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Cronache da Riace, graphic novel sulla realtà calabrese
«Migranti usati come arma di distrazione di massa»

Un volume edito da Feltrinelli, che prosegue l’inchiesta a fumetti da Rizzo e Bonaccorsoimpegnati sul tema delle migrazioni. Un prosieguo del lavoro precedente, che li portò a bordo della Nave Acquarius

Francesco Lodato

«È stato difficile entrare nella baraccopoli e stabilire un contatto con i suoi abitanti, si tratta di gente stanca di vivere in questo modo, persone che percepiscono l’ondata di odio nei loro confronti». Un anno dopo l’uscita nelle librerie di Salvezza, ieri alla Feltrinelli di Palermo Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno presentato il loro nuovo Graphic Novel: …A casa nostra, Cronaca da Riace. Un volume edito da Feltrinelli, che prosegue l’inchiesta a fumetti dei due autori impegnati sul tema delle migrazioni. Si tratta di un ideale prosieguo del lavoro precedente, che li portò a bordo della Nave Umanitaria Acquarius, raccontando stavolta il post traversata, mostrando ciò che segue l’arrivo dei migranti nel nostro paese.

Anche questa volta si tratta di un’opera realistica e fortemente critica nei confronti della politica nazionale sul fenomeno migratorio, che tra le molte sfaccettature, mostra anche al proprio interno una intervista esclusiva con l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano. Un racconto ancorato al territorio calabrese, che si snoda tra Rosarno e Riace, muovendosi tra i due esempi di accoglienza presenti sul territorio nazionale. «Come lo è stato salvezza, anche questo lavoro è in parte documentazione, in parte racconto biografico, un approccio necessario per conservare la memoria di quanto vissuto dai migranti», raccontano i due autori definendosi «due imbecilli che hanno a cuore queste tematiche». 

«Già durante il lavoro sulla Acquarius ci chiedevamo cosa ne sarebbe stato di quelle persone e la risposta a questa domanda ci ha portato in Calabria, tra le lamiere ed il fango della baraccopoli di San Ferdinando», affermano di concerto lo scrittore e il disegnatore del Graphic Novel, scelto come media grazie all’immediatezza visiva di cui il fumetto è portatore attraverso l’immagine, che lo rende una forma di comunicazione adatta al nuovo millennio per raccontare le storie di quelle che sono le persone della storia e non personaggi immaginari” spiega Lelio raccontando del loro viaggio alla scoperta di questa realtà. 

«San Ferdinando è un girone dantesco sorto accanto ai campi in cui i migranti vengono sfruttati per raccogliere ortaggi, frutta e verdura, sono mano d’opera a basso costo che vive in casupole di plastica e lamiere, costantemente a rischio di incendio per via dei fuochi accessi all’interno per riscaldarsi», racconta Bonaccorso, «un luogo più volte sgomberato davanti alle telecamere per fare propaganda e regolarmente risorto negli stessi luoghi», precisa il collega Marco Rizzo prendendo la parola. «Siamo riusciti ad avvicinarci grazie a Salvezza, mostrando il volume alle persone della baraccopoli, catturandone poi la fiducia grazie ai disegni di Lelio» prosegue Rizzo, «i ritratti estemporanei fatti sul mio taccuino hanno rotto il ghiaccio con gli abitanti della baraccopoli, permettendo al disegno di arrivare dove le telecamere non possono» interviene Bonaccorso confessando di aver cambiato alcuni tratti somatici nei propri disegni per rendere meno riconoscibili le persone intervistate, invogliandole così a parlare con loro e raccontare le proprie storie cariche di dolore.

«Quello delle migrazioni è il tema dei nostri tempi perché fa comodo alla politica: mentre la situazione economica del paese precipita, loro offrono i migranti come bersaglio per l’odio e la rabbia, dopotutto sono vittime perfette: non posseggono una voce unitaria, non costituiscono un bacino di voti da accontentare e soprattutto non hanno alcun diritto di replica. Sono una vera e propria arma di distrazione di massa» afferma senza mezzi termini Rizzo riprendendo la parola. «In questo quadro, il fumetto può essere un modo per rispondere alle bufale ed alla manipolazione mediatica, perché servono mezzi nuovi per arrivare dove metodi tradizionali non riescono ad entrare, arrivando anche nelle scuole, il fumetto diventa informazione creando empatia nei giovani verso queste persone», prosegue Marco riferendosi al Graphic Journalism come arte sequenziale capace di presentare al lettore «dati e testimonianze, elementi che vanno di pari passo e sono necessari confutare quanto si afferma creando una dimensione di informazione e azione, elementi indispensabili per reagire al cattiviamo dilagante» prosegue l’autore.

«Oggi entrare in libreria è di per se un atto di rivolta sociale, ma non basta, bisogna entrare nella bolla altrui, nel mondo dei propri oppositori usando mezzi che possano colpirli allo stomaco mostrandogli i numeri e le testimonianze, usando mezzi che rispecchino il mondo in cui viviamo, come fotografie o fumetti», interviene il disegnatore, «raccontare le storie di qualcuno attraverso il fumetto è parte di questo, un veicolo in cui l’informazione diventa la storia stessa arrivando al lettore attraverso la giusta tecnica di disegno, buttandolo al nostro posto creando empatia, unendo mente e cuore, dandogli una testimonianza visiva unita a dati oggettivi», prosegue Bonaccorso.

«Per un ragazzino odierno un fumetto è più pregnante di un libro lo colpisce al cuore per arrivare alla testa stimolandolo a pensare e riflettere e questa, di per sé è una prima risposta alla propaganda cattivista», sostiene Rizzo, prendendo la palla al balzo, affermando di avere, «grandissima fiducia nel sistema scolastico, nonostante la classe politica provi da vent’anni a smantellarlo. Ritengo la scuola sia il modo migliore per arrivare nelle case, soprattutto quelle conquistate dalla propaganda o dove un libro non è mai entrato e forse un fumetto potrebbe riuscire ad accedere, perché non si tratta di resistere, ma di combattere con le armi della cultura e dell’informazione», sostiene il giornalista e scrittore, «ed in questo certamente il fumetto può aiutare se gli si concede la giusta considerazione», sottolinea in chiusura Bonaccorso, precisando come oggi l’arte sequenziale possa essere veicolo di cultura ed educazione civica. 

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