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Il tribunale boccia la cessione di Wind Tre a Comdata
Esultano 72 lavoratori: «Un piccolo ma bel risultato»

La decisione dei giudici milanesi impone al colosso della telefonia mobile di reintegrare i dipendenti costretti alla cessione del ramo d'azienda. Adesso gli scenari che si aprono sono molteplici, e dipenderanno dalle scelte dell'azienda che vanta 6,2 miliardi di ricavi

Andrea Turco

Foto di: Antonio Melita

Foto di: Antonio Melita

«Questo è il momento per gioire di questo piccolo ma bel risultato». Marilena Sansone sa che di questi tempi la difesa del posto di lavoro è un processo lungo e complicato. Dopo che il tribunale di Milano ha accertato la nullità del trasferimento di un ramo d'azienda della Wind Tre a Comdata, i 250 lavoratori coinvolti dall'ennesima esternalizzazione nel mondo della telefonia mobile tirano un sospiro di sollievo. Ma la partita è tutt'altro che chiusa. «Attendiamo il deposito della sentenza e le motivazioni. Ringraziamo lo studio legale Cirillo, Francesco ed Ernesto Cirillo e Lidia Undiemi. Ora ci dobbiamo organizzare - aggiunge Marilena - in funzione delle scelte dell'azienda. Anche perché altri casi simili di esternalizzazione, come a Genova ad esempio, hanno avuto invece esiti negativi. In ogni caso noi non abbiamo impugnato il licenziamento ma abbiamo chiesto di provare i motivi per cui si è preferiti cedere il ramo d'azienda».

La decisione, che ha portata nazionale, riguarda nello specifico 72 lavoratori palermitani che a luglio del 2017 avevano dovuto accettare loro malgrado la cessione del proprio rapporto di lavoro a Comdata. Con l'impegno, da parte di Wind Tre, a mantenere la commessa in favore della società che li ha acquisiti. In questo modo, però, i lavoratori perdono alcune tutele precedentemente acquisite, sono costretti al lavoro su commessa, e se da una parte mantengono il supporto dell'art.18 dello statuto dei lavoratori (quello che tutela i lavoratori dipendenti in caso di licenziamento illegittimo, ingiusto e discriminatorio) dall'altra sono previsti solo sette anni di tutela dell'accordo di cessione, scaduti i quali l'azienda potrebbe mandar via i lavoratori.

In ogni caso vale la pena ricordare che si tratta del primo grado di giudizio, e che quindi il tribunale di Milano ha accolto il ricorso sulla cessione, dichiarando non solo il trasferimento del ramo di azienda ma soprattutto stabilendo la prosecuzione dei rapporti di lavoro con la cedente Wind Tre. In attesa delle motivazioni, che verranno depositate a breve, con l'esecuzione della sentenza la multinazionale della telefonia mobile dovrebbe reintegrare subito i lavoratori palermitani. Ma è facile prevedere che invece ricorri in appello. Wind Tre, d'altra parte, dal 2016 è il più grande operatore di telefonia mobile in Italia, che vanta 6,2  miliardi di ricavi e 32 milioni di clienti fissi e mobili. Non proprio un'azienda in crisi, insomma, che quindi teoricamente non avrebbe la necessità di esternalizzare. E d'altra parte l'azienda ad aprile ha annunciato altre cessioni di rami d'azienda - anche se finora ai lavoratori non è arrivata nessuna comunicazione. Nel mercato delle telecomunicazioni l'arrivo di Iliad (la compagnia telefonica francese low-cost che sta prendendo sempre più piede anche in Italia proprio grazie ai bassi costi, ndr) ha significato un'ulteriore riduzione delle tariffe. Wind Tre in ogni caso ha manifestato la volontà di proseguire gli investimenti sul 5G per i prossimi cinque anni.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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