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Bellolampo, è guerra fredda tra Comune e Regione
Catania: «La settima vasca? Un segreto di Fatima»

Dopo l'attacco di Cocina all'Ecofocus di Legambiente, in cui il dirigente regionale aveva detto che il Comune di Palermo «non ha la volontà di cambiare», arriva la replica dell'esponente della giunta Orlando: «Sembra che ci sia una scissione tra lui e Musumeci»

Andrea Turco

«La settima vasca di Bellolampo per la Regione è un segreto di Fatima». Era solo questione di tempo prima che la gestione dei rifiuti a Palermo tirasse in ballo il sacro. Lo fa Giusto Catania, assessore all'Ambiente del Comune di Palermo, per rispondere in maniera un po' piccata alle osservazioni di Salvo Cocina. Il dirigente generale del Dipartimento Rifiuti da tempo va all'attacco delle tre città metropolitane, indicandole come «palle al piede» nei dati, altrimenti abbastanza lusinghieri, della raccolta differenziata in Sicilia

«Da Palermo non abbiamo segnali concreti, con questo andazzo la settima vasca durerà appena due anni» aveva commentato il dirigente regionale venerdì, all'Ecofocus organizzato da Legambiente. È noto che i due, Catania e Cocina, non si piacciano. Tanto da non incrociarsi neppure al tavolo che l'associazione ambientalista aveva convocato per mettere insieme tutti gli attori istituzionali, con la volontà di affrontare in maniera sistemica la perenne emergenza della discarica palermitana di Bellolampo. 

«I soldi per Palermo ci sono - ha segnalato Cocina - Faccio presente che il capoluogo siciliano ha avuto finanziato dal Ministero dell'Ambiente il progetto Palermo Differenzia 1 nel 2009, e l'ha avviato solo nel 2014. Idem per Differenzia 2, che è ancora al terzo step. C'è un problema se Palermo produce il 25 per cento dei rifiuti della Sicilia, o no? Al di là delle chiacchiere i sindaci di Catania, Palermo e Messina conferiscono il 60 per cento dei rifiuti regionali nelle discariche. C'è solo da vergognarsi. Ma Palermo almeno ha la volontà di cambiare? Purtroppo devo dire di no. La differenziata richiede un modello industriale di gestione dei rifiuti. Ho chiesto a Rap se ci sono i profili adatti a gestire il TMB, perché è chiaro che visti i risultati non funzionano. La battaglia dei prossimi anni è l'abbandono dei rifiuti, i territori sono massacrati, e il problema non è certo estetico ma ambientale. Calcoliamo che il 10 per cento dei rifiuti totali sia su strada».

Accuse che però sono rimaste senza replica: Catania era atteso a un incontro sulla circonvallazione, mentre Cocina è arrivato in ritardo. A MeridioNews, ora, l'assessore di Sinistra Comune prova a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «A me pare che l'ingegnere Cocina sia ossessionato dal Comune di Palermo e da Rap in quanto azienda pubblica che si occupa di rifiuti - dice l'assessore - E a volte sembra che ci sia una scissione tra quello che fa il governo regionale e quello che viene fuori dal Dipartimento Rifiuti. Prima di puntare il dito, Cocina dovrebbe dare dei tempi certi per la realizzazione della settima vasca».

Intanto per uscire dall'empasse l'amministratore unico di Rap Giuseppe Norata punta su un impianto di digestione anaerobica, per produrre biometano dalla frazione organica dei rifiuti. A proporre il progetto è la società Asja Ambiente, che potrebbe essere - data l'esperienza nel settore - pure la stessa che realizzerebbe e gestirebbe l'impianto all'interno di Bellolampo. Non è una specie di sconfessione del modello pubblico della gestione dei rifiuti di Palermo, che la giunta Orlando così tanto sostiene anche a costo di attirare gli strali della Regione (e nello specifico di Cocina)?

«La posizione del Comune è la stessa di Rap, non è che l'azienda si muove in autonomia - commenta ancora Catania - Si tratta di una procedura di gara di project financing, che comunque resta sotto il controllo di Rap. L'azienda da sola non riesce a organizzare questo tipo di attività che non è propria del ciclo dei rifiuti, è un modo per recuperare biometano dall'organico, fuori dalla mission istituzionale».

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