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Presidio in piazza Verdi contro il decreto sicurezza bis
«Stiamo affrontando una vera emergenza culturale»

Nuova protesta a Palermo contro la misura voluta fortemente da Salvini. Per il sindaco Orlando «i migranti sono solo la punta dell’iceberg ma la nostra è una città accogliente. E una città accogliente diventa città di tutti, e quindi città sicura»

Eleonora Magno

Alle sette, solitamente, il centro di Palermo brulica di persone in cerca di un aperitivo: una giornata come un’altra, con la speranza di una bevanda fresca. Ieri, però, piazza Verdi non si offriva al pubblico nel modo in cui tutti sono abituata a conoscerla a quell’ora. Dalle sette alle dieci di sera, infatti, è diventata un luogo di raccoglimento per una parte precisa della città: quella che dissente col decreto sicurezza bis in modo radicale, e che quando si tratta di difesa dei diritti non è disposta a scendere a compromessi.

Così risulta ad esempio dalle parole di Tommaso Gullo, presidente di Arci Palermo. Gullo ha criticato aspramente il decreto in ogni suo punto, toccando sia la questione dei migranti sia quella della libertà di espressione del pensiero, di manifestazione e la ulteriore protezione accordata ai membri delle forze dell’ordine. «Il rispetto deve esserci - afferma - ma non devono esserci “intoccabili”. A mio avviso, quella che oggi stiamo affrontando è una vera e propria emergenza culturale, bisogna ripartire da lì e ricostruire una cultura del rispetto: il cosiddetto senso civico. Senza strumentalizzare le vite delle persone, denunciando emergenze inesistenti». Osservazioni simili vengono fatte dal sindaco Leoluca Orlando. «I migranti sono solo la punta dell’iceberg – dice, facendo riferimento al contenuto del decreto sicurezza – ma Palermo è una città accogliente. E una città accogliente diventa città di tutti, e quindi città sicura».

In piazza non ci sono solo i rappresentanti delle istituzioni ma anche i giovani volontari di Emmaus, gli organizzatori dell’evento. Emmaus si distingue perché totalmente autofinanziata e perché basata su una struttura che rifiuta le gerarchie: il concetto di confronto paritario è per loro linea guida delle azioni che portano in strada. Azioni come il percorso interattivo chiamato Loca migrante mirato a far comprendere, o almeno immaginare, in che cosa consiste il viaggio di un migrante. Vi sono circa 35 caselle, ciascuna delle quali è numerata e denominata.

All’inizio del percorso viene affidato al partecipante un identikit, la storia di una persona - scritta pensando a tutte le persone che potrebbe rappresentare - che si ritrova a viaggiare attraversando le frontiere, il deserto, giungendo infine in Libia. E così c’è Princess, 23 anni, proveniente dalla Nigeria. Si tira un dado e a seconda del numero che esce si fanno i rispettivi passi avanti; il viaggio tocca diversi momenti, in ogni casella c’è un volontario pronto a raccontare un pezzo di quella storia che sebbene sia inventata, reca la testimonianza di fatti realmente accaduti. Dalla casella n.4 “violenza”, alla n. 9 “fermo!”, dove il partecipante è costretto a tirare più volte il dado per poter proseguire, proseguendo per la n. 20 “carcere”, n. 24 “ustione”, n. 25 “atrofia”, n 31. “guardia costiera libica”. A quel punto si tira nuovamente il dado, la scelta è tra il tornare indietro in carcere, il passare inosservati o l’essere catturati. Esce un numero dispari, la guardia costiera spara. La volontaria dell’associazione ti guarda e dice: «Il tuo viaggio finisce qui».

Con Emmaus lavorano Arianna, Lorena, Carmen e Fabio. Lorena è fiera dell’autofinanziamento, che avviene tramite la rivendita di vestiti usati; Carmen e Fabio raccontano che l’obiettivo della manifestazione è quello di raccontare storie e informare le persone sull’effettivo contenuto del decreto. «Il nostro scopo è di promuovere il dialogo - dice Carmen - e speriamo che questa iniziativa possa attrarre anche persone con idee diverse dalle nostre».

Per i volontari di Emmaus essere lì è una sfida affrontata e vinta in primis con se stessi, perché non tutti sono ugualmente estroversi e parlare con sconosciuti costituisce un momento di crescita. Nonostante la timidezza, però, hanno le idee chiare su come opporsi, nei modi e nei contenuti, ai provvedimenti del governo. «Noi non abbiamo voluto citare alcun nome – continua Carmen – né vogliamo farci tentare dall’idea di semplificare. Ecco perché abbiamo creato i cartelloni in cui spieghiamo tutto».

Nella piazza infatti sono stati posizionati cartelloni illustrativi, che spiegano i punti salienti della legge. Così si spargono per la piazza i ragazzi che indossano una maglietta gialla, e provano a loro modo a provocare il cambiamento - è questo lo slogan dell’associazione –prendendoti per mano e invitandoti a tirare un dado.

In piazza è presente anche proletari comunisti, le cui istanze sono rappresentate da Rosario Sciortino, che contesta la ratio del decreto, parlando di un’ urgenza inesistente e che critica la tendenza repressiva mostrata nei confronti delle manifestazioni di piazza, dicendo che «sono proprio manifestazioni come questa a fare paura». Il fil rouge che unisce tutte le persone, da chi partecipa in disparte a chi sventola una bandiera, è il senso di umanità. «Noi vogliamo – continua Sciortino – che la gente che scappa per il mondo sia accolta da tutti».

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