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Viene violentata dal padre perché lesbica
Palermo Pride: «È necessario schierarsi»

I soprusi ai danni di una giovane del Palermitano da parte della propria famiglia sono cominciati quando lei aveva appena 15 anni. Ora il gup di Termini Imerese ha accolto la sua istanza di costituzione di parte civile contro i genitori. Boldrini: «Vai fino in fondo»

Redazione

Foto di: Fondazione Con il Sud

Foto di: Fondazione Con il Sud

«Meglio una figlia morta che lesbica». È la terribile frase che una giovane del palermitano si è sentita rivolgere più volte dai propri genitori. Ed è la concezione attorno alla quale si è una mossa una lunga storia di soprusi e violenze ai danni di una giovane del Palermitano. La ragazza, ora una piccola adulta, ha denunciato tutto nel 2016. E coraggiosamente si è costituita parte civile contro i genitori. Ai quali la procura di Termini Imerese, attraverso la pm Annadomenica Gallucci, contesta reati di maltrattamenti, violenza sessuale e atti persecutori. Il gup Michele Guarnotta stamane ha accolto l'istanza di costituzione di parte civile presentata dal legale della ragazza, l'avvocato Giuseppe Bruno. Il padre e la madre hanno sempre negato le accuse.

Un'incredibile vicenda che è stata resa nota oggi dal quotidiano Repubblica. La ragazza, che adesso ha 23 anni, è stata da tempo allontanata dalla famiglia. Ma non è sola: ad assicurarlo è il Coordinamento Palermo Pride, che da anni organizza nel capoluogo siciliano uno dei più affollati cortei d'Italia a sostegno delle rivendicazioni della comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). «Apprendere dell'abominevole vicenda della giovane palermitana è stato un brusco risveglio - si legge sulla pagina Facebook del Palermo Pride - Riteniamo questa storia, che pare un terribile rigurgito del passato ma che invece accade oggi, un chiaro sintomo del polso del Paese, un Paese che persevera nel negare diritti e accoglienza e che permette abusi, violenze e discriminazioni, perfino tra le mura domestiche, nella totale assenza di politiche di tutela. La storia di coraggio di Francesca (il nome è di fantasia ... ndr) è una storia dell'orrore con un epilogo positivo ma deve imporre una riflessione ai vertici del Governo e ai cittadini di tutta Italia: la strada per il riconoscimento della felicità di ognuno è ancora lunga ed è necessario schierarsi. Chi ritiene che gli eventi, gli incontri e i cortei del Pride non servano prenda immediatamente coscienza del tempo in cui viviamo. Chi ascolta, vede o percepisce comportamenti discriminatori denunci e chi assiste a casi di violenza si ribelli e tenda la mano a difesa di chi è in difficoltà e in pericolo. Le porte del Palermo Pride sono e restano aperte, oggi più che mai».

E la terribile storia dal capoluogo siciliano, con le violenze cominciate a 15 anni e che hanno visto tra gli episodi anche lo stupro da parte del padre («tu queste cose devi guardare, non le donne») si è propagata in tutta Italia. Alla giovane vittima è arrivata, tra le altre, anche la solidarietà dell'ex presidentessa della Camera Laura Boldrini. «Vai fino in fondo, io sono al tuo fianco - scrive su twitter l'attuale parlamentare Leu - Fallo anche per tutte le persone che si trovano nella tua stessa condizione, non si può soffrire per voler essere se stesse».

«Ad oggi disponiamo della stessa documentazione con quale ben due giudici hanno deciso di rimettere e mantenere in libertà i miei assistiti - dice l'avvocato Giuseppe Mancuso Marcello che assiste la coppia di genitori denunciata dalla figlia - Il padre è accusato anche di violenza sessuale nei confronti della figlia, uno è il gip che aveva disposto la custodia in carcere che li ha immediatamente rimessi in libertà dopo l'interrogatorio di garanzia. Decisione confermata dal tribunale della libertà di Palermo che ha rigettato l'appello della procura contro l'ordinanza di scarcerazione. La vicenda è tutt'altro che definita - aggiunge - Abbiamo avuto una richiesta di rinvio a giudizio del pm del Tribunale di Termini Imerese lo scorso 2 gennaio. In questa fase siamo ancora nel corso dell'udienza preliminare. Più volte e davanti a diversi giudici e' stata confermata la tesi difensiva - conclude l'avvocato - relativa dell'inattendibilità della persona offesa e l'assenza di elementi certi in relazione alla responsabilità penale per gli imputati per i gravissimi fatti di cui sono accusati».

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