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La rivolta del Pd di Capaci nel giorno delle Primarie
Si dimette il segretario del circolo: «Delegittimati»

La scelta di allestire i gazebo a Carini ha scatenato i malumori. I sindaci del palermitano hanno firmato un documento congiunto, mentre l'ex presidente della provincia Pietro Puccio ha comunicato l'astensione. Roccalumera: «L'alternativa non si costruisce escludendo gli altri»

Andrea Turco

Quanto è grande la distanza del Partito Democratico dai territori? Almeno 10 chilometri, quelli che separano Capaci da Carini. Nonostante i ripetuti appelli i vertici del Pd hanno scelto, nel giorno delle votazioni che condurranno alle elezioni del segretario nazionale, che gli elettori e simpatizzanti del partito a Capaci dovranno votare a Carini. Una scelta non digerita dalla base del palermitano e che ha portato alle clamorose dimissioni del segretario locale Salvatore Roccalumera, in quella che doveva essere «una festa di democrazia». Anche il sindaco di Carini Pietro Puccio (in passato presidente della provincia) ha preferito disertare i gazebo. 

Mentre i primi cittadini e i segretari delle città vicine - oltre a Capaci ci sono i Comuni di Ciminna, Petralia Sottana, Lascari, Villabate, Santa Flavia, Casteldaccia, Bolognetta  - hanno firmato un documento in cui affermano che « è inammissibile non allestire gazebo nei comuni a guida Pd, soltanto perché gli amministratori sono a favore a Zingaretti». Una vera e propria ribellione interna, insomma, che sconquassa ulteriormente un partito ancora in difficoltà dopo la batosta elettorale di un anno fa alle Politiche e le discusse elezioni a segretario regionale di Davide Faraone

«Una scelta incomprensibile - commenta il dimissionario Roccalumera - anche alla luce del fatto che il seggio più vicino è quello di Isola delle Femmine e non quello di Carini. Da sempre il nostro territorio ha contribuito attivamente alla vita del Pd e oggi voleva dare un segnale forte contro i populisti-razzisti che in questi mesi stanno spargendo odio. La vicinanza di queste persone per noi è determinante per la buona riuscita delle battaglie che ogni giorno portiamo avanti, rivendicazioni che chi ha governato il Pd in questi anni ha sempre ignorato. Ma nonostante tutto siamo riusciti ugualmente a non consegnare il Paese alla destra, e abbiamo intrapreso un percorso di buona amministrazione che vede coinvolti tantissimi giovani che attraverso l’inclusione politica, umana e civica si sono trasformati in classe dirigente. Per questo non posso starmene con le mani in mano e subire una scelta che può essere giustificata solamente nel fatto che i risultati che spesso il Comune di Capaci ha offerto nelle passate primarie non sono stati di gradimento di chi oggi occupa i vertici del partito».

E mentre il reggente Maurizio Martina continua a dichiarare ai microfoni che «oggi è il giorno della riscossa democratica», c'è chi invece sceglie di guastare la festa. E viene dall'interno. «Abbiamo aspettato una risposta che non abbiamo mai ricevuto - dice ancora Roccalumera - Fino a venerdì ci siamo resi disponibili per allestire i gazebo. Ci hanno completamente ignorato. Secondo noi non c'è nessuna logica tecnica in questa assenza di risposte. Fino a questa mattina confusione totale, noi in ogni caso abbiamo invitato gli elettori a recarsi a Carini». E l'amarezza interna giunge anche perché il Pd continua ad annaspare, proprio mentre il governo Lega-5stelle continua a registrare segnali di difficoltà. Sui quali però il partito democratico non si inserisce, dilaniato ancora una volta da faide interne. 

«L'alternativa non si costruisce escludendo gli altri per voler vincere a tutti i costi - osserva Roccalumera -: non diventi forza alternativa di governo in questo modo, ma diventi un partito in cui prendi esclusivamente la maggioranza per occupare delle poltrone. Anche perché non ci sono vere proposte politiche da parte dei candidati alla segreteria. L'obiettivo è delegittimare tutti, soprattutto in Sicilia. Ed è contraddittorio che uno dei pochi Comuni che ha vinto le elezioni in provincia, anche se non direttamente con il simbolo ma con una lista unitaria di centrosinistra, venga poi penalizzato. Cosi' si delegittima anche chi governa».

Intanto all'interno del Pd continuano a volare i coltelli. «Vengo chiamato in causa dal sindaco di Capaci, Pietro Puccio - dice Antonio Rubino, della segreteria regionale del Pd - per una storia che riguarda il gazebo di quel Comune del quale, sinceramente, non so parlare non essendo componente della commissione di Palermo. Tuttavia, come è mio costume, non starò in silenzio di fronte all'ennesima aggressione verbale da parte dei zingarettiani. Ricordo bene, infatti, che durante le amministrative di Capaci l'attuale primo cittadino ha accuratamente evitato che qualsiasi esponente del Pd mettesse piede in quel Comune - aggiunge - per non etichettarsi salvo scoprire oggi un senso di appartenenza che non gli conoscevo. Sarebbe intellettualmente più onesto dire la verità e cioè che la sua area, quella legata ad Antonello Cracolici (deputato regionale del Pd, ndr), gli ha chiesto di aprire la polemica sfruttando strumentalmente il nome del Comune che amministra. Ognuno è libero di fare ciò che pensa, ma arrivare a questo degrado politico, esponendo un'intera comunità a biechi interessi di corrente, è semplicemente vergognoso». 

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