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Ritornano i tifosi al Barbera dopo più di un anno
Dal Nola al Picerno: così i rosa ritrovano il poker

Curiosa la coincidenza: l'ultima gara prima del match di ieri con quattro gol del Palermo era stata quella con i campani nel 2020, l'ultima con gli spalti pieni prima del lockdown. Luci e qualche ombra nella prestazione della squadra contro i lucani in Coppa Italia

Antonio La Rosa

Foto di: Antonio La Rosa

Foto di: Antonio La Rosa

Come se fosse la chiusura di un cerchio. L’ultima volta, prima di ieri, in cui il Palermo ha segnato quattro gol? Era l’1 marzo 2020 in occasione del successo casalingo, in serie D, per 4-0 contro il Nola. Un giorno particolare perché è stata l’ultima gara con il pubblico sugli spalti prima della chiusura per il lockdown causa Covid-19. E adesso il Barbera è tornato a riempirsi in concomitanza con un altro poker dei rosanero. Si tratta ovviamente di una semplice coincidenza e, rimanendo su questo ponte ideale che unisce i due eventi, sarebbe una forzatura sostenere che la squadra ha battuto l'Az Picerno con un punteggio largo (4-1) grazie agli oltre 2.200 spettatori presenti - ai 2.119 paganti vanno aggiunti i 150 che hanno usufruito di un biglietto gratis essendosi vaccinati nei giorni scorsi allo stadio aderendo all’iniziativa promossa dal club in collaborazione con l’Asp - ma il déjà-vu proposto dal match con i lucani è comunque un ulteriore indizio funzionale alla scoperta di una verità già supportata dai fatti e dalla storia: a Palermo il pubblico ha un peso specifico diverso rispetto ad altre piazze e il calore della tifoseria può diventare un fattore nell’economia della stagione.

«È un’emozione tornare allo stadio dopo diversi mesi – ha ammesso prima della partita un sostenitore della Curva Nord Superiore – mi sarebbe piaciuto, tuttavia, vedere sugli spalti anche la tifoseria organizzata» - ha aggiunto riferendosi alla scelta degli ultras di non assistere alla gara come preannunciava in questi giorni lo striscione Lontano dai nostri colori rispettando i nostri ideali esposto all'esterno del Barbera. Chi ha voglia di Palermo 'dal vivo' è Nicola La Mantia, fedelissimo della Curva Nord Inferiore: «Finalmente possiamo tornare a tifare sugli spalti, è un qualcosa a cui non si può rinunciare. Sono convinto che se nella scorsa stagione ci fosse stato il pubblico la squadra avrebbe avuto 5-6 punti in più». Percezione che con ogni probabilità hanno anche i protagonisti del rettangolo di gioco: «So cosa può dare il tifoso rosanero, l’ho vissuto in D e prima anche da avversario. Con il Barbera pieno sarà dura per tutti». Parola del difensore Edoardo Lancini, autore del primo dei quattro gol con cui la compagine guidata da Filippi si è imposta ieri sulla formazione guidata da Antonio Palo ottenendo il pass per il secondo turno eliminatorio della Coppa Italia di C.

È una competizione (vinta dai rosa nel 1993) che il Palermo è tornato a frequentare dopo vent'anni e che, nel caso specifico, è servita per capire lo stato di forma del gruppo in vista dell’inizio del campionato. Ecco la risposta: il Palermo è pronto e la facilità con cui ha trovato la via del gol con quattro giocatori diversi entrati nel tabellino dei marcatori (nel primo tempo Lancini con un tap-in dopo una sponda di Almici e Floriano su rigore, nella ripresa Luperini con un colpo di testa vincente su cross di Giron e Fella – l’ex Avellino, entrato dopo l’intervallo al posto di Soleri, è il primo marcatore stagionale tra i volti nuovi – con un tocco ravvicinato sugli sviluppi di un calcio d’angolo) autorizza un certo ottimismo ma alcune sbavature commesse nella seconda metà del primo tempo dopo il gol del momentaneo 1-2 degli ospiti firmato De Ciancio con un colpo di testa su una punizione tagliata di Dettori impongono delle riflessioni. La squadra, che ha esibito la nuova terza maglia camouflage versione militare e scesa in campo nel primo tempo con un 3-4-1-2 con Floriano unico trequartista a supporto di Brunori e Soleri e nella ripresa con un 3-4-2-1, non è stata sempre lucida nelle letture delle situazioni di gioco in fase di possesso e nel momento in cui perde palla dà la sensazione di essere troppo scoperta. Un difetto, quest’ultimo, visibile anche l’anno scorso e che, trattandosi appunto di un problema strutturale, andrà analizzato dallo staff tecnico con particolare attenzione.

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