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Percepiscono il reddito di cittadinanza e puliscono le strade
Col sostegno di Rap. Il caso approda in consiglio comunale

«La politica non deve alimentare false speranze»: così l'esponente di Sinistra Comune Fausto Melluso prova a sintetizzare quel che appare un sentimento condiviso a Sala delle Lapidi. Norata: «Abbiamo sempre risposto alle richieste delle associazioni di volontariato»

Andrea Turco

Quando vuole il consiglio comunale di Palermo sa essere rapido. Ne è un caso la seduta di oggi, convocata dalla conferenza dei capigruppo dopo il caso, sollevato dalla stampa, di persone che percepiscono il reddito di cittadinanza e allo stesso tempo svolgono attività di volontariato. Col sostegno di Rap, che da tempo fornisce loro gli strumenti di lavoro per la pulizia delle strade della città. Il timore di tanti è che queste associazioni poi provino, per così dire, a passare all'incasso: ovvero che poi gli aderenti chiedano di essere stabilizzati, come già avvenuto più volte in passato.

«Apprendo dalla stampa del caso - dice il consigliere comunale Giulio Cusumano - Meglio togliere le speculazioni. Si tratta di persone che fanno parte dell'associazione Basta volerlo, che io stesso ho voluto fare nascere più di un anno fa. A Palermo ci sono 16mila persone che usufruiscono del reddito di cittadinanza: io e altri amici abbiamo riunito 70 di questi 16mila persone. E insieme facciamo svariate attività di volontariato, tra cui la pulizia di spiagge, strade e ville. Rap ha più volte sostenuto questo tipo di iniziative. Tra l'altro la stessa azienda il 31 gennaio ha scelto di non sostenere più le associazioni di volontariato, quindi il caso non si pone».

A consegnare i kit a gennaio era stato il consigliere di amministrazione Rap Maurizio Miliziano. Ma, appena pochi giorni dopo, il nuovo direttore generale Roberto Li Causi aveva firmato una direttiva che vieta di distribuire beni della municipalizzata a privati e associazioni. Come a dire che all'interno della stessa Rap c'era difformità di vedute su questo tipo di appoggio esterno. La discussione in Consiglio in ogni caso si accende subito. 

«Io penso che questa sia una seduta incompleta - dice Randazzo - perché manca l'amministrazione comunale. E d'altra parte ci si potrebbe concentrare per esempio sulla mancata applicazione da parte della città di Palermo dei patti di lavoro per chi usufruisce del reddito di cittadinanza. Detto questo, io sono mortificato. Perché di Rap si dovrebbe parlare per esempio degli otto milioni di euro che non ha ricevuto per gli extracosti sostenuti in merito al conferimento dei rifiuti, del contratto di servizio che non viene rispettato, dei problemi di Bellolampo, delle isole ecologiche che si stanno realizzando. Invece preferiamo convocare tutta la dirigenza Rap per un singolo caso, e senza la presenza della giunta, sciupando un'occasione».

Per il consigliere di Sinistra Comune Fausto Melluso, «Rap oggi avrebbe potuto pure non esserci. Sarebbe bastata una nota. La politica non deve alimentare false speranze. Il messaggio dovrebbe essere unanime: chi percepisce il reddito di cittadinanza e vuole fare volontario è ovviamente benvenuto, ma in nessun modo costoro andranno a costituire un bacino di precariato che mira a essere riassorbito dalla pubblica amministrazione. Ci sono persone - aggiunge Melluso - che lavorano per il Comune con un reddito inferiore a quello di cittadinanza. La Rap ha bisogno sì di forze fresche, ma non certamente in questo modo. E il Comune, anche volendo, non potrà mai far lavorare tutti i percettori del reddito». 

Idee che trovano d'accordo anche altri consiglieri, tra cui l'esponente di Io Oso Ugo Forello. «A prescindere dal fatto che ci siano concrete opportunità di assunzioni da parte delle municipalizzate, che non ci sono, oggi parliamo di raccolte di consenso su false aspettative - afferma - Su questo dobbiamo essere chiari. Tra l'altro la questione era già stata affrontata nell'apposita commissione. Per questo serve una posizione chiara e condivisa. Determinate pratiche, magari fatte in buona fede e che possono creare confusione, devono essere vietate».

Di fronte a queste prese di atto, il presidente Rap Giuseppe Norata prova a fugare tutti i dubbi. «Voglio subito chiarire che non ci sono convenzioni stipulate con chicchessia - dice - Abbiamo sempre risposto alle richieste fatte da qualsiasi associazione in tanti quartieri, che non prevedevano esborso di denaro (anche perché la legge ce lo vieta). Abbiamo favorito alcune attività, questo è vero, per dare maggiore forza al volontariato. Non sapevamo che tra coloro che svolgevano queste attività ci fossero percettori del reddito di cittadinanza, ecco perché il direttore Rap ha ritenuto opportuno impartire una direttiva ben precisa. Si è creato un caso mediatico a mio modo di vedere eccessivo, ma è stato un bene sollevare l'attenzione sul tema».

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