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Appello Trattativa, chiesta la prescrizione per Ciancimino
Difesa: «Reato già estinto prima della sentenza del 2018»

I legali, nel corso del processo d'appello, hanno sottolineato «che le astensioni non si usano strumentalmente per interrompere i termini di prescrizione di un reato», chiedendo alla corte di emettere una nuova «sentenza di non doversi procedere»

Silvia Buffa

Il reato che valse a Massimo Ciancimino una condanna a 8 anni per calunnia nei confronti dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro sarebbe prescritto. Questo quanto sostenuto questa mattina dai suoi legali, gli avvocati Claudia La Barbera e Roberto D'Agostino, nel corso del processo d'appello sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia. Prescrizione che, secondo i loro calcoli, sarebbe già incorsa ancora prima della sentenza di prima grado, emessa nell'aprile del 2018. «Se l'udienza non veniva calendata perché in quel dato giorno era già prevista l'astensione, per quale ragione a far data da quell'udienza che non si svolgeva partiva il decorso del termine di sospensione della prescrizione fino al giorno in cui poi l'udienza si celebrava?», hanno sottolineato i legali in aula. 

«A questo punto ci corre l'obbligo sottolineare che le astensioni non si usano strumentalmente per interrompere i termini di prescrizione di un reato, come ci hanno accusato molto spesso, né da parte degli avvocati, che d'altronde non potrebbero utilizzarlo come strumento dilatorio vista la sospensione dei termini di prescrizione a cui giustamente sottostiamo, ma nemmeno da parte dei giudici che devono sospendere i termini di prescrizione quando vi è un'udienza che si celebra nel giorno in cui è stata proclamata l'astensione e vi è una dichiarazione degli avvocati che aderiscono alla stessa». L'adesione, di regola, deve essere dichiarata personalmente o tramite sostituto all'inizio dell'udienza o comunicata prima con atto trasmesso o depositato nella cancelleria del giudice o nella segreteria del pubblico ministero, oltre che agli avvocati costituiti almeno due giorni prima della data stabilita.

«Nel nostro caso - torna a dire la difesa di Ciancimino junior - non usavamo alcuna formalità, proprio perché l'udienza in cui si sapeva che ci sarebbe stata l'adesione veniva differita ad altra data per evitare di andare in udienza solo per comunicare l'astensione. Cosa che per altro è successa il 23 febbraio 2018, udienza tenuta solo perché i difensori dichiarassero l'astensione. Considerato dunque - aggiungono più avanti - che il reato era prescritto prima della sentenza di primo grado e che il reato di calunnia è totalmente autonomo, chiediamo che questa corte voglia emettere sentenza di non doversi procedere, perché il reato di cui al capo E della rubrica si è estinto prima della sentenza di primo grado. Depositiamo il prospetto coi nostri conteggi corretti e uno con quelli erroneamente conteggiati dalla corte d'assise di Palermo». La corte, sul punto, si è riservata di decidere. Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo don Vito Ciancimino, in primo grado era accusato anche di concorso esterno in associazione mafiosa, imputazione da cui fu assolto. 

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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