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Blutec in insolvenza, i sindacati chiedono chiarezza
«Termini come Ilva e Alitalia, intervenga lo Stato»

Proseguono le difficoltà dell'azienda che avrebbe dovuto attuare la riconversione industriale dell'ex stabilimento. A distanza di otto anni le prospettive per i lavoratori riguardano il rinnovo della cassa integrazione. Mastrosimone (Cgil): «Servono risorse pubbliche»

Andrea Turco

Foto di: Uil Sicilia

Foto di: Uil Sicilia

«Blutec non esiste più: la situazione debitoria è un disastro ed è stato definito lo stato di insolvenza. Eppure oggi il governo ha la possibilità di utilizzare stabilimenti e lavoratori che ci sono, attraverso risorse pubbliche, per trovare delle soluzioni industriali e occupazionali e dare una svolta a una vertenza lunghissima come quella di Termini Imerese». Prova a vedere mezzo pieno il bicchiere Roberto Mastrosimone, segretario regionale della Fiom. La storia dell'ex stabilimento Fiat però è una storia in perenne affanno: sono passati otto anni dall'abbandono del territorio palermitano da parte del colosso automobilistico. Ma il rilancio industriale resta un miraggio.

Blutec, l'azienda che è subentrata a Fiat, è in insolvenza, così come appurato dalla sentenza depositata l'8 novembre 2019. ««All'interno di questa procedura - spiega Vincenzo Comella, segretario provinciale della Uilm - sono definite le cose da fare per tutelare i lavoratori dai crediti che ha l'azienda. Ci siamo già messi in contatto sia con i nostri legali che con i commissari nazionali, per capire quali possono essere le prossime mosse». La strategia è ancora in divenire, visto che dal deposito dell'atto di insolvenza ci sono 120 giorni per definire le necessarie azioni. La prospettiva più plausibile, a questo punto, potrebbe essere il fallimento di Blutec, così come richiesto dalla procura di Torino. 

Anche perché ciò renderebbe più facile l'arrivo di nuove imprese, interessate a subentrare senza accollarsi i debiti delle gestioni passate: Blutec tra l'altro sta affrontando un processo per malversazione ai danni dello Stato con l'accusa di aver utilizzato per propri scopi parte dei 20 milioni di euro prestati da Invitalia per rilanciare proprio il sito di Termini Imerese. Nel frattempo per i 700 operai del diretto e i 300 dell'indotto le prospettive per il nuovo anno sono poco confortanti. «Siamo all'oscuro di novità - dice Roberto Mastrosimone - L'unico fatto positivo è che siamo andati in amministrazione straordinaria e stiamo rinnovando la cassa integrazione per il 2020. Però è chiaro che dal punto di vista del rilancio industriale non ci sono nuove notizie». 

Certo, come dice un detto popolare, almeno se non mangiano carne bevono il brodo. Ma per i lavoratori di Termini Imerese gli ammortizzatori sociali vanno avanti da otto anni, e tutti i governi che si sono avvicendati - così come per Alitalia o Ilva, d'altra parte - hanno sempre promesso rilanci industriali che non sono mai avvenuti. Solo a distanza di anni si è cominciato ad ammettere che l'abbandono di Fiat è stato troppo drastico - così come quello di Eni a Gela, d'altra parte. E chissà quanti altri anni ci vorranno prima di affermare che la riconversione è stata solo una narrazione

«Noi siamo nella stessa situazione di Ilva o Alitalia- analizza Mastrosimone - Siamo in amministrazione straordinaria da tempo, così come le altre due grandi aziende. Di situazioni esplosive ce ne sono insomma tante. Ma Termini ha la stessa dignità. Da questo punto di vista è il governo, attraverso i tre commissari nominati per Blutec, che può intervenire con risorse pubbliche così come si è fatto più volte con Alitalia e come si vuole fare con l'Ilva. Quella palermitana è una delle vertenze più lunghe d'Italia. A questo punto le soluzioni sono due: o si trovano nuovi imprenditori o è lo stesso Stato, attraverso ad esempio Invitalia, che prende in carico l'obiettivo del rilancio industriale del territorio».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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