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Ustica, la protesta per la scuola ancora chiusa
«Vogliamo una legge che tuteli le isole minori»

Davanti i cancelli dell'istituto Profeta genitori e studenti hanno rivendicato il diritto allo studio, finora negato nell'isola palermitana. Mentre le lezioni partiranno soltanto domani (e a orario ridotto). «Ora tocca alla politica darsi una mossa». GUARDA LE FOTO

Andrea Turco

Foto di: Mara Manzella

Foto di: Mara Manzella

I cancelli sono ancora chiusi, ma lo resteranno solo per altre 24 ore. Alla scuola Profeta questa mattina una settantina di persone tra studenti e genitori ha rivendicato il diritto allo studio, negato finora a Ustica. L'inizio delle attività didattiche nell'isola palermitana è stato fissato per giovedì 26 settembre, dalle ore 10 alle ore 13, mentre si attende ancora l'orario di venerdì e quello della prossima settimana. Il motivo che non ha consentito l'avvio delle lezioni da martedì 17, così come per il resto della provincia palermitana, è la ormai nota assenza di tre assistenti amministrativi e di cinque collaboratori scolastici. Una nomina che è stata risolta solo nella giornata di ieri, dopo un rimpallo di responsabilità tra ufficio scolastico provinciale e ministero a causa di un disguido informatico che non aveva consentito al dirigente scolastico Massimo Leonardo di selezionare il personale Ata mancante

Nella placida isola di fronte il capoluogo siciliano, l'atmosfera in questi giorni è stata abbastanza tesa. Il caos amministrativo ha infatti impedito ai 115 alunni dell'istituto Saveria Profeta - che raccoglie la scuola superiore, la media, quella elementare e l'infanzia - di esercitare il proprio diritto allo studio. Ed è stato proprio questo il leit motiv della protesta di oggi: la lieta notizia dell'apertura della scuola non ha comunque cancellato il malumore della comunità isolana. «Finalmente mio figlio Gabriele potrà andare a scuola e stare con i suoi compagni - dice Ambra, giovane mamma trentenne -  Ma ancora non possiamo dirci pienamente soddisfatte». Perché se è vero che quest'anno il problema è esploso, è altrettanto certo che negli anni passati gli usticesi hanno subito altri disagi. 

«Già in passato abbiamo avuto difficoltà sia col personale Ata che coi docenti - racconta Maria Giovanna Bertucci, rappresentante della scuola dell'infanzia nel consiglio di intersezione - Il problema è sempre quello, ovvero un'organizzazione sbagliata da parte del provveditorato e del ministero. In più Ustica soffre di un disagio molto grande, che è l'inaccessibilità che spesso il nostro mare ci procura. Spesso infatti può capitare che la scuola rimanga chiusa di lunedì, perché il personale Ata e gli insegnanti non riescono a raggiungere l'isola dopo essere andati via il venerdì per ricongiungersi ai propri cari. A volte capita che non ci siano mezzi disponibili, e dunque non è infrequente che la scuola riparta poi la settimana successiva con l'orario ridotto o che addirittura rimanga chiusa».

La protesta di oggi si lega dunque a rivendicazioni già avanzate più volte nel corso degli anni. «Vogliamo una legge dedicata alle isole minori e alle comunità montane, che possa dare la possibilità alle scuole come quella di Ustica di poter aprire anche in condizioni di meteo avverse - dice ancora Bertucci - Le interlocuzioni in questo senso ci sono, ad esempio l'amministrazione comunale ieri ha approvato un documento, da presentare al ministero dell'Istruzione, che chiede di risolvere i disagi che dobbiamo patire da tempo». Finito il tempo delle agevolazioni per insegnanti e personale Ata, insomma, è tornato il momento di rimboccarsi le maniche.

«Prima era previsto il sistema del doppio punteggio, che garantiva la presenza del personale scolastico sull'isola - spiega Bertucci - Da quando è stato tolto siamo diventati zone di serie B, e non c'è più l'interesse a venire qui. La colpa però non è di insegnanti e collaboratori, ognuno tira l'acqua al proprio mulino e loro magari scelgono di restare più vicini a casa. In questi giorni segreteria e dirigenza del Profeta si sono prodigati in maniera attiva per la riapertura della scuola. Ora però tocca alla politica darsi una mossa». 

*si ringrazia per la collaborazione Mara Manzella

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