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Bagheria, monito del sindaco a denunciare le estorsioni
Cittadini: «Meno tasse e rifiuti». Cinque: «Nessun alibi»

C'è chi ha replicato all’appello del primo cittadino sottolineando la scarsa presenza di servizi sul territorio, dall’illuminazione alla manutenzione stradale. Ma nel concreto gli effetti sembrano esserci già stati: «Qualcuno si è davvero sentito meno solo»

Silvia Buffa

«Pagare il pizzo, oltre che favoreggiare la mafia, è irragionevole. Se denunciate li estirperemo». È un messaggio chiaro e diretto quello che il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque ha lanciato ieri mattina sui social, rivolgendosi anche attraverso la rete ai suoi concittadini. «Si stanno facendo più frequenti nelle ultime settimane le richieste estorsive nei confronti di attività del territorio. Invito tutti, commercianti in primis, a denunciare - scrive -. Se pagate gli consegnerete il vostro futuro e quello della nostra comunità. Se vengono per conto dei boss locali Scaduto, Testa, Di Salvo, e altri, un calcio in culo e denunciateli». Difficile obiettare a un appello di questo tipo. Eppure non sono mancate reazioni contrarie e contrastanti. «A Bagheria le strade sono piene di buche e prive di manutenzione, i semafori non funzionano, in certi quartieri l’illuminazione non è mai esistita nonostante siano molto abitati , mentre ad Aspra il passamano del lungomare è tutto ossidato e cade a pezzi, ma lei giustamente si va a cancellare la scritta», replica per esempio Alessandro. Mentre altri naviganti esordiscono rinfacciando l’aumento della tassa sui rifiuti, a dispetto di una differenziata ormai entrata a regime, e le soste a pagamento, un «pizzo legalizzato» secondo alcuni. Per altri ancora «il pizzo lo levi non con le denunce ma offrendo l'opportunità di tanto onesto lavoro».

«Non esistono alibi - risponde il primo cittadino -, in questi casi li cerca soltanto chi potrebbe avere il carbone bagnato o ha interesse a giustificare questo fenomeno o chi non lo ritiene prioritario». Ma a sentire lui togliere un sacchetto di rifiuti è ben altra cosa, «non ci vuole niente»; rispetto a tentare di estirpare un fenomeno come la mafia, per cui «invece ci vogliono anni e anni, è un processo culturale». È convinto, quindi, che focalizzare l'attenzione su questo tema sia fondamentale «perché quando un tessuto economico decide di pagare la mafia, in realtà sta facendo anche una scelta sul futuro di quella comunità, si rende schiava nel tempo di questa organizzazione, che è quello che è successo in passato». Giusto, quindi, per il sindaco Cinque sfruttare ogni occasione e ogni strumento per rimarcare l’urgenza e la necessità di una riflessione sul tema mafia, a dispetto anche di un recente passato che a Bagheria lascia una ferita ancora aperta. «Io ho solo lanciato un monito, soprattutto agli imprenditori, per non farli sentire soli, qualora abbiano il dubbio che lo Stato non ci sia o che non ci siano alternative al pagamento».

Un appello che nasce soprattutto dai riscontri degli ultimi mesi: «Ho avuto purtroppo il sentore di episodi estorsivi, diciamo che mi sono arrivate delle voci - spiega -. Non so perché la gente non si faccia avanti, non so se è per timore o altre ragioni, io non ci sono mai passato e quindi non so cosa possa passare nella testa dell'imprenditore», ammette. Ci sono degli imprenditori e dei commercianti che si sono rivolte alle autorità, che la testa non l’hanno chinata, ma c’è anche, ancora oggi, chi non denuncia nessuna richiesta ricevuta. «So per certo che non tutti lo fanno. E questo non lo sto inventando io, a breve usciranno i risultati di svariate indagini condotte sul territorio - anticipa infatti -. Sicuramente la mafia non è forte come prima, però l'attività di estorsione e di racket resta quella principale e continua a essere svolta, anche adesso. Penso che se un sindaco ha sentore di questo fenomeno nel proprio territorio deve alzare la mano e lanciare un monito, perché chi decide di pagare non fa una scelta solo personale ma collettiva, che ha ricadute su tutta la nostra comunità».

«Su Facebook c'è troppa gente che semplifica», torna a dire, rispetto ai commenti raccolti dal suo post-appello. «Quando le interazioni avvengono di persona la gente non contrappone argomenti stupidi contro uno così importante. E poi siamo in campagna elettorale e quindi qualcuno pensa che io possa usare di proposito certi argomenti. Non è così, anzi, ben venga, che se ne parli, penso che un imprenditore nel nostro territorio debba sapere che oltre alla forze dell'ordine c'è un’amministrazione che non abbandona chi sceglie coraggiosamente di denunciare». Fondamentale è sforzarsi di mettersi nei panni di chi subisce intimidazioni e richieste dalla mafia. Atteggiamento che potrebbe scongiurare l’isolamento in cui spesso le vittime si ritrovano. Ma intanto il monito di Cinque sembra già aver seminato bene. «Da quando ho pubblicato quel post ho notato che qualcuno si è sentito davvero meno solo - rivela -. Ogni impresa è un'isola e ha un suo sistema, lo Stato può quindi essere percepito come distante ma invece deve essere percepito come compagno. Non ci saranno certo più le attività di estorsione del passato, ma cambia poco. C'è il figlio del boss Testa che gira e chiede il pizzo, la stessa cosa la fa il nipote del boss Di Salvo che dice che lo manda lo zio...Non si possono ascoltare queste cose e stare zitti, mi pare abbastanza semplice».

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