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Piscina comunale ancora senza pontone, «verifiche in corso»
«Mancano impianti, molti costretti ad abbandonare il nuoto»

Sono pochissime le strutture in Sicilia per seguire a livello agonistico la passione di molti giovani, accompagnati dalle loro famiglie, che tra costi di trasporto e materiale tecnico a volte non ce la fanno a far seguire ai figli i propri sogni

Foto di: comune di palermo

Foto di: comune di palermo

Incoraggiare i giovani a fare sport è ormai universalmente un tassello fondamentale per il corretto sviluppo dei più piccoli fin dalla prima infanzia. Anche se ormai si può scegliere tra una vasta gamma di attività ci sono alcune discipline che sono meno facili da seguire di altre. Tra queste in Sicilia e a Palermo c'è sicuramente quella del nuoto. Non è un mistero che la piscina comunale del capoluogo regionale nel tempo abbia avuto qualche problema di fruizione per i cittadini, nonostante ciò sono arrivate anche le buone notizie come quella del tenerla aperta il sabato. 

Se poi la passione per il nuoto diventa anche un'aspirazione a livello agonistico le cose si complicano. Le famiglie galleggiano tra mille preoccupazioni tra lavoro, casa e scuola e cercare di far sviluppare quello che è comunque un talento di tuo figlio oltre che una passione diventa complesso. «Dal lunedì al sabato, per almeno due ore tra piscina e palestra e poi a casa, che ci sono anche i compiti da portare l’indomani a scuola» inizia così il racconto di Caterina, mamma di un atleta quindicenne catanese. Caterina rappresenta uno tra i tanti genitori che, per sostenere le inclinazioni naturali e le aspirazioni sportive dei propri figli, sostiene giornalmente fatiche che finiscono per pesare notevolmente sul budget familiare sia a livello economico che in termini di stress. «La spesa più alta è quella dell’iscrizione alla piscina che è 1100 euro l’anno, a cui vanno però aggiunti tutti quei costi indispensabili per chi fa nuoto come i costumi - continua Caterina - Il costume per gli allenamenti (50 euro) va cambiato ogni 3 mesi perché poi si deforma troppo. Mentre per la gara bisogna dotarsi del costumone che può arrivare a costare sino a 400 euro». E non bisogna dimenticare il costo degli integratori e del nutrizionista che con gli esami medici periodici costa 100 euro ogni 2 mesi.

A questo si aggiunge anche che l'impiantistica per quanto riguarda il nuoto in Sicilia non è adeguata  il peso diventa quasi insostenibile. «Non solo costi, ma tanta fatica anche per l’assenza di adeguate strutture», tiene a puntualizzare Caterina che, come la maggior parte di chi ha un nuotatore in famiglia, è impegnata nella battaglia per l’ottenimento del Pontone alla piscina di Nesima o almeno alla piscina comunale di Palermo. «Oltre 1500 atleti non sanno dove sarà possibile fare le gare regionali indoor - aggiunge - necessarie per accedere a quelle nazionali, perché la situazione delle piscine in Sicilia è davvero pessima e costringe molti persino ad abbandonare questa bellissima disciplina».

Della vicenda relativa all'acquisto e all'utilizzo del pontone per la piscina comunale di Palermo si erano occupate a settembre le esponenti del M5s Roberta Schillaci e Viviana Lo Monaco, rispettivamente deputata regionale e consigliera comunale: «Come movimento ce ne siamo interessati con un'interrogazione a livello comunale - spiega Schillaci - siamo veramente nei guai dal punto di vista dell'impiantistica e c'è anche il ddl già incardinato in V commissione, una legge pensata dal basso con gli operatori dello sport. Se non si dà una  sferzata all'impiantistica quelle poche strutture presenti sul territorio regionale resteranno cattedrali nel deserto. Nel Ddl si parla anche di fare utilizzare alle associazioni sportive gli impianti che ci sono all'interno delle scuole negli orari extracurriculari. Al momento si fa per alcune strutture ma non c'è nessun obbligo, tutto dipende dal consenso del dirigente scolastico che si muove in accordo con  il comune. Quindi la scelta di renderlo tale contribuirebbe a rendere omogeneo tutto il territorio regionale». Per Schillaci però anche se si attuassero queste misure non si coprirebbe tutto il fabbisogno presente sul territorio: «Si parla di palestre della salute tenendo conto che anche i privati devono mettersi a disposizione del Comune e occorre anche individuare aree a disposizione di cooperative e associazioni». 

Un'interrogazione a firma della consigliera Lo Monaco alla quale il Comune ha risposto con un elenco di cose che ancora devono essere fatte. Una storia ormai che si trascina da mesi: «Già a giugno c'era stato un primo impegno da parte del Comune dopo il rimpasto di giunta, quindi con l'inserimento di Giambrone e l'arrivo della Prestigiacomo. Ma andando indietro nel tempo nel 2017 Arcuri dichiarava che avrebbe fatto di tutto per realizzare questo pontone. Al di là di tutto è questa presa in giro». Lo Monaco si domanda quindi se quattro o cinque mesi «siano sufficienti per dare risposte ai cittadini oltre a quella "dobbiamo fare le verifiche ma ci sono criticità"». Inoltre Lo Monaco aveva presentato un emendamento al bilancio 200 mila euro ma è stato bocciato: «Arriveremo alle prossime elezioni parlando del famoso pontone. Giambrone aveva dichiarato come fosse indispensabile sfruttare l'indotto del turismo legato allo sport anziché lasciarlo andare in Sicilia orientale. Perché mi rispondono che devono fare ancora verifiche? Da una parte ci sono parole e dall'altra i fatti il cittadino può giudicare». 

La replica del Comune non si è fatta attendere più di tanto e arriva per bocca dell'assessora ai lavori pubblici Maria Prestigiacomo, che spiega di avere «informato gli uffici competenti» e che «presto verrà convocata una riunione con tutte le associazioni sportive in questione e alla presenza del vicesindaco Giambrone, in modo da potere affrontare il tema al meglio».

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