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Addio alla storica libreria Broadway di via Rosolino Pilo
«Che bello fare cultura qui, ma la città ha le sue colpe»

Stretta nella morsa delle difficoltà economiche, la libreria della spettacolo dedicherà ai lettori due serate, il 27 e 28 settembre, per salutare insieme la conclusione di un viaggio lungo quasi vent’anni. Il saluto della titolare, che si toglie anche qualche sasso dalla scarpa

Francesco Lodato

La libreria Broadway chiuderà ufficialmente i battenti il prossimo 31 ottobre. Stretta nella morsa delle difficoltà economiche, la libreria della spettacolo dedicherà ai lettori due serate, il 27 e 28 settembre, per salutare insieme la conclusione di un viaggio lungo quasi vent’anni.

Nata nel 2000 grazie ai fondi per l’imprenditoria giovanile, Broadway è la creatura di Simona e Roberta Onorato, che dietro suggerimento del padre, chiedono e ottengono il finanziamento appena uscite dall’università. Simona, affidataria del prestito, prosegue quindi la tradizione di famiglia portando avanti con una propria attività il lavoro del genitore Piero, libraio dalla lunga e prestigiosa carriera, che con la propria esperienza aiuta la figlia ad avviare l’attività.

«Io e mia sorella abbiamo intrapreso questa strada - racconta Simona a Meridionews - ci abbiamo creduto, abbiamo creduto nel sogno di mio padre percorrendo questa strada insieme. Negli anni la libreria Broadway è stata fulcro di eventi, un polo culturale per la città tra corsi, mostre, incontri e forniture alle biblioteche sia pubbliche che private. Siamo qui da vent’anni in una strada non proprio di passaggio, un punto nel quale bisogna recarsi appositamente e questo ha creato una clientela selezionata che ci ha sostenuti fino ad oggi resistendo tra colossi del mercato come Feltrinelli, Mondadori o Flaccovio. Purtroppo i fondi sono andati costantemente diminuendo e nonostante i molti sacrifici e la resistenza, portata avanti con dedizione e passione, alla fine abbiamo ceduto, piegati dagli sconti selvaggi dei grandi distributori, precedenti alla legge Levi, che hanno massacrato i piccoli esercenti creando uno sbilanciamento tra costi di mantenimento, tasse incluse, e i ricavi dell’attività libraia».

La libraia prosegue ricordando quanto la libreria Broadway sia stata importante per molti palermitani, diventando subito un polo di attrazione culturale per molti addetti ai lavori e non solo. «Il nostro settore - dice - con i prezzi bloccati all'origine, impedisce i ricarichi sulla merce e nonostante questo abbiamo cercato di non snaturare la libreria accostando un’attività commerciale secondaria. Tre anni fa abbiamo invece aperto un vasto settore per ragazzi credendo nella necessità di abituare alla lettura i bambini sin da piccoli, dando un messaggio sociale, attraverso laboratori creativi, letture animate e collaborazioni con le scuole volte a mantenere l’identità della libreria, un concetto destinato a estinguersi. Io e Roberta abbiamo affrontato tutto questo da sole vivendo l’amarezza del poco tempo a disposizione per riuscire a evitare la chiusura, ma le difficoltà economiche accumulate premono su di noi».

E non mancano i rimpianti. «Resta il rammarico nel rinunciare ai progetti con i bambini, iniziative volute per non perdere la specializzazione nel settore dello spettacolo che ci ha sempre contraddistinti e non posso neanche accusare il mercato elettronico, che ha certamente la sua colpa nel calo delle vendite di libri, ma non si può certo criticare come sistema. Mi domando però se città come la nostra, che stanno perdendo tanti negozi storici, si rendano conto come la chiusura delle piccole realtà privi la città stessa di parte della propria identità. Finiremo per avere certi abitati con negozi tutti identici, perdendo anche figure professionali come quella del libraio, molto diverso dal semplice repartista della grande distribuzione, ruolo di confronto e collegamento tra editore e lettore, con cui il fruitore può parlare e confrontarsi”ci spiega Simona ponendo l’accento sul ruolo ed il valore del libraio, che conosce sia il mercato che i gusti dei clienti consigliando loro i testi più adatti da acquistare».

Simona Onorato parla della vita passata tra gli scaffali, delle soddisfazioni che comunque si provano nel fare un mestiere diventato ormai così difficile, ma non mancano le polemiche. «È stato un privilegio lavorare in libreria, un impiego non facile gestendo un’attività commerciale abbastanza diversa dalle altre, dotata di una propria unicità. È stato bello fare cultura a Palermo, ma anche la città ha le sue colpe, soprattutto nella gestione di eventi culturali come Una marina di libri, la cui organizzazione ha deciso di escludere solo alcune librerie e il loro personale dall’evento affermando che solo gli editori dovessero vendere e impedendo di fatto anche di lavorare agli stand ai professionisti del settore di alcune librerie cittadine. Non puoi escludere da un evento culturale chi fa cultura ogni giorno e non due settimane all’anno». 

Ma non è solo un problema legato agli eventi culturali. «Questo caso ha dato la misura di un evento fatto per il commercio e non per la cultura, ma soprattutto della scarsa considerazione da parte degli editori, che remano contro le piccole librerie vendendo i libri sui propri siti i prodotti con il 15 per cento di sconto, saltando in questo modo la filiera distributiva legata ai commercianti. Se a questo aggiungiamo i bassi margini di guadagno e gli alti costi di spedizione, capiamo come gli editori non siano interessati a salvaguardare le librerie dalla crisi, soprattutto quelle indipendenti e su questo bisogna sviluppare il pensiero critico della gente” ci racconta la proprietaria della libreria».

Tante le dimostrazioni di affetto nei confronti di un'attività storica che chiude, gesti e parole che non hanno lasciato indifferente Onorato. «Vedere la solidarietà della gente è bello. La nostra è stata una decisione sofferta e travagliata, che al contempo definisco coraggiosa, perché abbiamo capito di dovere abbassare le armi rinunciando a resistere» conclude Simona Onorato consegnando la memoria di un’attività commerciale destinata a chiudere i battenti entro due mesi, schiacciata dalla congiuntura economica sfavorevole, come dal drastico calo dei lettori.

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