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Collesano, gregge pascola dentro al cimitero
«Nessun rispetto per i defunti, paese umiliato»

A denunciare l'accaduto a mezzo Facebook è il primo cittadino Giovanni Battista Meli che, però, suo malgrado dà il via a una gogna mediatica verso il responsabile. Che chiede scusa ma condanna i toni usati nei suoi confronti: «Il verbale è giusto, le offese no»

Silvia Buffa

Foto di: giovanni battista meli

Foto di: giovanni battista meli

«Un paese mortificato e umiliato». È piena di rammarico e, quasi, di vergogna la denuncia diffusa ieri a mezzo social dal sindaco di Collesano Giovanni Battista Meli, corredata da alcune foto che immortalano un gregge mentre pascola nel cimitero comunale. «Non esiste nemmeno il rispetto per i defunti - scrive il primo cittadino -. Questo abbiamo trovato oggi al cimitero, dopo che ieri ci avevano avvisato della presenza di escrementi e animali all'interno del cimitero. Già avvisata la ditta per andare a pulire e a riposizionare le piante distrutte dagli animali». Il proprietario sarebbe stato individuato e avvisato, oggi il comandante della municipale gli ha notificato infatti gli atti di contestazione, «compresi i danni morali e materiali. Ci scusiamo per i disagi e per l'accaduto con la cittadinanza», conclude il sindaco Meli.

«Basterebbero due telecamere e automatizzare i cancelli con la gestione remota e/o programmabile. Oppure trovare un coraggioso guardiano notturno del cimitero», suggerisce sui social un compaesano. Mentre qualcun altro ci scherza su e sostiene che «non sono i morti da temere, ma i vivi». Qualcun altro invece si appella a multe salate e a pene più severe. «Guardando questa scena mi sento troppo mortificata, io ho tutta la mia famiglia in questa stalla - scrive un'altra utente -, perdonatemi se non riposate in un luogo degno di voi, facciamo pena» scrive, rivolgendo un pensiero ai propri cari che riposano nel cimitero comunale. 

  

«Il proprietario era sul posto, seduto dentro la sua macchina - spiega ancora il sindaco ai concittadini -. I vigili hanno parlato con lui e sono stati anche "rimproverati" dal soggetto, perché gli ufficiali avevano chiuso dentro gli animali per poter fare le foto. Quindi non arrampicatevi su teorie insostenibili. Vorrei la vostra indignazione...perché soltanto dal prendere tutti coscienza della gravità di tutto questo possiamo avere una minima speranza di non sprofondare nel lontano Medioevo». E l'indignazione effettivamente si è scatenata. Sotto alle fotografie postate dal primo cittadino, infatti, si sono accumulati non pochi commenti di forte condanna nei confronti del responsabile degli animali sorpresi a pascolare dentro al campo santo. Una gogna mediatica in piccolo, poco gradita però dalla persona presa di mira, che si sarebbe sentita giudicata senza che nessuno però conoscesse la sua versione della vicenda né le sue motivazioni.

«Lei pensa che con questo modo di fare riuscirà per la pace sociale? - domanda, rivolgendosi al sindaco Meli -. Secondo me a lei della pace sociale non interessa niente, certo sono di parte. Io chiedo scusa a tutti i collesanesi per quello che è accaduto, anche a lei come primo cittadino», ma sul finale condanna le parole offensive che gli sarebbero state rivolte dai concittadini proprio in virtù di quel post di denuncia. «Io rispetto le opinioni di tutti tranne quelle offensive, anche perché quello che è successo non è stato fatto apposta. Saranno i vigili a dire come sono andate veramente le cose, sicuramente le capre erano dentro il cimitero ma non portate apposta - ribadisce -, comunque è giusto il verbale che sarà fatto, ma offendere non mi sembra giusto».

«Rendere pubblica questa vergogna medievale serve ed è utile diffonderla perché si rifletta, e le difese di ufficio risultano essere inopportune e soprattutto non sostenibili», aveva già sottolineato dal canto suo il sindaco Meli in risposta a chi, rispetto alla scelta di denunciare con foto e post sui social la vicenda, aveva osservato come quelle immagini potessero contribuire «solo a creare sempre meno compattezza nel nostro paese».

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