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Terrasini, il Tar boccia l'impianto di stoccaggio dei rifiuti
Accolto il ricorso del Comune. «Modalità approssimative»

In 24 pagine il tribunale amministrativo regionale annulla l'autorizzazione unica, rilasciata a luglio 2018 dalla Regione alla società Edil ambiente. «Il problema non è il privato, ma il pubblico che deve chiedere il rispetto delle regole» è il commento di Eva Deak

Andrea Turco

E pensare che ad aprile la Edil ambiente srl ne aveva pubblicato le foto sulla propria pagina Facebook, scrivendo di una «prossima realizzazione» che sembrava vicina. Invece per l'impianto di produzione di compost di qualità e stoccaggio di rifiuti non pericolosi, da realizzare in contrada Paterna a Terrasini, arriva lo stop del Tar. In 24 pagine il tribunale amministrativo regionale accoglie il ricorso presentato dal Comune, annulla i provvedimenti impugnati - cioè l'autorizzazione unica rilasciata a luglio 2018 dall'assessorato dell'Energia e dei Servizi di pubblica utilità - e condanna la società a pagare le spese processuali. La scelta del tribunale amministrativo viene salutata con soddisfazione da un'incredula Eva Deak, l'ex consigliera comunale del M5s che da marzo 2017 si oppone all'impianto, in una vicenda lunga più di due anni che le è costata tra le altre cose una querela per diffamazione (da parte del funzionario regionale Mauro Verace).

«Ero abbastanza pessimista - ammette - vista anche la carenza di impianti della Regione. E invece la sentenza del Tar accoglie praticamente tutti i punti che da tempo abbiamo sollevato. Devo ringraziare certamente Claudia Mannino (l'ex deputata pentastellata poi passata ai Verdi, ndr), che si è dimostrata una stakanovista e ha seguito tutta la vicenda in tutte le sedi. Un risultato che voglio poi condividere anche col consiglio comunale, che mi ha dato una fiducia incondizionata e ha supportato ogni mio atto firmandolo all'unanimità. Noi abbiamo contestato le modalità approssimative della Regione: sia chiaro che io non ce l'ho col privato, che è giusto che provi ad avviare delle attività, ma ce l'ho col pubblico che deve chiedere il rispetto delle regole. Il problema non era tanto l'impianto di compostaggio ma il deposito di stoccaggio dei rifiuti non pericolosi, tra i quali anche quelli non differenziati. Come riportato nell'autorizzazione rilasciata dalla Regione, sarebbe stato l'unico impianto del genere nella Sicilia occidentale. Con tutte le emergenze della Regione, questa sarebbe stata la discarica di un'ampia parte dell'isola».

Tra i punti contestati dal tribunale c'è l'eccessiva vicinanza dell'impianto all'autostrada A29, specie in un angolo che non rispetta «la distanza minima dei 60 metri previsti per legge». Su questo aspetto, precisano i magistrati, il parere positivo dell'Anas è stato «reso al buio, dal momento che l’ente ha dato il proprio assenso senza aver prima appurato il rispetto del vincolo d’inedificabilità assoluta, rinviando, impropriamente, tale verifica a un momento successivo». Ma l'aspetto probabilmente più contestato è la scelta da parte della Regione di non legare l'autorizzazione dell'impianto all'assoggettibilità alla Via (la valutazione di impatto ambientale che prevede criteri molto stringenti). Nonostante, come scrivono i giudici, quel parere «reso sul presupposto della non pericolosità dei materiali ospitati nell'impianto, non ha adeguatamente considerato che l’impianto medesimo è destinato a trattare, tra l’altro, metalli misti, rifiuti combustibili e rifiuti urbani non differenziati: peraltro in zona a forte vocazione naturalistica, turistica ed interessata da colture agricole». Il Tar tra l'altro ribadisce l'importanza del principio di precauzione, sancito a livello comunitario, il quale «richiede che anche in assenza di accertamenti scientifici univoci sui danni causati da una certa attività, siano adottate misure idonee per contenere lo svolgimento di tale attività, potenzialmente pericolosa, entro limiti cautelativi».

Ancora una volta, dunque, quegli impianti di compostaggio tanto auspicati dalla Regione vengono poi osteggiati dai Comuni. L'ultimo dossier di Legambiente, che fotografa la gestione dei rifiuti nell'isola, testimonia d'altra parte come l'auspicata autosufficienza territoriale sia ancora molto lontana come obiettivo da raggiungere. Specie se poi gli impianti di compostaggio, come avvenuto anche a Termini Imerese, sono poi respinti all'insegna del not in my house. Anche il Comune di Terrasini - che in un primo momento aveva partecipato alla conferenza di servizi dando il proprio parere favorevole alla realizzazione dell’impianto per poi invece revocare tale parere e opporsi alla realizzazione dello stesso - si mostra soddisfatto del pronunciamento del Tar. «Siamo molto contenti - dice il sindaco Giosuè Maniaci -. Anche perché la sentenza accerta che siamo stati scavalcati dalla Regione. Vorrei sottolineare l'atto forte portato avanti da questa giunta, cioè quello di ritirare i pareri positivi rilasciati negli anni precedenti dalla precedente giunta e nei primi mesi anche dalla mia. L'impianto infatti nasce nel 2014 esclusivamente come sede di stralci di potatura, poi è divenuto un impianto di compostaggio e successivamente anche un deposito di stoccaggio di rifiuti. Non c'era più l'interesse pubblico, insomma. Noi diciamo che non si può tenere conto di quel che ha espresso un paese, attraverso le decisioni del consiglio comunale. È chiaro che Comuni come il nostro, dove la differenziata funziona, hanno forti difficoltà nella dislocazione dei rifiuti. E infatti noi non diciamo no al compostaggio. Ma quello scelto non era il posto ideale. Ci sono ad esempio località all'interno della provincia dove si potrebbero realizzare impianti del genere, così come vuole la Regione».

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