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Cinisi, sì all'esproprio del casolare dove morì Impastato
«Un giusto atto di forza, lo aspettavamo da tanto tempo»

Con 106.345mila euro la giunta regionale acquisirà l'immobile, di proprietà del farmacista Giuseppe Venuti, che in passato era arrivato anche a chiedere 500mila euro per concedere il bene. «Finalmente sarà aperto tutti i giorni, non solo il 9 maggio»

Silvia Buffa

Foto di: Silvia Buffa

Foto di: Silvia Buffa

«Un atto dovuto, giusto, democratico. Sono soddisfatto malgrado il notevole ritardo con cui ci si è arrivati». Per Giovanni Impastato oggi è un giorno davvero particolare. E soprattutto felice. A cinque anni dall'acquisizione da parte della Regione del casolare dell'ex contrada dove fu assassinato Peppino Impastato il 9 maggio 1978 come bene di interesse culturale, ecco che si compie finalmente il passo decisivo: quello dell'esproprio. Un passaggio atteso da anni dai famigliari del militante comunista ucciso da Cosa nostra, cui in passato ci si era solo avvicinati, per sfumare poi in un nulla di fatto. Complice un governo regionale poco forse troppo poco interessato alla vicenda e a un proprietario, Giuseppe Venuti, impuntato su cifre esorbitanti per concedere quel luogo alla collettività.

«Abbiamo raggiunto uno degli obiettivi più importanti in assoluto. Ottenuto - continua Giovanni Impastato - grazie a un atto di forza della giunta». Atto che vale 106.345 mila euro, che serviranno per l'acquisizione dell'immobile. La stima del valore è stata effettuata dal dipartimento regionale delle Infrastrutture, mentre al dipartimento dei Beni culturali è stata affidata la procedura espropriativa dell’immobile. «Non è esattamente una cifra bassa quella improntata, penso che valesse di meno. Ma intanto il proprietario è arrivato in passato anche a chiedere 500mila euro per un bene ridotto a rudere che cade a pezzi e mai messo in sicurezza - spiega Impastato -. Non penso che lui si sarebbe mai accontentato di una cifra simile, ma quello che chiedeva era ridicolo e non in linea col valore di quel posto». I tempi non si conoscono ancora, ma la famiglia dell'attivista pensa già al futuro, anticipando che  «lo gestirà la Regione», una volta messo a punto un progetto di utilità pubblica. 

«Un patrimonio di memoria - torna a dire -, è giusto che le istituzioni si muovano in questa direzione. La memoria non è solo uno sforzo mentale di ricordo, è fatta anche di luoghi materiali da poter vivere, senza di questi la memoria può sparire con facilità. Per questo è un traguardo importantissimo, oggi è un giorno felicissimo». Di certo, una delle prime cose da fare sarà quello di mettere il casolare in sicurezza, nell'ottica di renderlo finalmente un luogo accessibile 365 giorni all'anno, e non solo il 9 maggio. Non ci saranno più cancelli da forzare, insomma. Spariscono i divieti, sparisce quella proprietà a cui tanto strenuamente sembra essersi aggrappato, in questi 41 anni, un proprietario sordo alle richieste dei famigliari e di una comunità sempre più consapevole e ampia. 

Per un breve periodo, nel 2016, il casolare era anche stato gestito da due ex candidati alle comunali, tra cui il nipote del proprietario. Giuseppe Venuti aveva deciso di affidare il bene in comodato d'uso gratuito alle associazioni Aglaia OnlusLibera Cinisi. Quest'ultima estranea - a dispetto del nome - alla più nota Libera di don Ciotti e ai familiari e amici di Impastato. «Un progetto non politicizzato», dichiaravano i volontari all'epoca, malgrado i loro trascorsi nella politica. A presiedere Libera Cinisi era infatti Domenico Micale, ex candidato a sindaco di Cinisi, mentre a rappresentare l'associazione era spesso il nipote di Venuti, Manfredi Vitello, all'epoca presidente della pro loco ed ex candidato al consiglio con la lista di Micale. L'obiettivo era quello di trasformare il casolare in un polo di legalità, malgrado i volontari coinvolti e il proprietario stesso del bene non avessero alcun rapporto coi famigliari di Impastato e nemmeno un'alta considerazione proprio dell'attivista che lì era stato massacrato dalla mafia e in memoria del quale si sarebbe dovuto rendere fruibile il luogo dell'assassinio. 

«Con il provvedimento assunto dal governo regionale - dichiara il presidente Musumeci - manteniamo l'impegno assunto, anche da me in prima persona, al tempo in cui guidavo la commissione antimafia, nei confronti della famiglia Impastato e di tutta la comunità regionale. Quell'edificio diventerà bene pubblico e accessibile alla fruizione di tutti. Peppino Impastato rappresenta un simbolo della Sicilia onesta che ha combattuto, e deve continuare a combattere, la criminalità mafiosa e il malaffare. Una figura che, oltre le diversità delle appartenenze politiche, costituisce un esempio di denuncia e di coraggio, soprattutto per le giovani generazioni».

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