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Ballarò, polemica sul padiglione del mercato coperto
«Un progetto controverso, ma importante per Palermo»

Il responsabile scientifico del piano elaborato dal dipartimento di Architettura dell'ateno di Palermo chiarisce la nascita controversa del padiglione piccolo, quello appena innalzato e già oggetto di critiche

Gabriele Ruggieri

Il nuovo mercato coperto di Ballarò sta iniziando solo ora a prendere forma, ma le polemiche già abbondano. Sotto i riflettori la prima struttura a vedere la luce, il padiglione piccolo, costruito in ferro con una copertura variopinta. Padiglione che nei rendering diffusi nei mesi scorsi non compare, o comunque non si nota, tanto da far urlare allo scandalo i tanti commentatori social che temono un ridimensionamento del progetto e delle grandi ambizioni annunciate al momento della presentazione al pubblico. In realtà il mistero è presto risolto: non è un caso se il padiglione che campeggia tra le bancarelle di piazza del Carmine non si veda nelle ricostruzioni grafiche.

«Il progetto di ricerca-azione è stato selezionato e premiato dal Bugaik International Architecture Exhibition 2019 in Corea e sarà inserito nel catalogo del Padiglione italiano della Biennale di Venezia - spiega a MeridioNews il professore Renzo Lecardane, responsabile scientifico progetto di ricerca azione elaborato dal gruppo di ricerca LabCity Architecture grazie a una convenzione tra il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo e l’Iacp - Nei rendering non si trova perché non rientra nel quadro della collaborazione scientifica, il progetto di ricerca-azione ha infatti previsto il ridisegno dello spazio pubblico della Piazza del Carmine e di una grande copertura policroma del Mercato Ballarò, la piccola copertura in ferro e i box dei mercatari sono stati invece progettati esclusivamente dall’ufficio tecnico dello IACP». Pertanto, i rendering che circolano fanno riferimento ai documenti prodotti con la nostra collaborazione scientifica e non all’intero progetto molto più complesso, che prevede anche la realizzazione di alloggi di residenza economica e popolare, e di cui è stato responsabile l’Iacp». Il padiglione piccolo, che dovrebbe in futuro ospitare gli ambulanti, oggi oggetto di controversia, è stato fortemente voluto dall'Iacp, con una forma che facesse riferimento al precedente mercato coperto realizzato all’inizio degli anni 1920 e poi smontato all’inizio degli anni 1970.

«Da quando è stato avviato questo importante progetto per la città di Palermo sono nate molte polemiche – continua Lecardane – legate al ruolo del progetto contemporaneo nel contesto storico, ognuno racconta la sua storia, molti sono stati i sostenitori ma non sono mancati i detrattori. L’ipotesi progettuale ha mirato a definire una pièce urbaine proprio a partire dal suo contesto e dai suoi margini urbani. Il complesso storico monumentale della Chiesa del Carmine e dell’Oratorio di Sant’Alberto rappresentano le quinte urbane di due piazze che accolgono al centro il grande Mercato coperto e lateralmente la copertura più piccola attraverso un lavoro di ricucitura e riuso di ciò che esiste. Il progetto nel suo complesso ambisce a definire nuovi luoghi di aggregazione per la comunità. Mi auguro soltanto che tutto sia realizzato al più presto così come è stato progettato, e che non vi siano modifiche in corso d’opera. Il nostro contributo scientifico si è esaurito alla fine del 2018 con la consegna del dossier così come previsto dalla convenzione Darch-Iacp».». 

Tra le polemiche precedenti c'è quella del Movimento 5 stelle, che contestò i box da destinare ai bancarellari all'interno del padiglione progettato dal Darch, definiti «pollai» per le loro dimensioni e le recinzioni. «Il progetto sta per essere realizzato potrà non piacere a tutti, e lo stesso probabilmente succederà per il padiglione grande policromo, ma anche tanti progetti di Renzo Piano non piacciono a qualcuno, è nell'ordine delle cose». 

«Il progetto è complesso, non è fatto di un mercato soltanto - conclude Lecardane - è stato il frutto della ricerca-azione alla quale abbiamo creduto in molti. Una doppia tensione ha guidato questa ricerca sul campo, attraverso continue operazioni di distanziamento e di interazione con le istituzioni locali, le associazioni, gli abitanti e i mercatari».

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