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Caccamo, polemica per il torneo di caccia contro il cancro
«Aiutare i bimbi uccidendo animali? Un insulto a chi soffre»

Un lettore, con una lettera rivolta al primo cittadino, chiede lo stop dell'iniziativa di beneficenza contro tumori e leucemie infantili. Il sindaco: «Mi farò portavoce della richiesta, ma la gara è autorizzata. Si potrebbe evitare di sparare» 

Antonio Mercurio

Una gara di caccia in favore dei bambini malati di cancro. L’iniziativa è fissata per domenica 28 luglio a Caccamo, nel Palermitano, ed è stata ideata allo scopo di raccogliere fondi per la lotta ai tumori e alle leucemie dell'infanzia, ma sta già facendo discutere. Un lettore affida le sue perplessità a una lettera - indirizzata al sindaco del comune del Palermitano - per dissentire dall'opportunità di una iniziativa simile. «L'idea stessa di una gara di uccisione di animali è paradossale», scrive Giuseppe Scrofani - che ha scoperto del torneo su Facebook dopo l'indicazione da parte di alcuni amici -, specie considerato che «la pratica stessa della caccia causa un gran numero di morti accidentali ogni anno». Secondo Scrofani, inoltre, «nessun bambino vorrebbe mai che un animale venisse ucciso brutalmente, spappolato da una fucilata».

Tecnicamente si tratta di una competizione che utilizzerà selvaggina di allevamento e prevede due categorie: sparo su quaglia e senza sparo su starna. I giudici misureranno l’abilità dei cani che, fiutata la preda, dovranno puntarla immobili e segnalarla al cacciatore. A quel punto, al comando dell’uomo, dovranno farla volare e, quando è previsto l’abbattimento, si farà fuoco verso l’animale. Un'idea che non è piaciuta a tutti. Nella sua missiva, quindi, il lettore rivolge quindi un appello al primo cittadino Nicasio Di Cola: «Le domando cortesemente di vietare questo trofeo. E se proprio debba essere messo in atto e non impedito in altro modo, che non sia spacciato goffamente come un'opera di beneficenza, perché è veramente insultante nei confronti di chi soffre, oltre che ridicolo». 

Richieste che abbiamo girato al diretto interessato - presente al trofeo in quanto «invitato alla premiazione» -, ma che ha tenuto subito a precisare di «non essersi occupato dell’organizzazione perché curata da un’associazione privata». La questione sollevata dal lettore, comunque, non sembra cadere nel vuoto e il sindaco, seppure a denti stretti, alla fine ammette: «In effetti va bene per la finalità, ma forse un po’ meno bene il modo scelto per fare beneficenza». Difficile, però, che si possa tornare indietro, anche se promette: «Mi farò portavoce di questa richiesta ma è da valutare perché non credo si possa bloccare, ci sono le autorizzazioni e ormai è tutto pronto. Posso provare a parlare con loro per capire se c’è un modo per evitare che si spari - e poi aggiunge - magari per il prossimo anno proverò a convincerli a non farla in questa maniera».

Non sembra intenzionato a fare dietro front, invece, l'ideatore della manifestazione che punta l'attenzione sull'aspetto sportivo dell'evento: «Sospenderlo? E per quale motivo? È tutto regolare, si tratta di una competizione sportiva tra cani e gare simili si fanno in tutta Italia e nel mondo. Da tanti anni a questa parte raccolgo fondi per l’ospedale e più volte ho aiutato con iniziative benefiche i bambini», tiene a puntualizzare. Ma, almeno in questo caso, forse si poteva evitare di sparare? «Sinceramente sarei pure io per farla così, purtroppo qui in Sicilia tutti hanno questa smania. Criticare è facile - conclude - ma il mio unico scopo è soltanto quello di aiutare i bambini».

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