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Al Museo Riso si sogna con la prima Casa delle farfalle
Tusa: «Altro che luogo polveroso, qui si crea la cultura»

È una piccola serra con 35 gradi e un livello di umidità elevato, un microcosmo che ti aliena da tutto il resto. Soprattutto se tra una pianta e l’altra, passando anche per il tuo braccio, volano attorno a te circa 300 farfalle. «Bellezza della natura e dell’arte insieme»

Silvia Buffa

Foto di: silvia buffa

Foto di: silvia buffa

«Un museo vivo». Non c’è descrizione migliore di quella regalata dall’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa per descrivere quello che da oggi fino a metà giugno sarà Palazzo Riso, in corso Vittorio Emanuele, che ospiterà per cinque mesi la Casa delle farfalle, la prima a Palermo. L’idea si deve al ragusano Enzo Scarso, che si è lasciato ispirare da un evento simile allestito a Roma anni fa: «Attraverso un progetto finanziato da Enel, Thè con le farfalle, si poteva proprio bere il thè all’interno dei saloni di Villa Borghese con le farfalle che svolazzavano tutt’attorno. Da lì ho pensato…”se è possibile far volare le farfalle tra quei saloni, perché non è possibile farle volare anche qui nella nostra calda e luminosa Sicilia?” - racconta a MeridioNews -. Quindi abbiamo realizzato questa struttura, una serra con piante tropicali, a Modica all’interno del patio di Palazzo San Domenico nel 2011. Poi abbiamo ripreso questa esperienza, sempre a Modica, nel 2016 e nel 2017. La gente veniva da tutte le parti, portandosi dietro sempre la stessa richiesta: “perché non venite voi a trovarci?” E da lì il progetto è diventato a tutti gli effetti itinerante, passando da Siracusa, con un allestimento a palazzo Artemision a Ortigia, fino a Palermo».

L’iniziativa si rivolge a tutti, soprattutto agli studenti delle scuole, alcuni di questi coinvolti in prima persona con i progetti di alternanza scuola-lavoro. A guidare i visitatori fino alla serra, infatti, saranno gli alunni del Regina Margherita. Dopo una breve passarella di legno, per accedere alla casa basta oltrepassare una spessa tenda di plastica, oltre la quale si rivela un mondo che sembra incantato, da sogno. Un mondo fatto di altissime temperature, livelli di umidità importanti e acqua vaporizzata che cade dal soffitto, mentre tutt’attorno a volare da una pianta all’altra, magari rimbalzando sulle persone, ci sono centinaia di farfalle. Per l’esattezza si tratta di 25 specie diverse, per circa 200-300 esemplari, che prima di arrivare nella loro casa artificiale hanno affrontato un bel viaggio dal sud-est asiatico al Messico, per poi essere spedite dalle cosiddette fattorie di farfalle. «Quello che noi facciamo è comprare le crisalidi, non riusciamo ad allevarle tutte, chiaramente ci vogliono dei tempi per riavere di nuovo una data farfalla, da uovo a farfalla possono passare anche più di due mesi. Quindi per praticità e per avere una variabilità genetica alta ordiniamo le crisalidi dai paesi di origine», ci racconta Antonio Bruno, curatore della casa delle farfalle di Viagrande, nel Catanese, prestato a Palermo per l’occasione.

Uno dei principali paesi che riceve richieste di acquisto di farfalle è il Costa Rica: «Lì il governo paga i costaricani per smettere di disboscare e allevare farfalle, proteggendo così la biodiversità del loro ambiente. E in più ricevono un secondo finanziamento da noi, che appunto compriamo le crisalidi. Quindi la gente è incentivata a proteggere l’ambiente - spiega il curatore -. Il Costa Rica in pochissimo tempo è diventato uno Stato talmente ricco che si sono permessi di togliersi l’esercito. Tutti i soldi che prima erano destinati all’abito militare adesso sono invece destinati alla protezione ambientale. Proprio un bell’esempio da seguire». Le crisalidi vengono spedite principalmente dal Sud America, ma anche dalle Filippine. Ma prima di approdare nel paese di destinazione si fermano in Inghilterra, dove c'è un primo centro di raccolta delle crisalidi. È da lì che successivamente vengono spedite in tutte le case delle farfalle presenti in Italia e in Europa. Palermo non ne ha ancora una permanente tutta sua, ma sembra stia già rispondendo con molto interesse ed entusiasmo al primo allestimento temporaneo.

«Siamo abituati alle nostre farfalle che vanno subito via appena ci avviciniamo, perché legate a un ambiente di prateria - dice ancora l’esperto, Antonio Bruno -, mentre invece le farfalle tropicali, vivendo all’interno delle foreste, che sono fittissime, son più tranquille perché abituate ad avere molto meno spazio per muoversi e quindi fanno questi piccoli voletti». Non sono solo i colori, le forme e le dimensione a incantare di questa serra magica, ma anche la naturalezza con cui questi delicatissimi animali svolazzano fra le persone che li ammirano col naso all’insù. Almeno fino a che non se ne poggia una sul braccio o sulla testa, potendole quindi osservare, sempre con cautela, da una prospettiva decisamente privilegiata. «Ricordo quando per la prima volta mi è stata proposta questa iniziativa - commenta l’assessore Tusa, presente al taglio del nastro -. Che ha acceso in me due ricordi: uno legato alla fanciullezza e a un'immagine di libertà, bellezza e felicità. Un altro legato ai miei tanti viaggi, come quello in Kenya, dove queste iniziative vengono usate dalle realtà religiose per arginare le devianze giovanili».

Iniziative, insomma, in grado di riportarci ai momenti più felici della nostra vita, e che ci fanno comprendere che è possibile «imparare la bellezza della biodiversità divertendoci. La garanzia della nostra sopravvivenza è data anche e soprattutto dalla presenza di questi esseri viventi, indicatori di un ambiente sano», sottolinea Tusa. Secondo il quale, inoltre, l’accostamento di una serra delle farfalle a un museo è stato felice e ben ragionato: «È una collocazione comprensibile, perché coniuga la bellezza della natura alla bellezza dell’arte - spiega -. Lo scopo è quello di attrarre e di educare il pubblico, e far sì che il museo non sia visto solo come un luogo statico e polveroso, ma vivo, un posto dove si produce cultura. Sono sicuro che sarà un successo di pubblico e critica, e mi auguro che si possano ripetere in futuro». Entusiasmo anche nelle parole di un’altra protagonista che ha reso possibile questa prima volta palermitana, Patrizia Valeria Li Vigni, direttrice del polo museale, sempre più decisa a restituire alla città «un museo che si apre sempre di più al territorio». «Per noi questa è stata una sfida meravigliosa - commenta la direttrice -, ci ha dato la possibilità di segnalare anche le strepitose collezioni entomologiche custodite a Palazzo D’Aumale, il Museo regionale di Terrasini, salvate dalla Regione negli anni ‘70. E ancora la collezione Maugeri di farfalle esotiche che vengono dal sud America. Ci siamo avvalsi anche del prezioso contributo dell’artista Giovanni Lo Verso, che realizzerà queste farfalle in ceramica in un laboratorio, dando la possibilità ai partecipanti di dipingerle. Questo è il bello di mettersi insieme e collaborare».

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