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Bellusci, sfogo contro pubblico e società
«Fischi? Siamo soli e senza garanzie»

Al termine della gara pareggiata in casa con il Foggia, il difensore rosanero ha espresso con veemenza la propria rabbia e la propria amarezza per l'insofferenza dei tifosi al triplice fischio finale e, contestualmente, ha puntato il dito contro la nuova proprietà

Antonio La Rosa

Foto di: Zimbio

Foto di: Zimbio

La grinta che di solito contraddistingue le sue prestazioni l’ha mostrata anche in mixed-zone dopo la partita casalinga pareggiata 0-0 con il Foggia. È un fiume in piena Giuseppe Bellusci, protagonista nel post-gara di un duro sfogo nei confronti dei tifosi che hanno fischiato la squadra al termine del match e anche nei confronti della società. Le parole al vetriolo pronunciate dal difensore rosanero confermano che le incertezze e il caos sul fronte societario stanno condizionando lo spogliatoio dal punto di vista psicologico: «Mi assumo tutte le responsabilità di quello che ho fatto – ha esordito Bellusci riferendosi al gesto di stizza rivolto al pubblico presente in tribuna subito dopo la fine dell’incontro - chiedo scusa per i modi che ho avuto ma non per il pensiero. Non possiamo essere fischiati oggi. Non sappiamo in che mani siamo, siamo una squadra mentalmente fragile per tutte le circostanze societarie, non abbiamo garanzie di nessun tipo. Ci sono solo il direttore Foschi e l’allenatore Stellone che ci stanno proteggendo da tutto e da tutti. Siamo soli e io onestamente dopo una prestazione del genere mi sarei aspettato un’altra reazione da parte della gente».

I fischi dei pochi sostenitori presenti sugli spalti hanno ferito il difensore calabrese: «Tolti gli ultimi dieci minuti nei quali abbiamo rischiato di perdere – sottolinea con veemenza - se analizziamo gli altri ottanta, tutti i giocatori meritano i complimenti. Siamo stati 75 minuti nella metà campo avversaria, abbiamo creato diciotto occasioni da gol. Posso chiedere scusa per i modi che ho avuto, ribadisco, ma non per il pensiero. Ci dovete aiutare – ha aggiunto a voce alta facendo una sorta di appello alla tifoseria ma anche alla stampa - siamo soli e se ci abbandonate facciamo ancora più fatica. Dobbiamo essere uniti tutti, non si può fischiare una squadra in questo momento. Ci potete fischiare per la prova offerta nella sfida a Cremona, gara che abbiamo steccato mentalmente, tatticamente e tecnicamente, ci potete fischiare per i 60 minuti del match con la Salernitana ma oggi (ieri, ndr) non lo tollero. Abbiamo dato tutto: quattro hanno avuto i crampi, ogni giocatore avrà percorso dodici chilometri. Questo significa amor proprio e voglia di vincere le partite anche se non c’è una garanzia».

In tribuna ha visto la partita anche l’amministratore delegato Facile che, peraltro, oggi avrà un incontro con il ds Foschi nel corso del quale si deciderà il futuro dell’attuale direttore dell’area tecnica. «I segnali che provengono da Facile? Bisogna aspettare il 15 per gli stipendi ma non è vero che mentalmente la situazione si risolverà con il pagamento degli stipendi. Non è così. Non mi interessa se mi arriva lo stipendio il 15. Conta il futuro, la prospettiva. E in questo momento qual è la prospettiva? Che futuro c’è e di chi siamo? Abbiamo dato un segnale di squadra vera, siamo con l’allenatore e il direttore e abbiamo risposto sul campo. Se sblocchiamo questa partita vinciamo 5-0, abbiamo surclassato gli avversari per 80 minuti, che dobbiamo dire? Se il problema sono io non c’è problema. Bellusci va a casa e lo fa a testa alta, con dignità come sempre. Io ci metto la faccia e il cuore. Io voglio vincere il campionato, voglio ottenere quella serie A che ho perso l’anno scorso e che provano a farmi perdere ancora. Dobbiamo stare tutti uniti – ha concluso - ci dovete dare una mano, anche voi (giornalisti, ndr). Dovete essere 40 mila (il messaggio è rivolto alla tifoseria in questo caso, ndr), insieme. Per la serie A».

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