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Rifiuti, arrestati gli imprenditori dell'impresa Cogesi
Patto illecito con dipendente del Comune di Partinico

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari di Palermo. Sono sei le persone indagate. Carabinieri e guardia di finanza hanno ricostruito le operazioni portate avanti dalla ditta per partecipare a gare d'appalto importanti senza averne i requisiti

Redazione

Tre arresti e in tutto sei persone indagate. Questi i numeri dell'indagine congiunta di guardia di finanza e carabinieri di Partinico, da cui è scaturita l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Palermo. L'inchiesta - partita nel 2018, dopo un attentato incendiario ad alcuni mezzi dell'autoparco del Comune - riguarda il settore dei rifiuti. Per la procura sarebbero stati commessi i reati di bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di beni e quote societarie, inadempimento di contratti per pubbliche forniture, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e autoriciclaggio. Coinvolto anche un dipendente comunale. 

Al centro dell'inchiesta c'è la società Cogesi. Per gli investigatori, tra l'impresa - guidata da Vincenzo, Stefano e Michele Lo Greco - e il funzionario pubblico Giuseppe Gallo - sospeso dal giudice - sarebbero stati conniventi, con il secondo che non avrebbe contestato inadempienze in materia di noleggio dei mezzi e dell'uso degli stessi privi di revisione. Ma gli imprenditori della Cogesi si sarebbero anche resi protagonisti di un aumento di capitale architettato con operazioni fittizie che hanno creato crediti in capo ai soci. Il piano avrebbe avuto l'obiettivo di consentire alla Cogesi di pote partecipare a bandi di gara più consistenti. Successivamente il patrimonio societario è stato distratto, utilizzando per finalità personali e acquisti di lusso, così da portare la ditta al fallimento e costituire la Eco Industry. L'ordinanza del giudice per le indagini preliminari dispone il sequestro di quest'ultima impresa, di un immobile situato a San Cipirello, di due auto costose. Nel complesso i beni hanno un valore superiore a due milioni e mezzo di euro.

«Le attività tecniche e l'esame della documentazione contabile, dei flussi finanziari e degli approfondimenti fiscali hanno permesso di costruire un quadro indiziario dai contorni di totale disinteresse per il bene pubblico a esclusivo vantaggio del profitto illecito in discredito del regime di libera concorrenza - dichiara Alessandro Coscarelli, comandente del gruppo di Palermo della guardia di finanza - Il settore della gestione dei rifiuti si conferma di estrema pericolosità per gli interessi economici che suscita e vi convergono. Gli indagati operavno con estrema disinvoltura».

«I finanzieri della Compagnia di Partinico hanno proceduto a una lettura in chiave economico-finanziaria delle risultanze investigative acquisite dai colleghi dell’arma dei carabinieri - commenta il generale della guardia di finanza Antonio Quintavalle - Ciò ha consentito di prospettare all’autorità giudiziaria palermitana la sussistenza dei reati di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di beni e quote societarie e autoriciclaggio. Si tratta - continua - di un approccio investigativo vincente, in cui vengono messe a sistema le professionalità di ogni singola forza di polizia per colpire in maniera incisiva un obiettivo comune: è il metodo che ci ha insegnato il giudice Falcone».

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