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Cambiamenti climatici, Palermo è impreparata?
«Anche i monumenti e le statue sono a rischio»

L'ultimo rapporto di Legambiente sottolinea la necessità di politiche urbane per fronteggiare eventi estremi come le piogge torrenziali di questo mese. Nessuna notizia sul Piano di Adattamento che il ministero dell'Ambiente suggeriva già quattro anni fa

Andrea Turco

«Il cambiamento climatico non deve essere un alibi per non agire a livello urbano». Luigi Pasotti, dirigente dell'unità operativa climatologica dell'Osservatorio acque, pone quella che è una questione sempre più dibattuta - ovvero la crisi climatica in atto e le responsabilità dell'essere umano - sotto una veste ancora poco affrontata: non solo le responsabilità di Stati e multinazionali, come denunciato ad esempio dal movimento di Fridays for Future che scenderà nuovamente in piazza il 29 novembre per il quarto sciopero mondiale per il clima, ma anche il ruolo delle città e di chi vive in esse. Con una domanda che aleggia sopra ogni cosa: le metropoli come Palermo sono preparate a fronteggiare i cambiamenti climatici?

L'ultimo campanello d'allarme in questo senso lo ha lanciato il rapporto di Legambiente Il clima è già cambiato, che nel sottotitolo lancia l'appello per «nuove politiche urbane». Tra le grandi città italiane monitorate dall'associazione ambientalista, Palermo è quella che registra la temperatura media più alta (18,6 gradi centigradi), con un aumento di 0,4 gradi centigradi nell'arco temporale 2001-2018 (ben al di sotto di Milano, che registra un aumento di un grado e mezzo o di Bari che ha visto aumentare le proprie temperature di un grado). In compenso nel capoluogo siciliano, nel periodo 2002-2016, si riscontra la variazione maggiore di precipitazioni, con aumento del 35,5 per cento.

Come ricorda d'altra parte Legambiente «sono le città l’ambito più a rischio per le conseguenze dei cambiamenti climatici, perché è nelle aree urbane e metropolitane che vive la maggioranza della popolazione ed è qui che l’andamento delle piogge, gli episodi di trombe d’aria ed ondate di calore si stanno ripetendo con frequenze drammatiche». Negli ultimi dieci anni l'associazione ambientalista ha conteggiato nel capoluogo siciliano 12 eventi climatici estremi, più di uno all'anno. Con la memoria che non può non tornare alle dieci vittime del 2018 di Casteldaccia Corleone. Ma la città è impreparata di fronte ai cambiamenti climatici? A guardare i documenti sembrerebbe proprio di sì. Se da una parte il Comune sta lavorando alla mitigazione del rischio da crollo dalle pareti di Monte Gallo (per un importo di 831mila euro), alla manutenzione dei canali di maltempo e la sistemazione degli argini a Passo di Rigano (272.500 euro) o i vari interventi che riguardano Monte Pellegrino (oltre tre milioni di euro), dall'altra mancano strategie più ad ampio raggio. 

A marzo il Comune di Palermo ha annunciato il contributo della Regione Siciliana (pari a 82mila euro) per la redazione del Piano di Azione dell'Energia Sostenibile e il Clima (Paesc). L'ultimo passaggio in questo senso era stato il Piano di Azione dell'Energia Sostenibile, che risale però al 2013 e scade nel 2020, oltre che concentrarsi esclusivamente sulla riduzione delle emissioni di gas serra. «Ci stiamo lavorando» assicura il dirigente all'Ambiente Francesco Fiorino. Il Paesc in ogni caso si concentra esclusivamente sulla mitigazione degli impatti dovuti ai cambiamenti climatici, mentre non si hanno notizie di un eventuale Piano di Adattamento.

In generale, come ha osservato nel 2015 la Strategia Nazionale di Adattamento al Clima elaborata dal ministero dell'Ambiente (che indicava già quattro anni fa la necessità dei Piani di Adattamento per Regioni e Comuni), a rischio c'è anche il preziosissimo patrimonio archeologico che, in città come Palermo, oltre all'usura provocata dallo smog dovrà affrontare sempre più spesso gli stress termici dovuti ai cambiamenti climatici. In una città che sempre più punta su settori come cultura e turismo,coma si sta affrontando il possibile deterioramento di monumenti e statue e quali azioni di tutela si stanno mettendo in campo? 

«Il problema più grosso - spiega la soprintendente ai Beni Culturali Lina Bellanca - è legato alla manutenzione dei tetti e del sistema di smaltimento delle acque piovane. L'intensità delle piogge, che arrivano in pochissimo tempo, mette in difficoltà le grondaie e i pluvai che diventano insufficienti a scaricare l'acqua. Questo determina l'assorbimento nelle murature o il fatto che poi piova dentro le strutture. Noi cerchiamo sempre di aumentare le dimensioni sia delle grondaie che dei pluviali, e soprattutto garantire l'impermeabilizzazione dei monumenti. Anche il vento, con raffiche molte pericolose e possenti, crea problemi quando provoca la caduta degli alberi o si pensi alle bandierine nelle cuspidi dei campanili che spesso si spezzano. Abbiamo avuto vari episodi di questo genere».

La soprintendente di Palermo, dunque, conferma i rischi che deve affrontare una città dichiarata dall'Unesco quattro anni fa patrimonio dell'umanità attraverso il percorso arabo-normanno. E che però sembra non curare adeguatamente i propri gioielli. «Quando ci sono i temporali sono frequenti le scariche elettriche e già nell'arco di pochi anni - aggiunge la dottoressa Bellanca - ne abbiamo constatato gli effetti. Personalmente ho potuto appurare come i fulmini più volte hanno raggiunto la cattedrale di Monreale, e proprio in questo momento si sta lavorando per ripristinare un impianto di parafulmini. Sulle statue, invece, non mi pare che sia il cambiamento climatico il problema maggiore nel senso che le sculture all'aperto soffrono maggiormente l'inquinamento. Ma su questo bisogna dire che gli interventi di pedonalizzazione che si stanno applicando in buona parte del centro storico stanno migliorando molto la situazione. Obiettivamente in passato era perfettamente inutile pulire le statue, perché nel giro di pochissimo tempo diventava nuovamente tutto nero. Si pensi ad esempio ai Quattro Canti. Ricordo un lavoro fatto tanti anni fa sulle statue del piazzale della Cattedrale i cui effetti furono subito inesistenti per via del notevole traffico dell'epoca».

In uno studio intitolato Cambiamenti climatici e rischio desertificazione in Sicilia, pubblicato ad agosto 2018, i ricercatori Francesco Cancellieri, Vincenzo Piccione e Vincenzo Veneziano affrontano anche le prospettive economiche del climate change. Partendo dal capoluogo siciliano e nello specifico da un suo monumento in particolare, il Ponte dell'Ammiraglio, che si è ritrovato quasi un secolo fa completamente sommerso dall'acqua così come negli scorsi giorni è avvenuto a Venezia. Una possibilità forse non replicabile con la stessa intensità, ma certamente è urgente intervenire per preservare un bene culturale fuori dai circuiti turistici ma dal significato storico importantissimo.

«Il ponte dell'Ammiraglio a Palermo - si legge in un passaggio della ricerca - è un manufatto a dodici arcate di epoca normanna, dal 2015 patrimonio dell'umanità, che insisteva sul letto originario del fiume Oreto. L'alluvione che interessò Palermo nel 1931, causando la morte di dieci persone e ferendone altre 21, fu l'ultimo grande evento estremo testimoniato che colpì la città. Tra il 20 e il 24 febbraio si riversarono sulla città 618 millimetri di pioggia, di cui 395 in 50 ore di pioggia ininterrotta tra il 21 e il 23 febbraio. La conformazione di Palermo facilitò l'aumento del livello dell'acqua, che variava nei diversi punti della città tra i due e i sei metri. Danni ingenti ai manufatti, tranne al suddetto ponte che, ben dimensionato, resistette indenne all'onda di piena del fiume». Attualmente il ponte è di nuovo minacciato da umidità e infiltrazioni, tanto che a dicembre 2018 la Soprintendenza ai beni culturali ha annunciato una gara per avviare lavori di restauro e consolidamento del ponte, stanziando un importo complessivo di 100mila euro. A che punto siamo? «La gara è stata espletata e siamo in procinto di firmare finalmente il contratto con le due aziende che eseguiranno i lavori - afferma ancora la soprintendente Bellanca - Nell'arco di un mese saremo pronti per la firma del contratto».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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