, o quasi, il 2021 agonistico: « Le gare top sono finite. Farò qualche gara minore, voglio essere presente a quelle internazionali di Roma o Bolzano, poi penserò al 2022, che sarà un anno speciale, visto che sposerò Rossella». E tra auspici sportivi per l'anno che verrà e progetti personali, l'atleta misilmerese conclude: «Ho sempre sognato di correre una maratona. Ho accantonato quel progetto, finora, ma voglio farne almeno una. E poi la maglia azzurra. L'ho già vestita da junior e da under 23. Non è un obiettivo irraggiungibile» . 

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