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8 marzo, migliaia di palermitane invadono la città
Corteo in centro: bruciata una bandiera della Lega

L'azione simbolica, spiegano le attiviste dell'assemblea contro la violenza maschile sulle donne, intende manifestare l'assoluto dissenso nei confronti del Ddl Pillon, disegno di legge sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido. Video

Stefania Brusca

Oggi, 8 marzo, anche a Palermo è sciopero femminista. Per le strade del centro sfila un corteo di circa tremila persone, non solo donne, che si battono contro la violenza di genere. L'iniziativa è stata organizzata per l'occasione da Non Una di Meno Palermo, costituita da poco nel capoluogo regionale. Una manifestazione che chiude la giornata di mobilitazione iniziata questa mattina con un presidio simbolico sotto la sede di Repubblica, «contro la narrazione sessista delle violenze di genere da parte di tutti i media», dicono le organizzatrici.

«A casa, a lavoro oggi non ci stiamo. Scioperiamo! Scioperiamo!» è uno dei cori intonati a squarciagola dalle donne dietro lo striscione su cui campeggia la scritta Sciopero globale femminista. E ancora sui cartelli si legge: «Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano», «La 194 non si tocca». Tra le varie scritte c'è anche «Lega Salvini e lascialo legato» e proprio quando il corteo è arrivato in via Maqueda, all'altezza della via Bandiera, le attiviste dell'Assemblea contro la violenza maschile sulle donne hanno bruciato una bandiera della Lega. «L'azione simbolica intende manifestare l'assoluto dissenso nei confronti del Ddl Pillon - spiegano dal corteo - disegno di legge sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori che riporta la condizione femminile indietro di millenni; delle derive razziste, xenofobe e securitarie delle politiche di governo che vengono affermate e legittimate da chi sta al potere attraverso la strumentalizzazione dei corpi delle donne e della violenza di genere». Le studentesse medie e universitarie dell'Assemblea contro la violenza maschile sulle donne hanno portato il proprio contributo al corteo con un nutrito spezzone dietro uno striscione su cui è leggibile un chiaro messaggio, «Vogliamo donne libere e non principesse sottomesse». 

«Esigiamo un cambiamento sociale e culturale che smascheri e scardini le dinamiche patriarcali della nostra società, redistribuisca il lavoro di cura, ripristini il welfare e garantisca la libertà di movimento - afferma Claudia Borgia di Non Una di Meno Palermo -.Rivendichiamo la libertà di decidere sulle nostre vite, libere dai ruoli di genere che sin da bambine ci vengono imposti. Esigiamo un reddito universale che ci liberi dalle disparità di trattamento salariale, dalle forme di lavoro non retribuito e dalla precarietà. Pensiamo che contro la violenza di genere variamente perpetrata da questa società patriarcale e neoliberale, lo sciopero femminista sia la risposta». Il prossimo appuntamento cittadino. Una assemblea in cui si discuterà sul il lavoro svolto finora e sulle nuove tappe del percorso di lotta.

Aggiornamento 9 marzo

«Il fatto che durante la manifestazione dell'otto marzo alcune ragazze abbiano bruciato la bandiera della Lega, è triste per le ragazze che hanno compiuto il gesto. Ognuno è libero di esprimere il proprio consenso o dissenso rispetto alle posizioni politiche della Lega o di qualsiasi partito, ma bruciarne il simbolo evoca tempi bui che nessuno di noi si augura. È un fatto ancora più grave considerando che la Lega è oggi il principale partito italiano e quel gesto è quindi un'offesa per milioni di elettori e militanti». Lo ha dichiarato Tony Rizzotto, deputato regionale della Lega a Palazzo dei Normanni.

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