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Disabilità a Corleone, dalla denuncia alla solidarietà
«Nessuno resti più chiuso in casa perché costretto»

A prendere le difese del compaesano, che giorni fa non è potuto entrare al cimitero per via delle caditoie all'ingresso, è l'avvocato Di Giglia, presidente dell'ufficio nazionale del garante della persona disabile: «È necessario ripristinare ufficio indipendente sul tema»

Silvia Buffa

«Una barriera architettonica non è solo un ascensore fuori servizio, una scala di troppo o un gradino che ostruisce l'accesso a un luogo, che sia pubblico o privato. Purtroppo è molto altro». L’avvocato Salvatore Di Giglia non ci sta e, nella qualità di presidente dell’ufficio nazionale del garante della persona disabile, vuole dire la sua sul tema. Specie se a lanciare l’allarme, appena una settimana fa, è un suo compaesano. E parla subito di «accessibilità universale», quella che ancora Corleone, ma non solo, faticherebbe a raggiungere. Come potrebbe, del resto, realizzarla davvero se diventa complicato anche comprendere quanto possa rappresentare un ostacolo una caditoia a maglie larghe, dove le ruote di una carrozzina rischiano di incastrarsi facendo precipitare a terra la persona costretta a passarci sopra? Lo stesso rischio che non ha voluto correre Luciano Labruzzo, costretto però a dover fare dietrofront rinunciando alla visita al cimitero che aveva programmato.

Non proprio una cosa da niente. «È una discriminazione indiretta quella che ha subito Luciano», spiega infatti l’avvocato Di Giglia. «È importante che il Comune si stia muovendo oggi per realizzare l’obbligatorio Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche nel paese, il cosiddetto Peba. Auspico che questo piano, che avrebbe dovuto già essere adottato da diverso tempo, venga presto realizzato. Inoltre, non può che prendersi favorevolmente atto che già vice sindaco e presidente del consiglio abbiano formulato le proprie scuse a Luciano». Tuttavia, malgrado il dichiarato impegno dell’amministrazione comunale a farsi più attenta e sensibile ai diritti dei disabili, la denuncia pubblica di Luciano - rimasta forse in parte non compresa del tutto - è stata definita «pretestuosa» dal sindaco Nicolò Nicolosi. «Escludo che si possa definire così, anche nel suo caso specifico - ci tiene a sottolineare l’avvocato -. Cultura e civiltà di un popolo, che sia più o meno esteso, si sono evolute e continuano a progredire grazie alle spinte che vengono da persone come Luciano, che avendo consapevolezza dei propri diritti richiedono che essi vengano, per quanto possibile, garantiti e rispettati».

Intanto che Corleone si impegna, giorno dopo giorno, a diventare sempre di più un luogo a misura di cittadino, chiunque esso sia, a che soluzioni possono rifarsi i disabili per continuare a fruire dei luoghi della propria città senza dovervi rinunciare? «Mi viene molto difficile pensare che le citate parole del sindaco, nel merito della vicenda, potessero contenere una sorta di sollecitazione rivolta a Luciano di farsi accompagnare nel futuro - osserva -. Nessuno può incidere sulle scelte concernenti la sfera individuale di vita della persona con disabilità. E, in caso contrario, si realizzerebbe un’aperta violazione dei principi fissati dalla Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità e dalla nostra Carta Costituzionale, che tendono entrambe ad assicurare pari opportunità e una vita indipendente ad ogni persona con disabilità. Obbligo che la legge 328 del 2000, tra l’altro, pone prioritariamente a carico del Comune». Le norme insomma non mancano e applicate alla vita di tutti i giorni chiamano «ogni individuo ad adoperarsi nel quotidiano perché la persona con disabilità non rimanga a casa per cause non dipendenti dalla sua volontà o che debba rinunciare a qualche cosa che normalmente viene garantita o viene posta comunque alla portata di qualsiasi altro cittadino».

Principi base, insomma, che valgono per chiunque, Luciano compreso. Dal canto suo, l’avvocato Di Giglia spera che tra il compaesano e l’amministrazione comunale ci siano presto tutti i chiarimenti necessari, e che tra persone con disabilità ed ente soprattutto «si instauri un reciproco e onesto rapporto di collaborazione». Valutazioni e auspici che si formano su un’esperienza lunga e preziosa che l’avvocato ha svolto proprio a Corleone, dove per sei anni ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’ufficio del garante della persona con disabilità, ruolo che ricopre ancora oggi ma a livello nazionale. «Un ufficio che qui ha operato molto bene, almeno fino alla sua disattivazione avvenuta durante il periodo di amministrazione prefettizia - racconta -. Oggi sono ancora di più fermamente convinto della necessità che tale autorità indipendente venga ripristinata al più presto. In tal senso, infatti, ho anche sollecitato l’amministrazione comunale, in modo formale. Ciò perché i diritti negati in loco possano essere prontamente attenzionati dall’ufficio che opera nel territorio, in aderenza al regolamento già approvato dal consiglio comunale di Corleone nel 2003».

Una figura che, quindi, aveva fatto la differenza. Almeno in passato, consentendo «al paese di Corleone di potersi vantare di avere adottato, per la prima volta in Italia, la delibera istitutiva della figura». Dal 2003 in poi sono stati istituiti altri 30 uffici in diverse città delle regioni d’Italia, molti dei quali sono stati perorati nella loro nascita dall’ufficio nazionale che l’avvocato Di Giglia oggi rappresenta. In Italia ci sono tre uffici che operano in ambito regionale, divisi tra la Puglia, la Campania e la Sicilia, dove la responsabile è la dottoressa Giovanna Gambino. «Anche la città di Palermo, dopo una lungo travaglio, ha dato alla luce, a maggio scorso, l’ufficio del garante della persona con disabilità. La sede è in via Garibaldi e l’incarico di responsabile è stato recentemente affidato all’avvocato Marcella La Manna - conclude Di Giglia -. Un ufficio che opera in piena sintonia e collaborazione tanto con l’autorità Regionale Siciliana che con quella di Palermo».

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