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Duplice omicidio allo Zen, fermato 27enne
Le vittime sono state raggiunte da 11 colpi

A suo carico risultano precedenti per droga e una condanna per rissa aggravata, la stessa durante la quale perse la vita il giovane medico Aldo Naro. Secondo alcune indiscrezioni era ormai braccato dagli agenti della squadra mobile

Stefania Brusca

Si è presentato dai carabinieri confessando il duplice omicidio, Giovanni Colombo, 27 anni, il presunto assassino di Antonino Lupo, 53 anni, e del figlio Giacomo di 19 anni, uccisi ieri sera a colpi d'arma da fuoco nel quartiere Zen di Palermo in via Rocky Marciano. Il padre aveva precedenti per spaccio di stupefacenti e altri reati minori, il figlio era incensurato. 

L'uomo, che è un vicino delle vittime, si è presentato al comando provinciale accompagnato da un avvocato, e deve essere interrogato dal pm e poi è stato condotto alla squadra mobile. A suo carico risultano precedenti per droga e una condanna per rissa aggravata, la stessa durante la quale perse la vita il medico di 25 anni Aldo Naro. Secondo alcune indiscrezioni era ormai braccato dagli agenti della squadra mobile. «Abbiamo eseguito il fermo in relazione al duplice omicidio - afferma il capo della mobile Rodolfo Ruperti -. È stato un lavoro di squadra compiuto anche con la sezione investigativa del commissariato di San Lorenzo. Ieri abbiamo immediatamente puntato le nostre attenzioni sulla persona fermata oggi. Lo abbiamo cercato tutta la notte e stamattina si è costituito, accompagnato dal suo legale, assumendosi la responsabilità di quello che è successo. Abbiamo acquisito la pistola agli atti del procedimento ma sono in corso i rilievi della polizia scientifica per verificare la compatibilità con quello finora repertato». 

Non si conoscono ancora il movente dell'omicidio e l'esatta dinamica. Quello che è trapelato finora sul motivo del duplice omicidio è una presunta lite, sfociata poi nella sparatoria. «Tutto è avvenuto a poche decine di metri dalla casa della persona fermata  - aggiunge Ruperti -. Da quello che si è potuto ricostruire c'era stata una precedente lite, le cui motivazioni sono ancora in corso di accertamento, fra l'omicida e un parente delle vittime. Queste ultime sono andate a cercare il giovane che si sarebbe armato e avrebbe iniziato a sparargli contro. A segno sono andati 11-12 colpi di pistola fra il padre e il figlio». 

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