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Comunali 2022, partite le grandi manovre a sinistra
Sc e M5s si studiano, ma «il nodo è la discontinuità»

Da quanto emerge dal documento redatto dall'assemblea di Sinistra comune, l'apertura sembra riguardare più i pentastellati che Italia viva, dall'altra parte si lasciano corteggiare, «disponibili a un progetto corale». Le distanze sono sui temi che dividono i gruppi in aula

Gabriele Ruggieri

«È il momento cruciale per definire il presente e progettare il futuro di Palermo», parola del documento redatto dopo l'assemblea di Sinistra Comune con cui il partito più a sinistra dello schieramento orlandiano inizia a gettare le basi in attesa di un domani targato 2022, con le prime elezioni senza Leoluca Orlando. Prove tecniche di intesa, che stando alla dichiarazione di intenti del gruppo rappresentato in giunta da Giusto Catania, sembrano volere dire, al momento, più Movimento cinque Stelle che Italia Viva. 

«Quest'ultimo anno - dice Sinistra comune - sarà decisivo per definire il percorso che ci porterà al 2022 e le future alleanze si costruiranno anche sulla base delle scelte che matureranno in questo scorcio di consiliatura. Le contraddizioni dentro l'attuale coalizione di governo cittadino sono evidenti. Non ci faremo ingabbiare da drammatiche evocazioni (o provocazioni!) che hanno l'aspirazione di un ritorno al passato». il riferimento chiaro è alle ultime vicende di aula, con votazioni che hanno mandato in bianco la maggioranza e stoppato anche provvedimenti importanti, anche se non di primissimo piano e di scarsa rilevanza politica, andate in fumo proprio per le posizioni dei renziani.

Dall'altra parte dello scacchiere di sala delle Lapidi c'è poi il Movimento cinque Stelle, che già con l'ex capogruppo Toni Randazzo aveva mostrato apertura verso un modello che potesse ricalcare quello nazionale, dove grillini e Dem sono confluiti in un intergruppo. «In continuità con quanto affermato dal collega Randazzo ho ribadito il concetto, previ incontri con i portavoce delle circoscrizioni, ma anche regionali e nazionali - dice Viviana Lo Monaco, attuale capogruppo pentastellato in Consiglio - Abbiamo iniziato da qualche settimana a intavolare incontri con vari gruppi politici dell'area progressista». I punti in comune ci sono e sono tanti, dall'esigenza di puntare più sui programmi che sui nomi, alla visione ecologista, ma la distanza più grande da colmare sarà quella relativa alla continuità

Se infatti da un lato Sinistra comune ribadisce più volte l'importanza del binomio continuità/discontinuità, invocando sì una discontinuità relativa al metodo, al comportamento in aula, alle ambiguità nelle votazioni, ma anche una continuità con la visione dell'attuale amministrazione; sul fronte pentastellato il messaggio è allo stesso modo chiaro e marcato: «Punto fondamentale sarà l'aspetto della discontinuità con l'attuale amministrazione - prosegue Lo Monaco - Quello che c'è oggi non va bene e lo dimostrano le nostre denunce, le diffide scritte, gli interventi che da sempre abbiamo fatto in aula. Chiederemo un cambio di passo, dobbiamo riuscire a migliorare le qualità della vita dei cittadini. Oggi, per fare qualche esempio, i conti del Comune sono in rosso, il patrimonio non ha avuto un assessore se non per brevi parentesi e non c'è stato un interlocutore in grado di farsi carico della responsabilità dell'immenso patrimonio comunale e valorizzarlo».

Altro punto cruciale: nessun personalismo. Ma su questo entrambi gli schieramenti sembrano essere piuttosto d'accordo. Sinistra Comune, da par suo, sa che le prime elezioni senza il nome forte di Leoluca Orlando vanno affrontate con un programma condiviso e un lavoro corale. Un punto di vista non lontano da quello targato M5s. Il nome del candidato? Un capitolo ancora tutto da scrivere, ma di certo non ci sarà intesa senza una convergenza totale, almeno sul protagonista nominale delle elezioni. «Come Movimento abbiamo sempre cercato di garantire i numeri in aula - conclude la capogruppo - anche quando eravamo in palese disaccordo con quello che stavamo votando. Siamo sempre stati un punto di equilibrio, una garanzia. Senza mai chiedere nemmeno una vicepresidenza. Forse è il momento di riconoscere la maturità espressa finora e chissà, trovare un candidato idoneo e condiviso da tutti».

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