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Mazzette e ambulanze, il sistema al Policlinico Giaccone
Valzer del funzionario. Dal 2018 su di lui pesanti sospetti

Nelle carte dell'inchiesta Tutto in regola i dettagli del presunto accordo illecito. Gli indagati sono cinque in tutto, tra cui i titolari di due conti correnti dai quali sarebbe transitato il denaro che, per la procura, serviva a fare chiudere un occhio a Maurizio D'Angelo

Dario De Luca

Foto di: JOSHUA COLEMAN

Foto di: JOSHUA COLEMAN

«Un accordo illecito stabile nel tempo». Il giudice Walter Turturici riassume così il rapporto tra Maurizio D'Angelo e la cooperativa sociale Italy emergenza di Messina. Da un lato l'ex segretario del dipartimento dei servizi centrali del Policlinico Paolo Giaccone di Palermo e dall'altro l'azienda che si occupava del trasporto dei malati all'interno del nosocomio. Un appalto dorato che secondo la procura avrebbe avuto le sue fondamenta su fatture irregolari, servizi aggiuntivi non previsti ma pagati e un sistema di mazzette orchestrato attraverso «meccanismi di schermatura fraudolenti diretti a dissimulare sotto la parvenza di vicende negoziali in apparenza lecite», si legge nell'ordinanza di applicazione di misure cautelari con cui il gip ha disposto gli arresti domiciliari per D'Angelo e Alessandro Cacioppo, quest'ultimo indicato come amministratore della Italy emergenza.

L'inchiesta di guardia di finanza e carabinieri del nucleo antisofisticazione, denominata Tutto in regola, è scattata il 18 luglio 2018. Giorno in cui i vertici del nosocomio hanno messo nero su bianco tutte le criticità dell'appalto. A partire dalla presunta mancanza di alcuni documenti, oltre a decine di fatture prodotte dalla cooperativa ma ritenuti non regolari. Incartamenti che avrebbero certificato, secondo l'azienda ospedaliera, maggiori costi per il nosocomio pari a poco più di due milioni di euro. Nel 2018 D'Angelo venne pure trasferito in un altro dipartimento e sottoposto a un provvedimento disciplinare. L'accusa era quella di non avere rispettato le norme che regolano il procedimento di liquidazione delle spese pubbliche. Particolare che portò il funzionario anche davanti la Corte dei conti, dove però venne assolto a ottobre 2020.

Passati sei mesi per il dipendente pubblico è scattata la misura cautelare. Dai prospetti, elaborati dai militari della polizia economico finanziaria, ogni mese la cooperativa presentava al Policlinico una fattura da 73mila euro, ovvero il canone previsto, oltre a due da 3500 e 12mila e 500 euro. Dagli atti emergerebbe anche il pagamento di un servizio aggiuntivo, costo 15mila euro mensili, per la presenza h24 degli infermieri sulle ambulanze destinate al trasporto dei malati. Servizio quest'ultimo che però sarebbe stato già incluso nell'appalto principale. 

«D'Angelo per diversi anni - si legge nei documenti dell'inchiesta - ha apposto la dichiarazione di regolare esecuzione del servizio, asseverando la conformità dello stesso al capitolato speciale d'appalto e la congruità del corrispettivo». I primi bonifici sospetti in questa vicenda risalgono a metà 2018: circa 80mila euro trasferiti dalla cooperativa, con la causale «conciliazione», al conto di due coniugi: sono la figlia della seconda moglie del funzionario pubblico e il marito della giovane. La coppia è stata iscritta nel registro degli indagati. A insospettire i militari sono 50mila euro inviati sul conto dalla cooperativa dopo una diffida da parte della giovane in cui si chiedevano dei saldi per lavori straordinari e per la cessazione del rapporto di lavoro da ausiliaria della Italy emergenza. «La documentazione - sottolinea la finanza - appare del tutto anomala. Oltre a mancare la tipologia del contratto non ci sono tutti i dati utili a definire la controversia». C'è poi l'azienda «che, seppur contestando le pretese, le riconosce 50mila euro senza riferire le modalità di calcolo della somma».

Ci sono poi altri 50mila euro versati a un conto intestato a D'Angelo e a una signora di 89 anni. A inviarli è l'amministratrice della società Home project srl pure lei finita indagata. Il bene, un casolare fatiscente nel territorio di Campofelice di Roccella, risulta poi dato in affitto alla cooperativa con tanto di versamento della somma prevista per coprire sei anni di locazione. L'obiettivo era quello di utilizzarlo come foresteria «essendo in buone condizioni di manutenzione e completamente arredato», come viene descritto nel contratto. In realtà l'immobile era abbandonato e parzialmente diroccato. Per il giudice questa triangolazione di denaro celerebbe «meccanismi di schermatura fraudolenti diretti a dissimulare sotto la parvenza di vicende negoziali in apparenza lecite». In una parola una mazzetta.

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