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Teatro Massimo, nuova protesta dei lavoratori licenziati
Oggi sit-in: «Promesse vane, ci sentiamo presi in giro»

La nuova ditta che è subentrata, denuncia la Uiltucs, «non ha rispettato la clausola sociale prevista e non ha garantito i dipendenti in servizio. La Fondazione dal canto suo non ha mostrato alcuna volontà a trovare una soluzione definitiva della vertenza»

Stefania Brusca

Nuova protesta dei sei lavoratori del servizio di vigilanza non armata del Teatro Massimo che sono stati licenziati dopo il cambio d’appalto. «La nuova ditta che è subentrata non ha infatti rispettato la clausola sociale prevista e non ha garantito i dipendenti in servizio. La Fondazione dal canto suo non ha mostrato alcuna volontà a trovare una soluzione definitiva della vertenza». Questa la denuncia di Marianna Flauto, segretario generale della Uiltucs Sicilia, che oggi pomeriggio, dalle 17 alle 22, tornerà a protestare con un sit-in dei lavoratori davanti al teatro, manifestazione che vedrà la partecipazione anche di lavoratori di altri settori perché il problema interessa anche altri ambiti.

«Il Teatro Massimo – spiega Flauto – si era impegnato affinché venisse rispettata la clausola che era tra l’altro specificata nel bando. La società Elisicilia però dal primo giorno ha tirato fuori tutta una serie di motivazioni, mostrandosi prima disponibile poi cambiando idea. La Fondazione avrebbe dovuto chiedere i motivi del mancato rispetto della clausola sociale ma non c’è stato alcun seguito. Non ci è stato consentito neanche di visionare i documenti che Elisicilia avrebbe consegnato. Per noi va applicata la legge e il Teatro Massimo, ente pubblico, dovrebbe a maggior ragione farla applicare invece di agire con questa leggerezza. È gravissimo che questo non sia avvenuto. La norma garantisce che tutti i lavoratori che operano nei servizi in appalto, col cambio dell’azienda vengano tutelati. La Fondazione è corresponsabile dell’atteggiamento dell’azienda e per questo porteremo avanti tutte le azioni legali nei confronti di Elisicilia e della Fondazione».

Una situazione che ha lasciato a casa dall'oggi al domani sei famiglie: «Siamo stati lasciati per strada - dice Stefania Spanò, tra i sei dipendenti licenziati - sono state fatte anche delle promesse che non sono state rispettate. Ci sentiamo presi in giro. La nostra azienda, la Ksm, ha aperto una procedura licenziamento collettivo. Aspettiamo delle lettere che possono arrivare dall'oggi al domani». Il cambio d'appalto era atteso da marzo, spiega l'ormai ex dipendente, che aggiunge: «Chiediamo il diritto di rientrare al Teatro Massimo. Ci sono persone che hanno famiglia e che non hanno un secondo lavoro sul quale fare affidamento». 

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