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Palermo, l'eliminazione è una ferita aperta
Filippi: «Non siamo stati inferiori all'Avellino»

Il tecnico analizza la sconfitta rimediata in Irpinia e traccia anche un bilancio della stagione. Lo sguardo è rivolto pure al futuro: «Sarebbe un onore rimanere, nei prossimi giorni incontrerò la dirigenza». Santana: «Mi sento ancora calciatore ma dovrò parlare con la società»

Antonio La Rosa

Foto di: Antonio La Rosa

Foto di: Antonio La Rosa

Il day after è dedicato alle analisi e alle valutazioni. È ancora fresca l’eliminazione ai playoff di C, motivo per cui la sconfitta rimediata allo stadio Partenio-Lombardi contro l’Avellino è inevitabilmente una ferita che brucia ancora sulla pelle dei rosanero: «E’ una ferita aperta perché ci credevo – ha sottolineato in conferenza stampa il tecnico Giacomo Filippi – non siamo stati inferiori all’Avellino nel doppio confronto e sono molto soddisfatto di ciò che ha fatto la squadra nell’ottica dei 180 minuti. Ho fatto i complimenti sentiti a tutti i giocatori, uno per uno, perché a mio avviso abbiamo fatto la partita che dovevamo fare e non bisogna dimenticare che in campo ci sono anche gli avversari. Se ho qualche rimpianto? No, perché tutti hanno dato tutto».

Con il pallone che in casa rosanero ha smesso di rotolare è arrivato il tempo dei bilanci. Molto positivo, numeri alla mano, quello personale dell’allenatore di Partinico: «I numeri (nove vittorie, due pareggi e tre sconfitte, ndr) magari dicono che lo score è molto buono ma è giusto che una società valuti anche altri aspetti. Un giudizio alla stagione? Probabilmente positiva. Battute a parte, è stata una stagione abbastanza travagliata: siamo stati falcidiati inizialmente dal Covid, poi ci sono stati alcuni infortuni e va tenuto conto del fatto che con l’inizio in ritardo e l’arrivo di qualche giocatore a stagione già cominciata non è stato facile l'assemblaggio della squadra. Per quanto riguarda il lavoro del mio staff – ha aggiunto – in ogni allenamento abbiamo cercato di dare sempre libertà, stravaganza e anche il sorriso, cosa che forse non c’era prima. Se levi il sorriso ad una persona le togli più di metà della sua vita. Non so cosa pensino di noi i ragazzi ma ci siamo confrontati con loro con grande schiettezza e ritengo che il gruppo abbia apprezzato la nostra lealtà e professionalità».

Inevitabile, a bocce ferme, iniziare ad affrontare anche il discorso relativo al futuro. Filippi resterà sulla panchina del Palermo anche nella prossima stagione? «Nei prossimi giorni molto probabilmente ci incontreremo e ci siederemo attorno ad un tavolo – ha spiegato – ancora non è stato fissato un appuntamento ma credo che nei prossimi giorni parleremo per capire i programmi, avere una linea più dettagliata confrontandoci sulle nostre prospettive. Se dovessi rimanere per me sarebbe un onore, anche perché Palermo resta la mia priorità, ma se ciò non dovesse accadere non sarebbe un problema. La decisione della dirigenza, che non vivrei come una bocciatura, l'accetterei con la massima tranquillità. Prospettive della squadra? A differenza del primo anno adesso c’è una base forte sulla quale costruire il futuro e con giocatori su cui potere puntare. L’organico, che probabilmente avrebbe avuto bisogno di maggiore fisicità in alcuni settori, è competitivo. Può battersi con tutti e basta poco per raggiungere il livello delle teste di serie rispetto alle quali, e mi riferisco in particolare all’assenza in questi playoff di un attaccante che potesse darci un certo tipo di soluzione nell’ambito di gare ravvicinate, avevamo qualcosa in meno».

I prossimi giorni, una volta metabolizzata l'amarezza per l'eliminazione negli spareggi post-season, saranno importanti per capire se l’intenzione dei dirigenti è quella di dare continuità al lavoro svolto da Filippi. Un lavoro promosso a pieni voti dal capitano Mario Alberto Santana: «Per il mister parlano i numeri. Meriterebbe la conferma, per quello che ci ha fatto diventare e ciò che abbiamo fatto vedere in campo, e sarei felice se dovesse rimanere ma ovviamente non sono io a decidere. Il mio futuro? Mi sento ancora giocatore e voglio continuare perché posso dare ancora qualcosa – ha ammesso il centrocampista offensivo classe 1981 - ma dovrò parlare con la società, che ringrazio per avermi dato la possibilità di essere qui adesso, e capire cosa è meglio per il club. Io spero che la dirigenza punti ancora su di me come calciatore, poi se i piani saranno diversi vedremo il da farsi».

Il presente, intanto, fa rima con delusione per l’epilogo della stagione culminata con la sconfitta ad Avellino: «C’è dolore perché ci credevo e perché da parte di tutti c’era la consapevolezza di avere fatto grandi passi avanti in questi ultimi mesi. Purtroppo abbiamo perso tanti punti per strada durante il campionato e ci siamo ritrovati ai playoff con una classifica brutta. I tifosi (con alcuni cori e un paio di fumogeni rosanero gli ultras della Curva Nord 12 hanno salutato la squadra arrivata allo stadio ieri mattina alle 9,45 reduce da un viaggio notturno in pullman, ndr) ci avevano chiesto di onorare la maglia e possiamo dire di averlo fatto. Dopo la partita non ho detto nulla ai miei compagni - prosegue l'argentino - li ho abbracciati e continuo a ringraziarli perché senza di loro non potrei fare quello che sto facendo. Sono ottimi professionisti, in grado di far compiere alla squadra il salto di qualità e questo credo che, a differenza del passato, sia già un buonissimo punto di partenza per il Palermo. La fotografia della mia stagione? Sicuramente la partita vinta a Catania per tanti motivi (suo il gol-vittoria, ndr) e a questo proposito ho già parlato con il direttore Sagramola con il quale ho maturato l'idea di custodire nel museo rosanero le scarpe che ho usato quella sera nel derby».

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