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La zona rossa con due settimane di ritardo
«Ora servono aiuti per famiglie e imprese»

Un provvedimento diverso da quello in vigore nel weekend di Pasqua, più restrittivo, con misure che ricordano il lockdown di un anno fa. Ma a spaventare di più è la ricaduta delle chiusure sul comparto economico

Gabriele Ruggieri

E alla fine arrivò la zona rossa. Palermo era andata più volte vicina al provvedimento restrittivo massimo in tempo di covid e ci sarebbe anche entrata poco più di due settimane fa, quando il dato relativo ai nuovi contagi pare segnasse oltre 500 in un giorno, numero che sarebbe stato poi ridotto a tavolino, secondo quanto emerso tra le pieghe dell'inchiesta culminata con le dimissioni dell'assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza. 

Un tema, quello relativo alla vicenda giudiziaria della settimana scorsa, che di certo non è passato inosservato alla luce dei nuovi dati. «L’istituzione della zona rossa nella città di Palermo è la diretta conseguenza della falsificazione dei dati, nei mesi scorsi, da parte della Regione - dice Barbara Evola, capogruppo in Consiglio di Sinistra Comune - Oggi le cittadine e i cittadini dovranno pagare ancora lo scotto di una politica attenta ai consensi e non alla salute di tutti e tutte. È necessario che il governo nazionale e regionale si facciano carico della grave situazione economica della città: la pandemia e i provvedimenti consequenziali stanno impoverendo il tessuto produttivo della città ed è necessaria un’attenzione particolare alle esigenze sociali di Palermo».

La nuova zona rossa, infatti, a differenza di quella durata lo spazio dei tre giorni pasquali, sarà infatti molto più restrittiva, molto simile al lockdown già vissuto un anno fa, divieto di fare visita a parenti e amici incluso. Motivo per cui il timore più grande è quello di una forte ricaduta sul tessuto economico cittadino. Dalla parte più a sinistra dello scacchiere di sala delle Lapidi a quella più a destra, con i consiglieri leghisti Gelarda e Anello che così come Evola invocano soluzioni tampone urgenti per arginare la crisi di imprese e attività commerciali.  

«Dopo mesi di incertezze sui dati sull'andamento dell'epidemia e sullo stato di pressione subita dal sistema ospedaliero e dai suoi operatori a Palermo si registra purtroppo e viene adesso comunicata una situazione estremamente preoccupante di aumento continuo di nuovi contagiati certificata dalle relazioni fornite in queste ore dal commissario per l'emergenza e dal capo dipartimento regionale Prevenzione e che determina la necessità della zona rossa - dice il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando - Nell'auspicio che tutti comprendano veramente e finalmente la gravità della ormai evidente incertezza e contraddittorietà di dati forniti in passato e di pressione sulla situazione e sulla tenuta ospedaliera che sta mettendo a rischio centinaia di vite, non possiamo che ribadire che non è più rinviabile un tavolo di confronto urgentissimo perché il governo nazionale e quello regionale valutino tutti i provvedimenti necessari a garantire il diritto alla salute e aiuti veri alle famiglie e alle imprese».

Intanto in città c'è chi non sembra farsi problemi di fronte ai colori e all'emergenza sanitaria, nel corso del fine settimana di Pasqua, gli agenti del nucleo Controllo attività economiche e produttive della polizia municipale hanno posto sotto sequestro per cinque giorni sette locali, tra via Maqueda, via Re Federico e Corso Vittorio Emanuele ed elevato sanzioni per 13.600 euro distribuite tra gestori e clienti.

E poi ci sono le scuole, dove l'anno, iniziato nel peggiore dei modi, sembra destinato a concludersi nella stessa maniera, all'insegna della didattica a distanza. «Per quanto riguarda le scuole - conclude Orlando - ci atterremo alle disposizioni nazionali richiamate dal presidente della Regione che prevedono la didattica in presenza fino alla prima media inclusa, confidando nel fatto che un flusso di dati continuo e attendibile permetta un costante monitoraggio della situazione nei prossimi giorni e riservandoci la possibilità, qualora la situazione dovesse richiederlo, di provvedimenti ancora più restrittivi in conformità a quanto si realizza da tempo nel resto di Italia e secondo le prescrizioni nazionali».

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