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Il ritorno degli Inzerillo e il no alla commissione provinciale
«Questi non reggono il carcere, se li arrestano parlano»

Dall'esilio all'ascesa nel loro mandamento, quello di Passo di Rigano fino al passo indietro e all'investitura di Buscemi come capo. La nuova linea diplomatica di Masino, che sotterra l'ascia di guerra e tratta anche con i fedelissimi di Riina

Gabriele Ruggieri

«Noialtri non è che possiamo dormire a sonno pieno perché nel momento che noi ci addormentiamo a sonno pieno può essere pure che non ci risvegliamo più. Picciotti, vedete che non è finito niente. Questi i morti li hanno sempre per davanti, ci sono sempre le ricorrenze, si siedono a tavola e manca questo e manca quello, queste cose non le possiamo scordare». Parlava così Nino Rotolo, storico capomafia del mandamento di Pagliarelli, riferendosi agli Scappati, gli Inzerillo fuggiti negli Stati Uniti per avere salva la pelle dopo i tanti omicidi all'interno della famiglia ordinati da Totò Riina nella seconda guerra di mafia. E in effetti il ritorno dai lidi d'oltreoceano c'è stato, iniziato nei primi anni Duemila. I tempi però cambiano e con questi anche la sete di vendetta sembra affievolirsi. Dalle indagini che hanno portato al fermo di 18 persone, stamattina, nell'ambito dell'operazione New Connection, si delinea un profilo del tutto nuovo: quello di Tommaso Inzerillo, che pare riprendersi, secondo gli investigatori, il mandamento di famiglia, quello di Passo di Rigano, grazie soprattutto alla sua capacità di mediazione.

«La morte di Totò Riina - spiega il procuratore aggiunto Salvatore De Luca - in realtà è l'ultimo piccolo tassello di una situazione che era già abbastanza consolidata. Masino Inzerillo riprende le redini del mandamento di Passo di Rigano già all'indomani della sua scarcerazione, nel 2013. Le ultime propaggini dell'editto di Nino Rotolo che impediva a Francesco Inzerillo, 'u Truttaturi, di muoversi liberamente al di fuori del mandamento, si erano già in gran parte sfilacciate. Dalle attività di indagine emergevano contatti significativi con uomini d'onore anche di rilievo di altri mandamenti, anche se Masino Inzerillo aveva tutta l'intenzione di sistemare anche a livello formale la posizione del cugino». E Masino sarebbe stato anche tra gli invitati alla riunione con cui avrebbe preso vita la nuova commissione provinciale sotto la guida, pare, di Settimo Mineo. Un invito, secondo quanto emerge dalle indagini, accolto, ma non del tutto. 

A quella riunione, infatti, gli Inzerillo avrebbero lasciato andare Giovanni Buscemi, che sarebbe dunque stato investito del ruolo di capomandamento di Passo di Rigano. Buscemi che sarebbe stato però indottrinato a dovere sulle dinamiche del ritorno «all'antica». «Per qualche dieci giorni - dice Masino Inzerillo intercettato mentre parla con Alessandro Mannino, un altro degli arrestati, ritenuto uomo d'onore della famiglia di Boccadifalco - gli ho fatto un poco di scuola». Alla base della riluttanza degli Inzerillo a partecipare alla riunione e ad avere un ruolo in seno alla commissione, ci sarebbe la preoccupazione relativa ad alcuni dei membri più giovani. «Era stato proposto a Masino Inzerillo di fare parte della commissione e di essere dunque capo mandamento - spiega ancora De Luca - ma rifiuta perché, commenterà poi con Spatola, temeva che in caso di arresto ci sarebbero stati collaboratori, ma dubita non tanto di Bisconti (capo della famiglia di Misilmeri che si è poi pentito in carcere ndr), quanto di Leandro "Michele" Greco, giudicato troppo giovane». «Gli Inzerillo preferiscono tenersi fuori - dice il procuratore capo Francesco Lo Voi - essendo sospettosi circa la reale tenuta dei soggetti chiamati a ricostruire la nuova commissione, tanto da dire "questi non reggono il carcere, se qualcuno li arresta parlano"», per citare l'intercettazione: «Seee, uno che non ci è passato mai, appena uno discuti di dieci, quindici anni là dentro (il carcere in regime di 41 bis ndr), lo sai che significa? Non è che è di tutti sopportarli, vedi che non è di tutti Giusè!».  

A testimonianza della nuova via diplomatica intrapresa da Masino Inzerillo c'è anche un rapporto del tutto rinnovato con i Sansone, storici capifamiglia dell'Uditore, frazione che ricade sì nel mandamento di Passo di Rigano, ma che si è sempre distinta per la fedeltà a Totò Riina, specie nel periodo della sua latitanza. La definitiva consacrazione arriva con la morte dello stesso Riina. «Dopo la morte di Riina - spiega il capo della Mobile, Rodolfo Ruperti - abbiamo visto un crescendo di incontri fino a quando è stato intercettata e definita la nuova riorganizzazione che stava prendendo piede con una cupola che potesse governare la Cosa nostra palermitana». Dopo gli arresti di dicembre, nell'ambito dell'operazione Cupola 2.0, in cui è finito in manette anche Settimo Mineo, Masino commentava nella propria abitazione: «Se ascoltavano me non sarebbero a questo punto, gli dicevo di lasciateli stare tutti ma siete locchi, lasciateli… ora a momenti, lo lasciate». E ancora, sul suo mai celato timore di pentimenti all'interno della commissione: «Dobbiamo vedere se non… non si fanno gli altri sbirri, perché ti sembra che è finita! Ti sembra che sia finita! Ti sembra che è finita! Puttana della miseria… gli darei un sacco di timpulate».

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