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Italia Viva: donne, comitati e (ancora) pochi ex Pd
Alla scoperta dei primi nuovi renziani palermitani

Il partito di Matteo Renzi ha avuto il suo battesimo ufficiale alla decima edizione della Leopolda. Tra la folla di padrini e madrine accorsi per l'evento in tanti sono partiti dal capoluogo, tra giovanissimi, un'importante trazione femminile e - forse - qualche imbucato

Gabriele Ruggieri

Foto di: Facebook Italia Viva Palermo

Foto di: Facebook Italia Viva Palermo

Sui numeri si fa ancora un po' di confusione: c'è chi dice 200, chi 150, di certo c'è che la delegazione siciliana alla decima edizione della Leopolda, a Firenze, era ben nutrita, con una buona rappresentanza palermitana. Dopo i no categorici e le smentite, i nuovi renziani palermitani, pronti a imbarcarsi sulla nave di Italia Viva, la nuova realtà politica appena tenuta a battesimo dall'ex presidente del Consiglio, cominciano a uscire allo scoperto. Ne viene fuori un quadro assolutamente in divenire, ma dal quale si evince già qualche dato importante, come la forte trazione femminile che contraddistingue i primi passi del partito a Palermo. Portabandiera è stata sicuramente Luisa La Colla, al momento l'unica amministratrice del Palermitano ad avere fatto il salto in Italia Viva. Architetto, ex consigliere comunale in quota Pd in Sala delle Lapidi, La Colla è stata di recente eletta in Consiglio nel piccolo Comune di Cefalà Diana.

«Sicuramente ci saranno altre novità a livello locale - spiega a MeridioNews poco dopo il suo rientro da Firenze - anche se ancora non si conoscono bene. La risposta che abbiamo riscontrato alla Leopolda è ottima, con tante persone, tra cui anche semplici appassionati di politica, pronti a sostenere una tre giorni di proposte, tavoli, lavori, di certo non leggera e dopo avere affrontato un viaggio importante. C'erano persone che venivano anche da Ustica. Pochi amministratori locali, vero, ma in molti ci seguono con curiosità». Intanto sono partite le iscrizioni, «tutte online, cosa che cambierà il modo di vedere gli iscritti, che per la prima volta non saranno pesati in base al numero di tessere che riescono a portare, ma per il loro valore». L'intento è quello di costruire una base solida, poi, dice ancora La Colla, «il passo successivo sarà la costituzione dei gruppi all'interno delle amministrazioni, cosa che mi auguro e spero che avvenga al più presto, anche a Palermo». La parola d'ordine? «Dialogo», anche con quel Pd che tanti grattacapi ha dato ai renziani di Sicilia, specie dopo la destituzione da segretario regionale di Davide Faraone, adesso capogruppo in Senato tra le fila di Italia Viva.

Una destituzione, quella dell'ex deputato regionale, che ancora brucia nelle parole di Valentina Falletta. Lei, attivista classe '83, le dieci edizioni della Leopolda le ha viste tutte, ma racconta di non aver «mai pianto tanto per l'emozione, nonostante sia una persona molto razionale» e di non avere mai visto così tanti siciliani: «A colpirmi è stata soprattutto la partecipazione spontanea di molti. Durante il viaggio di ritorno ho incontrato persone che conoscevo, ma c'erano anche molti, anche giovanissimi, che non avevo mai visto. E faccio politica attiva da quando avevo 13 anni e undici mesi». Falletta ha le idee molto chiare, ricorda parti del discorso di Renzi e rilancia: «La cosa che si dice e si ripete sempre è che non bisogna ricadere nello stesso meccanismo che ha portato al declino del Partito democratico, che aveva finito per essere distaccato dalla base: persi nei cavilli dello statuto ci si era dimenticati di cosa vuol dire essere un partito popolare e non populista». E per fare ciò Italia Viva «si dovrà strutturare sul territorio, è ancora tutto in divenire. Stiamo partendo dai comitati civici, che sono una base importante». 

I comitati civici a cui fa riferimento Valentina Falletta ricordano nelle more un po' i circoli del Pd, ma con delle differenze sostanziali: le iscrizioni, tutte su invito, si effettuano via internet e previo pagamento, i comitati sono divisi per argomenti di discussione e tematiche che vanno dalla libertà alla democrazia, passando per il territorio. A loro è stato dato l'arduo compito di costruire le fondamenta. Al momento i comitati civici di Italia Viva a Palermo sono una decina, inclusi uno a Monreale e uno a Capaci, diversi dei quali, va detto, ancora senza adesioni, ma siamo ancora alle primissime battute. Tra i nomi di chi si è intestato un comitato civico a Palermo poche sorprese rilevanti: si parte da Vincenzo Scaletta, candidato al Consiglio palermitano tra le fila di Palermo 2022, che adesso gestisce il comitato Adesso Palermo, incentrato sul territorio; c'è Giordano Crivello, che nella scorsa legislatura è entrato a Palazzo delle Aquile tra le fila del Cantiere Popolare di Marianna Caronia, ora riferimento per il circolo Progetto Palermo; c'è Salvo Allotta, fresco anche lui di Leopolda, ex Pd con un passaggio anche tra i Coraggiosi di Fabrizio Ferrandelli e c'è anche Valeria Ajovalasit, presidente nazionale dell'Arci donne, che guiderà il comitato chiamato Liberal e si occuperò di democrazia.

«Le parole d'ordine di questa Leopolda - dice Ajovalasit - sono state riformismo, femminismo e lotta alle diseguaglianze. C'era un'importante delegazione femminile, eravamo tante donne tra cui tantissime giovani. Un dato impressionante anche rispetto alla delegazione precedente. C'era voglia di partecipare ed evidentemente anche il lancio di Matteo Renzi, con le prime idee di questa Italia Viva, che alla fine sono state esplicitate nel progetto politico, incuriosiscono molto. Non si è ancora parlato di organizzazione, ma di progetti. Penso che i comitati civici saranno una leva molto forte, non perché i partecipanti apparterranno automaticamente a Italia Viva, ma perché saranno autonomi e aiuteranno a raccogliere istanze e proposte. È senza dubbio un progetto politico nuovo quello di un partito che dialoga, che apre a quella società, a quelle persone stufe di un certo modo di fare politica, delle correnti, delle guerre interne. Tra pochi giorni  terremo la nostra prima riunione del comitato Liberal».

E i big? Quelli già impegnati con una carica nicchiano ancora. Si punta sempre sulla strategia attendista per non incrinare accordi ed equilibri già fragili, come quello all'interno del gruppo consiliare del Pd a Palermo. Nel capoluogo siciliano il primo segnale forte potrebbe arrivare non tanto dai Dem, ma da altre fazioni moderate: non ci sono conferme, ma c'è persino qualcuno che dice di aver visto due consiglieri di Sicilia Futura aggirarsi nei pressi della stazione Leopolda durante la convention, ben attenti a non venire immortalati. Voci non confermate, che comunque mettono sale su un discorso alle sue primissime battute, che presto potrebbe diventare una realtà seria all'interno del panorama politico palermitano.

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