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Niente contratti Cococo, l'Accademia va in tilt
«Ci sono interi corsi che non sono stati avviati»

Questa mattina la nuova protesta degli studenti in via Papireto, dopo il divieto scattato dal primo luglio per gli istituti di alta formazione di stipulare i contratti di collaborazione coordinativa continuativa. «Da più di un mese subiamo solo silenzi»

Andrea Turco

Non è bastato più di un mese di sollecitazioni al Miur, incontri coi docenti e la direzione, assemblee studentesche, appelli alle istituzioni. Così gli studenti e le studentesse dell'Accademia di Belle Arti di Palermo hanno deciso di alzare il tiro della protesta e di scendere in strada per rendere evidente un disagio che va avanti dall'inizio dell'anno accademico. Da questa mattina sull'istituto di via Papireto sono comparsi una serie di striscioni, mentre gli studenti e le studentesse in questo momento sono riuniti in un'assemblea per decidere le prossime mosse.

Sin dal 14 ottobre all'Accademia si è assistito a un blocco forzato delle lezioni dovuto all'assenza dei docenti. Un blocco, tra l'altro, ampiamente prevedibile e che si poteva evitare: dal primo luglio è infatti scattato il divieto per gli istituti di alta formazione di rinnovare i contratti Cococo (contratto di collaborazione coordinata continuativa). Un tipo di contratto molto diffuso negli istituti artistici di tutta Italia, visto il tipo di collaborazione richiesto: solo a Palermo circa la metà dei docenti era stata assunta fino a questo momento in questo modo.

In attesa di un pronunciamento da parte del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (che ancora non arriva), sono potute partire solo poche lezioni. «Ci sono interi corsi che non sono proprio stati avviati - racconta la studentessa Roberta Ferruggia - ad esempio il primo anno del biennio di Animazione o il terzo anno di Graphic Design che ha un solo docente. La situazione è catastrofica. E questo problema riguarda altre sfere: gli studenti disabili non hanno ad esempio i propri tutor, visto che anche questi erano assunti con contratti Cococo, così come i ragazzi che seguono la Scuola Libera del Nudo che non hanno i modelli. In questo ultimo caso gli studenti stanno facendo pratica sulle statue, ma non è la stessa cosa».

Per superare questi disagi lo scorso mese è nato un collettivo accademico, che sin da subito ha coinvolto insegnanti e direzione in quella che è una battaglia comune. «Certamente è un'esigenza condivisa - continua Roberta - I docenti lottano per il diritto al lavoro, noi per quello studio, ma la condizione è comune. Abbiamo provato a contattare il ministro Fioramonti, ma finora non abbiamo avuto risposta. Sappiamo che l'atto in sè che ha creato disagio è scaturito dalla presidenza del consiglio dei ministri e dal precedente governo, comunque c'è la necessità di intervenire. Invece da un mese subiamo solo silenzi. Il direttore Zito ci ha comunicato che per i docenti che volessero intanto partire con un contratto a partita Iva si potrebbe comunque cominciare, ma dovrebbero essere le istituzioni fornire delle indicazioni precise. E il problema riguarda non solo l'Accademia ma anche il Conservatorio».

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