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Strage di Ustica, dopo la retorica resta l'assenza di verità
«Il M5s non ha fatto niente e l'opposizione è inesistente»

«Ogni anno si ricordano le 81 vittime ma non tutto il resto»: così Nadia Furnari, dell'associazione antimafie Rita Atria, commenta la scelta di restare in silenzio nel giorno del 39esimo anniversario di uno dei più cupi episodi della storia italiana. «Nessuno vuole indagare sul contesto»

Silvia Buffa

«Ogni anno si ricordano le 81 vittime, è giusto, ma non tutto il resto». C'è tanta amarezza in questa frase di Nadia Furnari, che fa parte dell’associazione antimafie Rita Atria, una delle poche realtà che da anni si batte per fare luce sulla strage di Ustica e sulle vicende di alcuni ufficiali dell’aeronautica coinvolti nella tragedia. Lei e l'associazione, alla retorica che un giorno come questo tira sempre fuori ormai da 39 anni, hanno preferito ieri il silenzio. Sono quasi quaranta, infatti, gli anni passati da quel 27 giugno 1980, ma il dolore dei familiari delle vittime rimane immutato nel tempo, specie di fronte alla drammatica assenza di un briciolo di verità sulla tragedia. Sono quasi le 21 quando il Dc-9 dell'Itavia sparisce dai radar di controllo e si inabissa nel mare di Ustica, portando a fondo con sé le 81 persone a bordo, tra passeggeri e personale di volo. Era partito da Bologna e diretto a Palermo, dove però non arrivò mai. Quello che resta oggi non sono che ipotesi e tanti, troppi buchi neri. 

«L'attuale governo, e nello specifico i 5 stelle che prima avevano fatto tanti propositi sulla strage e sul fare luce su tutto quello che c'è stato dopo, non ha fatto assolutamente niente - afferma Furnari -. Mario Ciancarella è stato anche offeso da questo governo, le vittime successive alle 81 sono abbandonate e dimenticate, familiari compresi». Vittime non ufficiali, in un certo senso, ma i cui destini sono rimasti legati a doppio filo alla tragedia di Ustica. Da Mario Ciancarella, appunto, tagliato fuori dalla storia perché scomodo, a chi ha pagato addirittura con la vita. È a lui che Marco Alberto Dettòri telefona a pochi giorni dalla strage, pronunciando la frase con cui accusava il nostro Paese di esserne il principale responsabile. Dettòri è radarista in servizio a Poggio Ballone la sera della strage. Viene trovato impiccato sette anni dopo. Nel 2017, dopo un esposto per riaprire le indagini sulla sua morte, la procura di Grosseto ha disposto la riesumazione della salma dal cimitero di Sterpeto. 

La lista è lunga. Tra i nomi non ufficiali di Ustica c'è anche quello del tenente colonnello Sandro Marcucci, deceduto in un incidente aereo nel 1992 insieme al pilota Silvio Lorenzini, per i quali le indagini si sono riaperte nel 2012 per il reato di omicidio. Nella retorica di oggi, però, non c'è spazio per questi nomi. Incoerenza con una linea che dimostra, secondo Furnari, «l'incapacità dello Stato, le inchieste monche, i depistaggi, la necessità di fare delle commissioni d'inchiesta serie, per cui è anche vero che servirebbero persone preparate e non vedo nessuno attualmente in Parlamento in grado di fare un discorso del genere. Di anno in anno l'amarezza non può che crescere - ammette lei -, perché in questo Paese c'è gente senza memoria, nessuno vuole davvero indagare sul contesto, si continua a seguire le piste di comodo ignorando tutte le altre possibili a 360 gradi».

Sono queste le ragioni che hanno spinto l'associazione a non scrivere, in occasione di questa giornata, una nota, un commento, un appello. Quest'anno niente, si aspetta un momento più opportuno. «Possiamo dire però che questo Stato ha offeso Ciancarella - ribadisce -, mentre i signori dei 5 stelle alla precedente legislatura dicevano che appena sarebbero stati al governo loro avrebbero sicuramente reintegrato una persona valida come lui, invece si sono costituiti contro, lo hanno dimenticato. Eppure il presidente della Commissione difesa Gianluca Rizzo era quello che prima faceva l'indignato sul caso Ciancarella. Hanno detto che erano scaduti i tempi per fare la reintegra, ci voleva un atto politico e non lo hanno fatto». Cinque stelle che oggi, dal canto loro, parlano di un «giorno di lutto per l'Italia. Sappiamo per certo solo che settori dello Stato tentarono sfacciatamente di deviare la verità e di impedire il lavoro investigativo - ammette la presidente della Commissione giustizia della Camera Francesca Businarolo -. L'associazione delle vittime ha svolto un tenace e insostituibile ruolo civile di testimonianza e di pressante richiesta di giustizia. A loro la nostra gratitudine e solidarietà». 

Un atteggiamento che, nei ragionamenti di Furnari, non è sufficiente. Ma il problema non è solo il governo. «In Parlamento non c'è stata una sola voce che si è indignata su questo caso, nessuno è venuto a dirci di volerne sapere di più. C'è un'opposizione che è a dir poco ridicola, inesistente e viene pagata per fare l'opposizione». Rabbia, quindi, solo tanta rabbia, ma «siamo persone civili e cerchiamo di trasformarla in azione politica, che comunque viene continuamente mortificata da questo teatrino senza memoria. Purtroppo le mie parole non contano nulla, si sa come isolare persone come me e un'associazione come quella di cui faccio parte - si sfoga -. Non c'è solo Ciancarella, però. Sul caso Dettòri e su tutti gli altri strani incidenti del dopo-Ustica ci voleva una volontà politica nell'aprire una commissione d'inchiesta, ma non c'è perché significherebbe mettere le mani nella tua sudditanza internazionale, ma come si fa se appena qua c'è uno starnuto si vola negli Stati Uniti d'America? Significa che in questo Paese non ci potrà mai essere giustizia, né sulle stragi né su niente, non si vuole rivedere la nostra storia». Uno scenario buio, nella visione dell'attivista, scoraggiata per l'atteggiamento che puntualmente l'Italia sfodera di fronte a tragedie e stragi che ne hanno tristemente segnato la storia: per nessuna si conosce pienamente la verità.

«Bugie, omissioni, depistaggi non sono altro che la conseguenza di un potere che si autoprotegge. Nessuno ha voluto mai accertare che forse, sulla strage di Ustica, il Pentagono non era esattamente un consulente, ma che anzi anche su quello bisognava indagare. Hanno preferito tutti divagare e chi parla oggi lo fa per sentito dire, senza aver mai letto nessuna carta processuale e quelle che a processo non sono mai entrate. E c'è davvero poco spazio per chi quelle carte invece se le legge e ha voglia di indagare. Questo è un paese che o si sveglia o è condannato a vivere in questa mediocrità e mortificazione della memoria. Siamo lo specchio dell'ignavia e della complicità - insiste amara - e non mi stupisco che oggi ci sia chi vuole rimandare indietro nei lager libici le persone che scappano dalle torture. C'è da sperare che la gente provi prima un poi un senso dignità, che si stanchi di vivere da complici dei carnefici». Ripartendo, nel caso di Ustica, da una domanda secondo lei imprescindibile: sicuri che le vittime della strage siano state solo 81? 

«Finora nessuno ha mai chiamato la famiglia Dettòri, nessuno. Nessuno ha bussato mai alla nostra porta dicendo "voglio sapere", così come probabilmente per tante altre cose, non solo Ustica - aggiunge -. Non c'è la politica in questo Paese, ma gruppi di potere che comandano, avvalendosi degli utili idioti. Mentre noi abbiamo ormai introiettato l'orrore».

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