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Banda degli spaccaossa, sgominata macelleria degli orrori
Ruperti: «Nessuna pietà nemmeno di fronte ai minorenni»

Il raggiro ai danni delle assicurazioni con falsi incidenti avrebbero fruttato oltre 1,6 milioni di euro. Ma si tratta solo della punta dell'iceberg in un’indagine dai confini vastissimi che conta al momento 256 persone indagate, 159 capi di imputazione e 76 episodi

Antonio Mercurio

Mille euro per farsi spezzare le gambe e appena la metà per le braccia. Una «macelleria degli orrori» con un tariffario da brividi tenuto conto che ai poveri malcapitati toccavano poco più delle briciole al prezzo di gravissimi danni fisici come la mutilazione degli arti. Ogni incidente simulato, infatti, avrebbe fruttato dai 10 ai 25 mila euro di risarcimento ai componenti dell’organizzazione criminale. Al momento sono 42 i fermati nell’ambito della nuova maxi-operazione scaturita dall'inchiesta da parte della polizia, della guardia di finanza e della polizia penitenziaria, rispettivamente denominate in codice Contra Fides e Tantalo bis, che costituiscono il prosieguo dell'inchiesta che già lo scorso anno aveva portato all'arresto di 12 persone. Secondo gli inquirenti un raggiro ai danni delle assicurazioni con falsi incidenti che avrebbero fruttato somme per oltre 1,6 milioni di euro. Ma si tratta solo della punta dell'iceberg in un’indagine dai confini vastissimi che conta al momento 256 persone indagate tra insospettabili come colletti bianchi, periti e persino un avvocato, 159 capi di imputazione e 76 episodi di fratture accertati nei minimi particolari. Al termine dell'operazione, gli inquirenti hanno posto sotto sequestro anche il Betaland Cafe, dove sarebbero state praticate alcune mutilazioni, e un'agenzia scommesse all'Alberghiera.

Dal quadro tratteggiato degli investigatori, non traspare alcuna traccia di pietà o empatia da parte degli aguzzini nei confronti delle vittime, persone spesso in grave indigenza come migranti o senzatetto. Un’organizzazione assai articolata con una struttura verticistica e caratterizzata da un linguaggio in codice per non farsi scoprire: così se i capi erano i vampiri, chi si occupava si trovare le vittime compiacenti erano i reclutatori mentre chi materialmente procurava le lesioni gli spaccaossa, un termine che lascia poco spazio alla fantasia. Il modus operandi era sempre lo stesso. Le vittime compiacenti erano reclutare nella situazioni di più disparata indigenza alla stazione centrale o con il passaparola: tossicodipendenti o persone con gravi disturbi psichici, ma anche donne con bambini, questo il sottobosco nel quale i soggetti pescavano. Una furia cieca che non si fermava davanti a nulla, nemmeno di fronte a minorenni. In un caso un sedicenne è stato salvato solo dall'intervento degli agenti che hanno impedito il suo coinvolgimento ha rivelato Ruperti.

«L’obiettivo era di farne almeno una al giorno», rivela il capo della squadra mobile di Palermo Rodolfo Ruperti. A dare un nuovo impulso alle indagini scaturite dalla precedente operazione la collaborazione di tre arrestati che hanno svelato molti retroscena. Uno di loro ha confessato di aver rotto oltre cento persone, un altro che in un momento particolare rompevano anche sette vittime a sera. «Queste persone sentite hanno fornito una serie di elementi importantissimi che hanno squarciato questo fenomeno facendoci comprendere che si trattava di una vera e propria fenomenologia che aveva invaso il territorio di Palermo» sottolinea Ruperti. Subito dopo entravano in gioco gli spaccaossa che con metodi rudimentali ferivano i malcapitati nelle stanze degli orrori. «Di volta in volta, le vittime venivano immobilizzate con mattoni per bloccare gli arti e poi con dischi di ghisa calati dall’alto si provocano le fratture il più possibile scomposte». Infine, c’era la gestione del malcapitato che veniva affidato a un altro gruppo di persone: queste avevano il compito di dargli una piccola somma all’inizio, e poi garantirgli una piccola somma alla settimana, per evitare che denunciassero quanto subito.

Tra i casi più raccapriccianti, quello di un cittadino tunisino, Hadry Yakoub, trovato morto su una strada alla periferia di Palermo. La descrizione dell’evento avvenuto non si conciliava con le fratture riscontrate sul cadavere. Da lì è partita l’indagine che ha fatto comprendere sempre di più, anche grazie ai collaboratori di giustizia, la responsabilità dell’omicidio anche doloso a carico di una serie di persone. «Sembra che lui a un certo punto si fosse rifiutato - spiega Ruperti - così gli hanno somministrato delle dosi di crack fino al punto di procurargli la morte per arresto cardiaco. Ma non hanno comunque rinunciato, da morto l’anno portato in strada per proseguire frode». Le attenzioni degli investigatori si sono concentrare anche sulle ricchezze illecite accumulate dai vertici dell’organizzazione che, secondo gli investigatori, sarebbero grazie alla scoperta di un libro mastro nel quale erano indicati diversi episodi di rottura, le vittime, le località e anche gli importi che dovevano essere corrisposti, ma nella maggior parte dei casi non sono stati riconosciuti alle vittime.

Tra i capi ci sarebbero Domenico Schillaci e Salvatore Di Gregorio. Nei loro confronti sono stati effettuati numerosi sequestri di attività commerciali, bar, un centro scommesse, disponibilità finanziarie, auto e moto di lusso. Le indagini si sono avvalse anche della collaborazione della guardia di finanza. «Ci siamo occupati di alcuni soggetti che ricoprivano il ruolo di capo e promotori dell'attività anche per quanto riguarda il reclutamento delle vittime», ha spiegato in conferenza stampa il colonnello Cosmo Virgilio, comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria del capoluogo. Le indagini della guardia di finanza si sono concentrate anche sui patrimoni accumulati dai capi dell'organizzazione. In particolare «uno di loro, Domenico Schillaci, aveva un bar molto noto Dolce Vita in via Brunelleschi, una Porsche e un gommone fuoribordo. Tutti beni che sono stati sequestrati d'urgenza». Ad altri indagati, in particolare infermieri in servizio in alcuni ospedali di Palermo, sono stati sequestrati farmaci che dovevano essere utilizzati per le fratture.

Questi i nomi dei fermati:

1 ALICATA Carlo
2. ALICATA Gaetano
3. ANCESCHI Filippo detto “Il nano”
4. ARENA Salvatore, detto “Mandalà”
5. CAMPORA Gioacchino detto Ivan
6. D’AGOSTINO Graziano, incensurato
7. MAZZANARES Rita
8. DI GREGORIO Salvatore detto “Salvino”
9. DI LIBERTO Salvatore
10. DI MAIO Giuseppe detto “Fasulina”
11. ORLANDO Piero, detto “Piero SH”, incensurato
12. FENECH Mario, incensurato
13. FILIPPONE Vittorio, incensurato
14. GIGLIO Antonino detto “Tony ‘U Pacchiune”
15. GIGLIO Gesué, incensurato
16. PEDUZZO Vincenzo
17. SANTORO Alessandro
18. SANTORO Alfredo detto “Lello”
19. SANTORO Natale
20. SAVIANO Antonino
21. SILVESTRI Letizia
22. CAMARDA Monia
23. CATALDO Vincenzo
24. FALLITI Orazio
25. GIRGENTI Gaetano
26. MACALUSO Alfonso
27. MATTINA Benedetto
28. MAZZANARES Giuseppe
29. MAZZANARES Maria detta “Mary”
30. MAZZANARES Salvatore
31. MODICA Mario
32. PASCA Cristian
33. ROSCIGLIONE Giuseppa
34. SILVESTRI Maria

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Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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