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Brancaccio, vandalizzato striscione progetto asilo 3P
La minaccia di tre bambini: «Ca' tu un ci costruisci»

Secondo il presidente del Centro Padre Nostro Artale, destinatario dell'intimidazione, dietro potrebbero esserci interessi per il terreno in cui sorgerà la struttura. «La mafia lo sa che contro lo Stato si perde. Questa non è terra di Cosa nostra, ma è casa nostra»

Silvia Buffa

«Tu cu sì? Unnè tuo u tierreno e ca' tu asilo un ci nni costruisci». Sarebbero state queste le frasi minacciose proferite da tre bambini di appena dieci anni l'uno a Brancaccio, a meno di 24 ore dalla consegna del progetto dell'asilo nido 3P da parte del Centro Padre Nostro al sindaco di Palermo. I tre bambini sono stati trovati, infatti, dal presidente Maurizio Artale all'interno del terreno dove verrà realizzata la struttura. E dove, nelle scorse ore, qualcuno ha trafugato lo striscione raffigurante il progetto, affisso nel cancello d'ingresso all'area. Spariti anche catena e catenaccio, il cancello infatti risulta chiuso adesso con una corda bianca. Mentre davanti alla pedana, dove ieri i diversi relatori si sono dati il cambio al microfono, è stata ritrovata una sedia rotta. Inutili i richiami di Artale, che ha visto fuggire via i tre bambini in direzione dell'ex passaggio a livello. Possibile che nessuno abbia visto niente?

«Frasi pronunciate da dei bambini, ma sicuro che provengano effettivamente da loro? Che sia, insomma farina del loro sacco? - si domanda adesso Artale -. Come se capissero cosa dobbiamo fare là dentro...lo striscione, la scritta, è un rendering comunque...Non è un linguaggio che mi convince». Lo striscione vandalizzato era lungo tre metri e alto uno, possibile che abbiano fatto tutto da soli dei bambini? Per non parlare di catena e catenaccio: «Per romperli ci vogliono scalpello e mazzuolo, non possono farlo dei bambini - continua Artale -, ma poi che senso ha? Se vuoi fare un atto di vandalismo rompi tutte cose, no? Non mi fai trovare la cordicella annodata». Episodi che turbano, soprattutto perché mettono in mezzo anche dei bambini, ma che non riescono più a impressionare il presidente del Centro di Brancaccio, che non è certo nuovo alle intimidazioni.

E anche gli atti vandalici, nel quartiere, non sono purtroppo una novità. Non si contano gli episodi infatti che negli anni hanno riguardato i luoghi promossi e gestiti dal Centro fondato da padre Puglisi. Dal centro aggregativo per anziani al centro polivalente sportivopiazzale Anita Garibaldi, dove don Pino è stato ucciso dai killer della mafia, davanti al portone di casa sua. Aiuole saccheggiate, lampioni distrutti o addirittura sradicati, automobili posteggiate nella piazzetta, in barba a qualsiasi divieto o buon costume. «Abbiamo sempre resistito, siamo andati avanti per la nostra strada, ogni volta denunciando e rimettendo tutto a posto. Poi è passato tutto, si crea una sorta di osmosi col territorio, poi il bello gli piace. Certo, prima di ottenerlo devi penare, ma poi ci si abitua anche chi prima aveva tanto resistito». Dietro questo luogo potrebbero esserci interessi particolari? «Interessi che portano ora alle stesse resistenze viste quando abbiamo proposto di fare una piazza a Brancaccio? - si chiede ancora Maurizio Artale -. Prima qui qualcuno ci teneva dei cavalli, un privato aveva chiuso il terreno con un catenaccio. Sparito quando si è diffusa la voce del progetto per realizzare l'asilo nido, anche se da quel momento hanno tentato di farlo diventare una discarica a cielo aperto».

Eppure la manifestazione di ieri è stata particolarmente apprezzata e partecipata dalla gente del quartiere. Circostanza che suggerisce che questo progetto - portatore di cultura, lavoro, cambiamento - contribuisce a creare «importanti aspettative, che valgono centomila redditi di cittadinanza». Questo episodio suggerisce, quindi, di tenere particolarmente alta l'attenzione e di monitorare il quartiere. «Lo sanno che contro le istituzioni si perde. Lo sanno che se lo Stato si mette seriamente a proteggere un territorio non c'è niente da fare, la mafia lo sa - dice sicuro Artale -. Questa non è terra di Cosa nostra, ma è casa nostra, lo sappiano tutti. E questi, come ha detto anche l'arcivescovo Lorefice, non sono i bambini di Cosa nostra, ma del padre nostro. Lo Stato deve vigilare sul territorio, quello sì che è cosa nostra, nel senso che appartiene a tutti noi, non certo alla mafia».

Immediata la replica del sindaco Orlando, che proprio ieri era stato tra i relatori che hanno partecipato alla presentazione del progetto al quartiere: «Un fatto inquietante e da non sottovalutare, che certamente però non cambierà i programmi e gli obiettivi del Centro Padre Nostro, né quelli della città a suo fianco per il riscatto di Brancaccio. Agli operatori del Centro va tutta la mia solidarietà, unita all'impegno perché l'asilo per i piccoli di 3P sia presto una realtà».

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