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Ancora polemiche per parroco contro legge antiomotransfobia
Agedo: «Per questo nostri figli non vivono sereni loro identità» 

Il sacerdote durante la propria omelia è sfociato nella politica contestando una proposta che in realtà vuole punire «chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi»

Redazione

«In Senato c’è una legge bavaglio che vogliono approvare che parla del reato di omofobia. Cioè che se tu esprimi un parere contrario ai gruppi omosessualisti puoi andare in galera. Se tu dici non sono d’accordo che due uomini adottano un bambino puoi essere denunciato e processato». Parola di don Calogero D'Ugo, parroco di Belmonte Mezzagno, diventato in pochi giorni famoso in tutta Italia a causa della sua omelia-invettiva sulla Zan-Scalfarotto, una proposta di legge contro l'omotransfobia al vaglio del parlamento nazionale in questi giorni. 

Secondo il 52enne sacerdote originario di Altavilla Milicia, una madre che si ribella all'insegnamento della teoria gender a scuola rischierebbe il processo, mentre «adesso in Italia abbiamo le categorie protette. Sui preti puoi dire tutto, Dio lo puoi bestemmiare, sui giornalisti puoi dire tutto, sui politici no, sugli omosessuali se parli vai in galera». Una rivisitazione del tutto personale quella del sacerdote, considerato anche che la proposta di legge Zan-Scalfarotto prevede di punire con il carcere da sei mesi a quattro anni, per usare le parole del testo della proposta, «chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi o fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

«Qua non si tratta di non rispettare le persone con queste tendenze - dice il parroco durante la funzione sul sagrato della chiesa - figuratevi, qua si tratta di voler mettere il bavaglio alla libertà di pensiero e di opinione, da parte di quelli che si dicono liberali e democratici. ed è vergognoso se passa una legge di questo tipo. Se passa questa legge io con questa predica rischio la denuncia. Non ho problemi». Inutile dire che l'omelia di don Calogero D'Ugo ha sollevato un polverone, tra chi difende il parroco a spada tratta e chi lo attacca per lo sconfinamento sul campo della politica o per le idee espresse. Tra i primi a rispondere ci sono i volontari e le volontarie dell'Associazione genitori di omosessuali Palermo

«Da tanti anni ci continuano inesorabilmente ad arrivare richieste di aiuto di ragazz* lesbiche, gay, bisessuali e trans schiacciati dal peso del pregiudizio e dello stigma, spesso isolati , allontanati e rifiutati anche dalle loro stesse famiglie - spiegano dall'Agedo del capoluogo - I nostri figli, le nostre figlie hanno ascoltato tante volte, troppe volte, in momenti diversi della loro vita, discorsi pieni di odio e pregiudizi, parole che escludono, allontano e fanno male, hanno ascoltato per tutta la loro vita commenti come quelli pronunciati da questo sacerdote che inquinano pensieri ed emozioni e che animano, nutrono, legittimano concretamente chi commette dei crimini d’odio legati all’orientamento sessuale o all’identità di genere. Speriamo che questo prete riveda le sue posizioni e che chieda scusa alle perone lgbt+ presenti in quella piazza o che lo hanno visto e ascoltato nei social e che ancora pensano, grazie anche a parole come le sue, di non poter vivere i loro amori e le loro identità serenamente e alla luce del giorno».

A schierarsi col parroco, invece, la Lega Nord. «Siamo sconcertati per la gogna mediatica che si è scatenata nei confronti di Don Lillo D’Ugo, il coraggioso parroco di Belmonte Mezzagno, che durante l’omelia della messa ha chiaramente, e senza paura, denunciato i pericoli della Legge Zan-Scalfarotto» dichiarano il capogruppo in consiglio comunale Igor Gelarda, l’eurodeputata Francesca Donato, e la commissaria cittadina del Carroccio Rita Pizzo e come loro la pensa un certo gruppo di fedeli della parrocchia belmontese. Tra chi si limita a un semplice invito a non mollare rivolto a don Calogero, a chi ne sottolinea il coraggio e chi lo ringrazia «per la sua  chiarezza, la sua lungimiranza, la sua preparazione, il suo buonsenso».

Di contro, dall'altra parte, c'è chi se la prende con il sacerdote, tra chi parla demonio al lavoro, chi fa riferimento all'omelia come al «Il prodotto di una cultura religiosa infantile che si basa sulla creazione del peccato che non esiste, come giustamente sosteneva Giovanni Franzoni e sulla costruzione del Dio verticale.il pantocratico che sostiene il potere costituito.Il gendarme che punisce e stermina le creature fuori dall'ordine come profeticamente sosteneva Padre Ernesto Balducci». E chi, molto più semplicemente spera «che i parrocchiani si dissocino da quanto dello nell'omelia dal loro parroco. una invettiva piena di fake sulla legge in senato. una rilettura totalmente distopica e lontana dalla legge, che diffonde odio e paure».

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