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Il centrodestra siciliano si ritrova unito intorno a un tavolo
Si cerca un nome, ma non mancano i primi mal di pancia

Diventerà Bellissima scatta in avanti per la scelta del candidato sindaco di Palermo, ma la partita è molto più grande e in gioco c'è l'armonia della coalizione, in cui al momento ci si studia prima di iniziare a parlare di Regionali

Gabriele Ruggieri

Il centrodestra ci prova. Vuole, almeno a parole, presentarsi unito alle prossime elezioni regionali e prima ancora alle Comunali di Palermo. Il primo incontro è fissato per questo venerdì, smaltito il ponte lungo di Ognissanti si inizia a fare sul serio, ma ancora il cantiere è tutto da mettere in piedi. L'attenzione sarà quasi esclusivamente puntata sulle amministrative nel capoluogo di regione, banco di prova per sondare il terreno del ritrovarsi tutti dopo tempo - e veleni - di nuovo attorno a un tavolo. E all'unità della coalizione non hanno certo fatto bene le ultime uscite sparse dei vari componenti dell'area. 

In primo luogo c'è Diventerà bellissima, in pieno stravolgimento dopo il flop elettorale delle amministrative. «C'è bisogno di nuovi impulsi dalla segreteria» diceva Gino Ioppolo un paio di settimane fa, quando era ancora segretario del partito e parlava di risultati lusinghieri usciti dalle urne. A distanza di pochissimo tempo, cambiato il vertice della creatura politica del presidente Nello Musumeci, ecco le prime dichiarazioni che sembrano fare intendere che da Catania il primo dato è stato tratto, con i gialli «pronti a sostenere la candidatura di Alessandro Aricò come sindaco di Palermo».

Una mossa che non è andata a genio a qualche alleato. Da una parte a chi cerca un profilo più moderato e in grado di piacere ai possibili alleati di centro, con Udc e persino certe parti di Forza Italia che da tempo hanno in testa il nome di Roberto Lagalla. La sensazione è che sia più l'assessore che debba sciogliere le proprie riserve. E poi c'è la Lega, che per molte ragioni ha puntato Palazzo delle Aquile. Lo ha puntato il segretario nazionale Matteo Salvini, di recente a Palermo per predicare unità. Salvini che sa bene che, perse le poltrone più importanti delle grandi città italiane al voto l'ultima occasione è accaparrarsi la quinta città d'Italia, anche da comprimari, ma non certo da gregari. 

E sul fronte leghista molto ci puntano anche i vari elementi palermitani, da Igor Gelarda, che da anni si spende per il partito a Palazzo delle Aquile, a Vincenzo Figuccia, rampollo di una dinastia che a lungo ha albergato e alberga tuttora tra le poltrone di sala delle Lapidi. Proprio Figuccia tenta di mettere le cose in chiaro, un piccolo strappo per evitarne - magari - uno più grosso in futuro. «Mantenere unito il centro destra lo considero un dovere nei confronti dei palermitani - dice - Per il resto credo che la partita vera la faranno gli elettori e che la sintesi sul candidato sindaco, visto che parliamo della quinta Città d'Italia, alla fine la faranno i leader nazionali di partito, sentiti i segretari regionali con in testa Nino Minardo per quanto riguarda la Lega. Spero che nessuno si faccia prendere dalla smania di veti incrociati e da deliri di onnipotenza e che tutti si mettano a servizio del progetto».

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