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Sperone, dove la scuola fa i conti con l'emergenza sociale
«Oltre alla teledidattica qui serve sostegno alle famiglie»

Parla la preside dell'Ics Sperone Pertini che racconta le difficoltà di un quartiere immerso in un'emergenza di tipo economico: «Qui siamo già a uno step successivo e quando l'epidemia sarà finita dovremo raccogliere i cocci»

Stefania Brusca

Foto di: Antonio Melita

Foto di: Antonio Melita

«Qui siamo già a uno step successivo, si deve pensare a dare sostegno alle famiglie in difficoltà», sono le parole della preside dell'Ics Sperone-Pertini Antonella Di Bartolo che spiega che in quartieri come lo Sperone e Brancaccio l'emergenza educativa vada di pari passo con l'emergenza sociale. A Palermo la diffusione del contagio è contenuta rispetto alla provincia ma preoccupa ora la tenuta del tessuto sociale, dopo che molte persone hanno perso anche quel poco di lavoro che avevano. «Sono in contatto con tante famiglie dei miei alunni - spiega la preside- e raccolgo diverse testimonianze che raccontano la difficoltà economica nella quale si trovano. Prima facevano dei lavoretti. Molti lavoravano nei ristoranti e nei bar ma il datore di lavoro adesso ha anche altri problemi di cui tenere conto: deve pensare all'affitto e alle utenze. Tutti ci muoviamo con difficoltà. Cerchiamo quindi di segnalare se ci sono iniziative come quelle del Comune, che ha potenziato la distribuzione alimentare e cerchiamo di aiutare i genitori ad accedere ai giga illimitati messi a disposizione sul portale della solidarietà digitale anche se non è proprio agevole accedervi».

Per la preside e gli insegnanti dover rinunciare ad andare a scuola inizialmente è stato difficile: «Al momento è aperta per due ore, due volte a settimana - racconta Di Bartolo - per svolgere compiti essenziali che altrimenti non possono essere portati a termine. Per il resto continuiamo a lavorare da casa con Skype». Dopo aver superato la prima settimana di choc «ci siamo dovuti reinventare un modo di fare scuola, che però, va detto, scuola non è. In questa ubriacatura della didattica a distanza, che è comunque importantissima per mantenere un gancio con gli alunni, manca il contatto umano. A  scuola individuando comportamenti non sempre corretti puoi intervenire su un disagio, lo contieni e puoi anche risolverlo. Questo non è possibile con la teledidattica. Inoltre va detto che non è per tutti la stessa cosa. Chi ha una propria stanza, un ambiente confortevole con il dispositivo a disposizione, studia in modo diverso rispetto a chi condivide lo stesso cellulare tra più persone o ha genitori che non possono supportarti nella registrazione delle lezioni o nelle attività che svolgiamo».

Per questo la preside ha messo insieme un team digitale e insieme ai suoi insegnanti ha cercato le soluzioni migliori per far proseguire gli studi ai suoi alunni: «Ho la fortuna di avere docenti meravigliosi - afferma la preside - Dopo aver vagliato diverse ipotesi abbiamo scelto Google suite, che offre una serie di possibilità e che tutela la privacy dei ragazzi. Da subito ho pensato che l'emergenza non si sarebbe risolta nel breve periodo e abbiamo cercato do di dover attrezzare con strumenti che vanno bene anche per giugno. Sperando di poter iniziare il prossimo anno scolastico in condizioni normali». 

Su Palermo, afferma ancora la preside «la furia sanitaria non c'è stata ma in rioni come Sperone e Brancaccio è come se fossimo passati allo step successivo, c'è un'emergenza economica e deve esserci un aiuto istituzionale, del terzo settore, del ministero e comunale per sostenere le famiglie in difficoltà, è dura». Quando questa epidemia sarà finita, conclude, «rimetteremo insieme i cocci. E noi come scuola faremo di nuovo i conti con la dispersione scolastica, che eravamo riusciti a portare dal 27 per cento al 3 per cento in sette anni. Qualcuno già adesso non lo raggiungiamo e tanti si perderanno. Pagheremo un prezzo alto sia a livello sociale, scolastico e in termini di possibile devianza. Al momento c'è un'emergenza sanitaria e si deve affrontare. Ma credo che poi ognuno di noi dovrà partecipare a una ricostruzione, come nel dopoguerra, rimettendo insieme il suo pezzo senza perdere di vista la complessità globale del problema». 

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