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A fuoco la pizzeria di Giovanni Impastato
«Coincidenze stranissime, sono spaventato»

Il rogo sarebbe di natura dolosa. Il locale era chiuso per adeguamenti strutturali, sarebbe stato riaperto a breve. Il titolare, fratello di Peppino, attivista antimafia ucciso nel '78, parla di «un fatto inquietante». Otto anni fa c'era stato un altro rogo, anche quello doloso

Silvia Buffa

«Coincidenze stranissime». È questo uno dei tanti pensieri che stanno passando per la mente di Giovanni Impastato in questo momento. Il fratello di Peppino, il militante comunista ucciso da Cosa nostra nel ’78, gestisce da anni una pizzeria, che stanotte è stata data alle fiamme. I danni calcolati si aggirano intorno ai 10mila euro, provvidenziale l’allarme lanciato da un ragazzo che passava in zona, che ha notato le fiamme e ha chiamato i vigili del fuoco. Il locale di recente era balzato agli onori delle cronache per un esposto anonimo che aveva fatto partire alcuni controlli da parte della municipale di Carini. «Abbiamo sempre pagato tutte le tasse al comune di Cinisi, che ci ha rilasciato la licenza. Invece, sembra che il territorio sia di competenza di Carini».

«Sono state dette tante cose nei giorni scorsi dai giornali, alcune anche non vere - dice Impastato -. Avevo l'amianto e l’ho tolto, ma tutte queste carenze igienico-sanitarie non c'erano. Mancava un doppio bagno per i disabili, ce n’era già uno ma interno, non si sarebbe potuto passare dalle cucine, doveva essere esterno e quindi abbiamo predisposto tutto. Fra una decina di giorni avremmo già potuto riaprire la prima parte del locale, quella che fa da edicola-tabacchi e da panineria. Per la seconda avremmo probabilmente aspettato dopo Natale». Ma adesso slitta tutto a data da destinarsi. «Improvvisamente è arrivata una botta del genere. Coincidenze stranissime - ribadisce -. Questo rientra in un clima particolare. Un clima che sa quasi di "a questo non lo dobbiamo fare aprire… se non c'è riuscito lo Stato, non lo facciamo aprire noi”, mi dà questo messaggio. Ma io posso pensare tante cose… Non so se credere ai balordi di passaggio che volevano rubare, anche perché alla fine non è stato rubato niente».

Un attentato incendiario lo avevo già subito otto anni fa, ma in quella occasione le proporzioni furono davvero grosse. Le stesse che avrebbe, tuttavia, potuto assumere anche il rogo di oggi. Se qualcuno non avrebbe lanciato in tempo l’allarme, infatti, sarebbe anche potuta avvenire un’esplosione. Due i focolai individuati dai vigili del fuoco, che hanno subito classificato l’incendio come doloso: uno sarebbe partito da «una specie di mensola per i piatti, le fiamme hanno bruciato una parete e un po’ di tetto, si stavano allargando - racconta Impastato -, poi un altro focolaio accanto alla cassa». «Per me è una cosa molto inquietante - torna a dire -, sono molto preoccupato, perché in un momento come questo, fatto di tanti sacrifici, polemiche e risoluzioni varie, mi fa pensare "allora non devo riaprire?". Non lo so, ma il clima è questo. Confido nelle indagini». Nella zona, tra l’altro, non risulterebbe alcuna videocamera di sorveglianza. «Purtroppo non sono arrivato a metterle le telecamere, perché era in programma con questi lavori di ristrutturazione - spiega ancora -. A Casa Memoria per esempio le abbiamo da tempo, sono essenziali».

Tanti i messaggi di solidarietà arrivati in queste ore. Tra cui anche quello del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ha invitato Impastato «a non demordere, impedendo così che possa prevalere la legge ferina dei parassiti e dei prepotenti», esprimendo fiducia nel fatto che si potrà individuare e sanzionare gli autori di «questo ignobile gesto».

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