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Il Fantasy di Veneziano sbarca a Palazzo Riso
A destare Biancaneve ci pensa il conte Dracula

In mostra dal 9 marzo al 5 maggio, l’ultimo decennio di attività dell’artista riesino che vanta d’essere uno degli esponenti di maggior rilievo della New Pop italiana. Cinquanta opere, tra cui due sculture e un’installazione, per una mostra innovativa curata da Aurelio Pes

Maria Vera Genchi

Foto di: Maria Vera Genchi

Foto di: Maria Vera Genchi

A svegliare Biancaneve dal sonno ci pensa il conte Dracula, Pippo ha ucciso Topolino e Batman sniffa cocaina, Spiderman invece è a letto con Cicciolina, in sottofondo suona Stokowski. In Fantasy tutto è lecito perché nulla è come sembra. Estrema e d’impatto, a tratti sconvolgente, l’arte di Giuseppe Veneziano arriva a Palermo. In mostra a Palazzo Riso, dal 9 marzo al 5 maggio, l’ultimo decennio di attività dell’artista riesino, che vanta d’essere uno degli esponenti di maggior rilievo della New Pop italiana. Cinquanta opere, tra cui due sculture e un’installazione, per una mostra innovativa curata da Aurelio Pes dove arte, musica, spettacolo e scenografia si fondono catturando l’attenzione del visitatore.

«Ricca di luci e colori - spiega Pes - questa mostra potrebbe anche essere ballata». Un allestimento basato sul variare dei sette colori dell’arcobaleno domina la sala principale di “Fantasy”, facendo acquistare alla mostra la natura astratta di nuova dimensione. Il titolo è un chiaro richiamo all’omonimo film Disney nato dalla collaborazione con l'orchestra sinfonica di Philadelphia, diretta da Stokowsky. «Fantasy ai tempi fu considerata una cosa così intellettuale che Walt Disney stava fallendo letteralmente – racconta il curatore – si tratta invece del più bel film in assoluto mai fatto su queste vicende e cartoni animati»

Motivo ricorrente, la tutt’altro che innocente Biancaneve, dipinta e rimodellata più volte da Veneziano mentre uccide i nani o indossa la maschera di Grimilde, la superba e vanitosa antagonista. Scolpita anche in bronzo, poi ridipinto, Biancaneve è la rappresentazione dell’imprevedibile. «I fatti di cronaca - spiega Veneziano - fanno riflettere su come il male possa essere nascosto anche nelle persone apparentemente buone e innocenti». Triste e altrettanto d’impatto “Quasi amici”: Topolino giace supino su una pozza di sangue mentre Pippo, dispiaciuto, siede su una panchina con in mano una pistola. «Il volto di Pippo è melanconico. - commenta Pes - in quel dipinto, Pippo, non ha ucciso Topolino: ha ucciso i suoi sogni».

In una mostra dove tutto è lecito ma niente è scontato, la realtà prende forma dalla fantasia. «La prima mostra con Veneziano la feci al centro culturale dell’Università di Palermo, si chiamava “Segnali di Fumo” - racconta Pes - si presentò un ragazzo che mi colpì già allora perché aveva una luce negli occhi particolare. Un artista che non si è lasciato influenzare dal mercatino delle idee correnti». Maestro della rivisitazione, Veneziano gioca con le fiabe, i fumetti e la grande arte classica. La “Ragazza col turbante” di Vermeer, in “Selfie”, ha addosso solo un paio di slip bianchi e scatta una foto con l’IPhone, in una tela che diventa uno specchio. La “Gioconda” di Leonardo perde il suo enigmatico sorriso, in una rappresentazione erotica BDSM. Il “San Gerolamo scrivente” del Caravaggio, intento a tradurre la Bibbia nel suo pc portatile, diventa invece “www.sangerolamo.com/labibbia”.

L’archetipo classico viene sconvolto, ripensato e ripresentato in vesti del tutto nuove e originali. L’Ultima cena, immaginata ai giorni nostri, vede gli apostoli forniti tutti di smartphone. C’è chi fa selfie, chi dirette, qualcuno altro risponde ai messaggi. Giuda, con l’immagine di Gesù come blocco schermo, nasconde un pugnale in mano. «Sono più interessato alla storia dell’arte che alla religione – spiega Veneziano – Il mio problema maggiore è che il 90 per cento della produzione artistica del passato è costituito da rappresentazioni religiose e quindi, volente o nolente, ne faccio uso. La mia reinterpretazione è, in realtà un tributo all’opera e al suo autore. Un modo personale per farla rivivere nel nostro tempo».

In un equilibrio tra passato e presente, cultura e cronaca, il sacro sconfina nel blasfemo. Gesù in croce indossa un paio di slip leopardati, marchiati “Dolce e Gabbana”, e al posto di “INRI” spunta la sigla “LGBT” che sta per “lesbiche, gay, bisessuali e transgender”. «Il fatto che un mio lavoro possa essere discutibile o irritante è un segnale positivo – continua Veneziano – altrimenti non fornirebbe argomenti su cui riflettere. Spesso mi chiedo se un’opera possa offendere la moralità di qualcuno. Ma il territorio dell’arte è anche il luogo delle scelte radicali che forzano i confini stabiliti»

Papa Francesco, divertito, corre su uno skateboard e Gesù viene sorretto dai palloncini di “Up”.  Putin fa il dito medio e Berlusconi indossa un’aureola dentro la quale sono ben visibili le diverse posizioni del kamasutra. «Le mie opere raccontano un po’ il mio modo di reagire a fatti che possono avere una valenza sociale, ma anche di cronaca e di evasione - spiega l’artista - È la mia visione sul mondo, sulla società, il mio punto di vista. A volte critico, a volte celebrativo».

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