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A Riace tolto (anche) il cartello in ricordo di Impastato
«Vandalismo istituzionale contro simbolo che è di tutti»

Dopo la dicitura «paese dell'accoglienza», sparisce anche il disegno raffigurante il militante ucciso nel '78 dalla mafia. Un gesto voluto dal nuovo sindaco Trifoli, che desta perplessità. «Ci chiediamo su quali valori la nuova giunta fondi il proprio consenso»

Redazione

Foto di: iconanews.it

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«Tra Riace e Cinisi c'è un discorso comune, perché si tratta in entrambi i casi di una ribellione esistenziale che cerca delle soluzioni collettive». Diceva così solo cinque mesi fa Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, a Cinisi per ricordare Peppino Impastato a 41 anni dal suo omicidio. Di quel «discorso comune» fra le due cittadine c'erano anche segni ben tangibili, concreti, sotto gli occhi di tutti. Come il grande cartello blu con disegnato al centro il militante comunista ucciso nel '78 dalla mafia, che accoglieva la gente appena prima di mettere piede a Riace. Cartello di cui adesso non c'è più alcuna traccia. «Perché è stato tolto il cartello in ricordo di Peppino?», domandano all'unisono i volontari di Casa Memoria, insieme all'associazione Peppino Impastato e al Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato.  

«Apprendiamo che Tonino Trifoli, nuovo sindaco di Riace, ha fatto rimuovere il cartello in ricordo di Peppino Impastato che si trovava proprio sotto l’insegna “Riace, paese dell’accoglienza”, anche questa tolta alcuni giorni fa e sostituita con una dedicata ai santi martiri Cosma (ribattezzato “Cosimo” dalla nuova giunta) e Damiano. Come Casa Memoria, associazione Peppino Impastato e Centro Impastato riteniamo molto grave quanto avvenuto - si legge in una nota - ed esigiamo dall’amministrazione di Riace delle risposte chiare che spieghino a tutto il Paese i motivi di questa scelta». Gli stessi volontari e attivisti ricordano come, proprio in questi giorni a Palermo, la figura di Peppino Impastato sia stata nuovamente oggetto di atti vandalici, con la distruzione per la seconda volta di una targa in sua memoria collocata all'interno di un giardino pubblico al Cep, dov'è stata ricollocata (per la terza volta) appena ieri. 

«Targhe e luoghi di memoria intitolati a Peppino e Felicia Impastato sono stati devastati. Abbiamo ritenuto queste azioni delle vere intimidazioni e oltraggi alla memoria - dichiarano infatti i volontari -. Quello di Riace ci sembra una sorta di vandalismo istituzionale di cui non comprendiamo il motivo. Riteniamo che la nuova giunta a maggioranza leghista stia cercando di portare avanti un tentativo di rimozione di tutto ciò che di positivo era stato fatto a Riace dall’amministrazione guidata da Mimmo Lucano, cancellando i valori di accoglienza e solidarietà, come se fossero da criminalizzare e annullare. Abbiamo dato e continuiamo a dare la nostra solidarietà a Mimmo Lucano che in tanti anni ha intrapreso un percorso importantissimo, non solo in relazione al tema dei migranti, creando un modello accoglienza diffusa, ma contribuendo anche a valorizzare il territorio tramite un impegno di fuoriuscita dalle logiche mafiose, introducendo nuove forme di intervento nella gestione dei rifiuti e delle acque».

«Usare la figura di Peppino, in questo caso censurandola, per lotte politiche personali è un gesto che non ci sembra corretto - prosegue la nota -, perché Peppino rappresenta un simbolo collettivo di impegno sociale di lotta alla mafia e all’oppressione, è un esempio per tantissimi giovani di tutta Italia e non solo. Un ragazzo che è nato in una famiglia mafiosa e che ha speso la propria esistenza nel contrasto alla mafia e che per questo è stato brutalmente ucciso. Cancellare l’immagine di Peppino significa offendere la memoria storica non solo di Peppino, ma anche di tutte le vittime di Cosa nostra che sono morte per una società libera dalla mafia. I nostri valori sono quelli di solidarietà, libertà e antimafia, ci chiediamo su quali valori la nuova giunta di Riace fondi il proprio consenso».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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