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Parasite, il singolo degli Shakalab che parla cinque lingue
«Raccontiamo da che cosa dobbiamo guardarci le spalle»

Un intreccio di inglese, spagnolo, italiano, siciliano e salentino che abbraccia il rap, l'urban e il raggae. «Siamo partiti dalla discussione sul film e abbiamo ampliato il concetto a ipocriti e arrampicatori sociali», spiega Marco Mancuso, in arte Marcolizzo

Maria Vera Genchi

Un intreccio di suoni e lingue, che abbraccia il rap, l’urban e il raggae. Fuori da venerdì 26 marzo, su tutte le piattaforme streaming, Parasite, il secondo singolo degli Shakalab estratto dall’album, atteso per fine primavera. Dopo Giganti, realizzato in collaborazione con la star del raggae Alborosie e dj Shablo, la band siciliana pubblica un brano ispirato al pluripremiato film di Bong Joon-ho. «Parasite è nato proprio dalla discussione sul film che avevamo visto - spiega Marco Mancuso, in arte Marcolizzo - su quanto fosse forte il titolo. Una parola singola, forte, quasi disgustosa, che rappresenta un concetto sgradevole: il parassita». Ma il film c’entra solo in parte. 

«Del film in senso stretto c’è solo una parte di quello che volevamo spiegare - sottolinea il membro della band - l’idea nasce dalla voglia di raccontare, proprio in questo strano periodo, da cosa dobbiamo guardarci le spalle». Il focus del brano è dunque un parassita dalle sembianze umane ma anche animali. Nel corso della canzone viene chiamato «sciacallo, alligatore, predatore, verme, cacciatore, insetto vestito da supereroe». «Volevamo rappresentare il parassita sotto diversi punti di vista - spiega Marcolizzo - dandogli una forma per certi versi anche astratta e con un significato che va oltre quello comune. Il parassita per noi è un ipocrita, un arrampicatore sociale senza scrupoli, quanto di più diabolico può esserci sulla faccia della terra». 

Nato dalla collaborazione con il gruppo raggae salentino Sud Sound System e il rapper Inoki, Parasite è un sapiente mix linguistico, oltre che musicale. Al suo interno abbraccia ben cinque lingue: lo spagnolo, l’inglese, l’italiano, il salentino e il siciliano. «Per noi cantare in siciliano è abbastanza naturale - commenta Marcolizzo - lo abbiamo sempre fatto sin dall’inizio a fine anni ‘90, quando abbiamo cominciato a fare musica. Lo troviamo un modo per esprimerci abbastanza reale - continua - che ci tiene a contatto con la nostra terra e con quello che per noi rappresenta». Sulla collaborazione con i salentini Sud Sound System e il veterano del rap italiano Inoki, Marcolizzo spiega: «I Sud Sound System li conosciamo ormai da tanto tempo, abbiamo collaborato e suonato spesso insieme. C’è un rapporto che va oltre la musica. Con Inoki, invece, non avevamo mai collaborato; anche lui è un veterano e un maestro, soprattutto per chi viene dal rap. Quando abbiamo concepito Parasite - sottolinea - ci sono sembrati perfetti per rendere questo brano più cazzuto possibile e così è stato».

Nonostante sia il raggae il loro genere musicale di riferimento, attribuire un’etichetta agli Shakalab viene da sempre difficile. La band siciliana ne è consapevole e in Non facciamo musica - un brano del 2018 - ci scherza anche. «Ognuno di noi viene da esperienze musicali diverse, da sottoculture urbane diverse - spiega il componente del gruppo - C’è chi è più legato all’hip hop, chi al reggae, chi alla musica d’autore. Siamo fieri di essere stati in grado di creare un sound che oltre a essere ben riconoscibile è anche un po’ fuori di testa. Ci piace pensare che ogni volta che esce un pezzo nuovo chi lo ascolta non sa mai cosa aspettarsi». Che nel corso degli anni il gruppo abbia subito delle evoluzioni, però, si nota. «È naturale - ammette Marcolizzo - si cresce, si cambia. Ma nonostante il nostro suono sia cambiato rispetto al passato, siamo sempre gli stessi di Tutto sbagliato». 

Sul disco, il quarto senza contare l’Ep Four uscito durante la quarantena, Marcolizzo anticipa: «È nato dalla volontà di festeggiare i nostri primi dieci anni insieme, i primi dieci anni di Shakalab. Abbiamo deciso di fare un disco che rappresentasse tutte le nostre anime e di metterci dentro tutti gli artisti che stimiamo». Per scriverlo, i quattro componenti della band - Jahmento, Lorrè, Br1 e Marcolizzo - si sono trasferiti insieme in un piccolo resort sul mare, a Torretta Granitola. «Prima di essere colleghi e membri della band siamo amici, fratelli - conclude Marcolizzo - Ci piace stare insieme, condividiamo molto della nostra vita. Siamo stati insieme notte e giorno e abbiamo lavorato duramente».

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