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Le estorsioni dell'amministratore chiamato dopo caso Saguto
Collaboratrice: «Mi disse che dovevo versargli il 50 per cento»

La donna è stata sentita dalla guardia di finanza, dopo che a segnalare qualcosa di strano era stato l'altro gestore nominato dal tribunale di Palermo per i beni sequestrati a Salvatore Buttitta. Potrebbe esserci almeno un'altra vittima

Simone Olivelli

«Ciao, quando vai in ferie? Ti devo chiedere una mano». Una delle estorsioni messe a segno dal commercialista Antonio Lo Mauro, arrestato nei giorni scorsi dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, sarebbe iniziata così. Con una richiesta di aiuto, in piena estate. È il 5 agosto di due anni fa, quando l'allora 53enne professionista invia un messaggio su Whatsapp a una ragioniera, collaboratrice del suo studio e impegnata nella gestione dei beni sequestrati a Salvatore Buttitta, titolare di una cava a Bagheria. Lo Mauro fa parte della rosa di amministratori giudiziari da cui attinge il tribunale di Palermo per dare corso alle attività passate sotto il controllo dello Stato. La nomina del 53enne nella procedura arriva nel 2015, in un momento molto delicato per la sezione misure di prevenzione del tribunale palermitano: è da poco eploso lo scandalo che travolgerà la giudice Silvana Saguto e la schiera di persone che avrebbero beneficiato delle sue scelte. Tra cui Gaetano Cappellano Seminara, fino a quel momento gestore dei beni sequestrati a Buttitta.

A segnalare nei mesi scorsi che qualcosa non va nella gestione delle retribuzioni dei collaboratori di Lo Mauro è l'altro amministratore giudiziario che si occupa della procedura, che racconta di avere saputo da una professionista di essere stata costretta dal 55enne a dargli dei soldi. L'indagine della guardia di finanza ricostruisce a ritroso i rapporti tra Lo Mauro e la collaboratrice, la quale sentita dai militari ammette di avere dato in contanti circa cinquemila euro e di essersi fatta carico del pagamento di due fatture che Lo Mauro avrebbe dovuto saldare con un'altra professionista. In totale si tratta di più di undicimila euro. Ma il sospetto è che lo schema possa essere stato replicato anche con altri: c'è almeno un'altra fattura emessa, apparentemente senza alcun motivo, da un altro dei collaboratori di Lo Mauro nei confronti della vittima delle estorsioni. Gli investigatori temono che la donna possa essere stata costretta a consegnare altri soldi. 

Ai finanzieri ha raccontato di essersi sentita costretta a consegnare i soldi «a causa del mio stato di necessità». Cioè per il timore che un rifiuto avrebbe potuto portare all'interruzione del rapporto di lavoro, un'ipotesi che avrebbe fatto venire meno il sostentamento alla propria famiglia, essendo l'unica persona percettrice di reddito. «Eravamo da soli quando Lo Mauro disse che dovevo corrìspondergll delle somme di denaro, precisando che l'importo era il netto del cinquanta per cento del mio compenso complessivo che percepivo nell'ambito della procedura», è uno dei passaggi della testimonianza della vittima riportati nell'ordinanza di custodia cautelare. 

Antonio Lo Mauro, che si trova ai domiciliari con il divieto di comunicare con chiunque e con qualsiasi mezzo a eccezione dei familiari conviventi, al momento dell'arresto era amministratore giudiziario delle procedure Segesta Green Tours, Clemente Costruzioni, A&G, Colorificio Pavel, F.G. Riuniti, Playmate, ditta individuale La Chicca del Casertano di Bajamonte Anna, ditta individuale Baratta Pietro ed Edil Vaccaro. Dagli accertamenti delle investigatori sui conti di Lo Mauro è emersa una situazione economica non difficoltosa.

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